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14 dicembre 2018

Ucraina: un colpo d’occhio alla Russia e all’Occidente | Ucraina


Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, l’Ucraina e la Russia hanno sempre manifestato penose relazioni, ma le loro divergenze sono sempre apparse largamente gestibili. Lo status è cambiato nel 2014, quando il Cremlino ha usato la forza militare per appropriarsi illegalmente della Crimea e poi ha stimolato e sostenuto il separatismo armato nella regione orientale ucraina del Donbas. Di conseguenza, in Ucraina gli atteggiamenti verso la Russia si sono irrigiditi in misura considerevole e sono aumentate le lamentele delle istituzioni occidentali, come l’Unione europea e la NATO.

Un rapporto difficile: la Russia
La disgregazione dell’Unione Sovietica nel 1991 ha lasciato la nuova Ucraina indipendente con una serie di difficili incertezze nei suoi rapporti con la Russia: (i) il destino dei sistemi di armi nucleari sovietiche in Ucraina, (ii) divisione della flotta del Mar Nero, (iii) forniture energetiche e altri debiti, e (iv) la Crimea, che era stata trasferita dalla Repubblica socialista federativa sovietica russa alla Repubblica socialista sovietica ucraina nel 1954.

Con l’aiuto degli Stati Uniti, l’Ucraina e la Russia hanno trovato un accordo sull’eliminazione delle armi nucleari. Kyiv e Mosca hanno stabilito separatamente un accordo per la divisione delle navi della flotta del Mar Nero, e l’Ucraina ha permesso alla Russia di usare i porti e altre strutture in Crimea per le sue navi da guerra, un accordo che successivamente è stato esteso al 2047. Le due parti nel corso degli anni hanno spesso bisticciato, hanno risolto le loro divergenze e i debiti, per poi ricrearli l’anno successivo, accumulavano debiti l’un l’altro, ma alla fine, di solito, hanno sempre trovato una soluzione.

Per quanto riguarda la Crimea, l’unica regione ucraina in cui c’era una maggioranza di popolazione di russi etnici, sono sempre emerse periodiche tensioni; ma il governo russo negli anni ’90 e ‘2000 ha generalmente sempre rispettato l’accordo raggiunto con i nuovi stati indipendenti quando si era disgregata l’Unione Sovietica: i nuovi-stati erano stati riconosciuti all’interno dei loro confini dell’epoca, cioè la Crimea era parte dell’Ucraina.

Il 2014 ha segnato una svolta nei rapporti tra i due stati. Dopo la rivoluzione della Dignità e la fuga da Kyiv – e dall’Ucraina – dell’allora presidente Viktor Yanukovych, i soldati russi senza segni identificativi si sono impadroniti dei centri di comando della Crimea, e nel giro di una settimana si sono impossessati della penisola. Nel giro di tre settimane, dopo un referendum totalmente finto, la Russia ha illegalmente annesso la Repubblica autonoma ucraina.

Diverse settimane dopo, nel Donbas la Russia ha attivato i “separatisti armati”. Questi, con il pieno appoggio di Mosca, hanno ricevuto leadership, finanziamenti, armi pesanti, munizioni e, a volte, unità regolari dell’esercito russo. In effetti, i combattimenti nel Donbas sono più correttamente descritti come un conflitto tra Ucraina e Russia.
La cancelliera tedesca Angela Merkel e l’allora presidente francese François Hollande, nel febbraio 2015 hanno mediato un accordo (un accordo denominato Minsk II) tra il presidente ucraino Petro Poroshenko e il presidente russo Vladimir Putin. Le disposizioni iniziali richiedevano un cessate il fuoco e il ritiro delle armi pesanti dalla linea di contatto, ma questi obiettivi non sono mai stati raggiunti. La maggior parte degli osservatori (OSCE) attribuisce la colpa ai russi e ai combattenti separatisti. A quanto pare, come mezzo per indebolire e destabilizzare il governo di Kyiv, al fine di ostacolare i suoi sforzi per costruire uno stato ucraino di successo e attuare il suo accordo di associazione con l’Unione europea, il Cremlino preferisce continuare nel Donbas un conflitto caldo.

L’Ucraina ora è in conflitto con la Russia da oltre tre anni, e, mentre il sequestro della Crimea è stato relativamente esangue, ci sono circa 10.200 morti in Ucraina orientale, senza contare un numero imprecisato di personale militare russo.

Irrigidimento comportamentale
Uno dei risultati del conflitto in corso è la contrazione degli atteggiamenti tra la popolazione ucraina nei confronti della Russia e dei russi. Quando l’Ucraina riacquistò per la prima volta la propria indipendenza all’inizio degli anni ’90, alcuni nazionalisti avevano opinioni fortemente anti-russe, ma costituivano una piccola minoranza. La grande maggioranza degli ucraini generalmente andava d’accordo con la Russia: molti parlavano russo come prima lingua e avevano famiglia e / o amici in Russia.

L’aggressione della Russia ha fatto cambiare i vincoli in modo drammatico. Dal 2014, ha preso piede un’identità nazionale ucraina che include un forte animus anti-russo. In un sondaggio d’opinione pubblica di aprile 2017 condotto da Rating Group in Ucraina, il 57% degli ucraini intervistati ha espresso un atteggiamento molto freddo o freddo nei confronti della Russia, contro il solo 17% che ha espresso un atteggiamento molto caloroso o caloroso.

Se nei territori occupati dalle forze ibride russe nel Donbas dovesse prendere piede un cessate il fuoco, l’indurimento del sentimento anti-russo potrebbe rendere più difficile l’attuazione delle disposizioni politiche di Minsk II. Ad esempio, Poroshenko ha concordato a Minsk II un emendamento costituzionale sul decentramento di alcune autorità politiche; ma a due anni e mezzo dalla conclusione di Minsk II, e senza alcun cessate il fuoco, molti ucraini considerano il decentramento un’ingiustificata concessione ai russi e ai separatisti. Inoltre, non è chiaro se Poroshenko possa riuscire ad ottenere una maggioranza costituzionale in parlamento per approvare un tale emendamento.

La seduzione dell’Unione europea
Come è cresciuto il sentimento anti-russo, così è aumentata l’attrazione verso l’Occidente. L’Unione europea, con il suo fascino di prosperità economica e democrazia funzionante, ha da tempo attratto l’interesse di una parte considerevole della popolazione ucraina. L’attrattiva era aumentata quando la presidenza di Yanukovich nel 2010-2013 si era lanciata verso un maggiore autoritarismo. È stata la decisione di Yanukovich a non firmare l’accordo di associazione con l’Unione Europea che ha innescato le prime manifestazioni a Kyiv nel novembre 2013. Queste sono poi diventate una protesta sempre più ampia contro Yanukovich.

Dopo la rivoluzione Maidan e la scomparsa di Yanukovich, la Rada ha nominato in carica un presidente e un primo ministro ad interim. Questi hanno immediatamente chiarito che la priorità numero uno di politica estera del nuovo governo era di firmare l’accordo di associazione con l’UE, una priorità che aveva un ampio sostegno pubblico. Poroshenko ha firmato l’accordo di associazione il 27 giugno 2014 e ha avuto pieno effetto il 1° settembre 2017. Sebbene i leader dell’UE finora si siano rifiutati di dare all’Ucraina una prospettiva di adesione, il 53% degli ucraini intervistati nell’aprile 2017 è favorevole all’adesione all’Unione Europea, al contrario di qualsiasi altra unione economica internazionale.
Tra le altre cose, l’accordo contiene un accordo di libero scambio globale e approfondito che rafforzerà il commercio tra l’Ucraina e l’UE.

Se l’Ucraina attuerà pienamente l’accordo di associazione, adotterà molti standard politici ed economici dell’UE. E, mentre l’accordo non offre all’Ucraina nessuna prospettiva di adesione, la sua piena attuazione porterà l’Ucraina ad un punto in cui dovrà essere presa in considerazione.
La leadership e il pubblico ucraino hanno caldamente accolto l’idea di avvicinarsi all’Unione europea. Ora, una domanda chiave è: il governo può attuare l’accordo di associazione? Kyiv troverà un modo per persuadere i membri dell’UE che l’Ucraina merita una considerazione per l’adesione, nonostante la ferma opposizione di Mosca? Ciò potrebbe rivelarsi una proposta difficile, e sarebbe saggio per il governo di Kyiv moderare le aspettative del pubblico sulla futura adesione all’UE.

La NATO
Se fosse stato necessario, per trovare un accordo pacifico con Mosca, Poroshenko nella primavera 2014, ha indicato la sua disponibilità a mettere da parte la questione del piano d’azione per l’adesione alla NATO; ma nel tempo ha invertito la sua visione. A luglio di quest’anno, il presidente ha affermato che Kyiv avrebbe perseguito un piano d’azione per l’adesione ed ha espresso speranza che l’Ucraina sia in grado di soddisfare i criteri d’adesione alla NATO entro il 2020.

Gli ultimi tre anni, hanno anche visto crescere il sostegno pubblico ucraino per l’adesione alla NATO. Ad esempio, un sondaggio di aprile 2017 ha mostrato che il 46% degli ucraini preferisce aderire all’alleanza, a differenza del 27% che si è opposto all’adesione. Questo è il contrario dei risultati di un sondaggio del marzo 2014, in cui il 43% si opponeva all’adesione alla NATO, mentre solo il 34% era favorevole. Negli anni ’90 e ‘2000, il sostegno per l’appartenenza alla NATO è raramente arrivato, se mai lo ha fatto, al 25%. I valori rappresentano quasi certamente una reazione contraria all’aggressione della Russia.

All’interno della NATO c’è un debole sostegno per accettare l’Ucraina su una base associativa, però nel breve termine non è prevista l’adesione. Anche in questo caso, sarebbe saggio per il governo di Kyiv di non gonfiare le aspettative del pubblico. Ma l’Ucraina in ogni caso, con l’Alleanza può fare molto in termini di cooperazione pratica, comprese le misure che possono avvicinare il paese agli standard e ai valori della NATO.

Gli Stati Uniti
Mentre l’Unione europea offre una stretta attrattiva, il governo ucraino e molti ucraini vedono negli Stati Uniti il loro ​​principale partner di sicurezza. Alcuni criticano Washington per non aver fatto di più dopo che Mosca ha violato il Memorandum di Budapest del 1994, in cui Stati Uniti, Gran Bretagna e Russia hanno accettato di rispettare la sovranità, l’integrità territoriale e l’indipendenza dell’Ucraina e di non usare la forza contro l’Ucraina. Ma gli ucraini riconoscono il peso portato da Washington nel formulare una politica occidentale a sostegno dell’Ucraina, nonché il fatto che il governo degli Stati Uniti tende a prendere una visione più strategica dell’Ucraina e della sua situazione geopolitica rispetto alla maggior parte dei paesi europei.

Le elezioni presidenziali americane del novembre 2016 hanno sorpreso molti a Kyiv. Gli ucraini hanno seguito ansiosamente la candidatura di Donald Trump, incluso il suo desiderio, spesso dichiarato, di migliorare i rapporti con Putin e i suoi suggerimenti secondo cui gli Stati Uniti avrebbero potuto revocare le sanzioni contro la Russia e / o riconoscere l’illegale annessione della Crimea.

A otto mesi dall’inizio della presidenza Trump, tuttavia, l’Ucraina è stata rassicurata dalla politica degli Stati Uniti. I funzionari dell’amministrazione hanno dichiarato che gli Stati Uniti non accetteranno l’annessione della Crimea, e Washington ha mantenuto e persino rafforzato le sanzioni (Il Congresso, inoltre, ha promulgato una legislazione che limita a Trump la possibilità d’allentare le sanzioni sulla Russia). Il sottosegretario di Stato, Rex Tillerson e il segretario alla Difesa, James Mattis, hanno ambedue fatto visita a Kyiv e Trump ha ospitato Poroshenko prima del suo primo incontro con Putin.

Supponendo che il Presidente americano continui a seguire le raccomandazioni dei suoi consulenti senior, la politica degli Stati Uniti nei confronti dell’Ucraina dovrebbe mantenere una linea coerente. E le autorità ucraine, pur essendo diffidenti nei confronti di Trump, si abitueranno e accetteranno i suoi modi di operare.

Per il prossimo futuro i sentimenti ucraini rimarranno probabilmente gli stessi: proveranno ostilità nei confronti della Russia, cercheranno rapporti più stretti con l’Unione europea e la NATO e guarderanno agli Stati Uniti come il principale partner di sicurezza di Kyiv. Un cambiamento nella politica russa, che portasse ad una soluzione accettabile il conflitto nel Donbas, potrebbe alleviare alcuni sentimenti anti-russi; ma al momento il Cremlino non sembra interessato a un tale cambiamento. Anche allora, la Crimea resterà un importante ostacolo sulla strada verso qualsiasi tipo di normalizzazione tra Kyiv e Mosca.

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