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18 settembre 2018

Cosa desidera l’Ucraina? | Ucraina


La guerra in Ucraina per molti è diventata sinonimo di “processo di Minsk”, e questo oltre che essere scorretto è anche offensivo.

Qualche giorno fa, ho dovuto puntualizzare dei principi con degli amici italiani, perché seppur io non sia un ucraino, vivendo per lungo tempo in un paese se ne apprende la cultura, cambiano gli stessi atteggiamenti del corpo, e perché no, si comincia anche a ragionare e capire gli avvenimenti del paese ospitante con una certa criticità, ma anche simpatia. In pratica si arriva quasi ad essere un cane da tartufi, si scoprono e si percepiscono le cose ancora quando sono nascoste.

Loro, naturalmente si sono dichiarati disturbati dall’inferno di problemi che sta scatenando il conflitto russo-ucraino – sono giustamente preoccupati che se la situazione non dovesse venir risolta ci potrebbero essere problemi in tutta l’Unione europea; forse perché sono sotto pressione – una delle più potenti lobby filo-russa europee è in Italia – ma continuavano a ripetere: “L’Ucraina deve soddisfare gli accordi di Minsk ed essere più accomodante … l’Ucraina nel quadro del processo di Minsk non sta adempiendo nulla. L’Ucraina non è conforme se …”.

“Non posso tacere, in coscienza, non posso tacere”, aveva espresso papa Giovanni Paolo II mentre si trovava in ferie sulle Dolomiti nel 1992, per richiamare l’attenzione sulle guerre in Bosnia e Somalia. A lui, soffermandosi sul significato della formula papale “disarmare l’aggressore”, che aveva fatto tanto discutere l’opinione pubblica, ha fatto da eco il suo portavoce Joaquin Navarro Valls, “Non è un intervento aggressivo quello suggerito dal santo padre – ha puntualizzato il portavoce – se una persona è aggredita e corre un grave pericolo per colpa di un’altra persona, si può e si deve agire per disarmare l’aggressore. È una formula che va al di sopra di tutte le polemiche un po’ meschine, a volte politiche, e che si pone in una dimensione etica – ho ricordato ai miei amici – Secondo voi l’Ucraina dovrebbe adoperarsi per pacificare l’aggressore nel quadro degli accordi di Minsk?”.

“Per cui, sempre secondo il vostro ragionamento, è giusta la canzone che sbraita che l’Ucraina, difendendosi, non considera gli accordi di Minsk?”. “Non vi sembra di deformare i concetti?”.
“O per caso non è che oggi l’Ucraina ha capito che il mondo occidentale l’ha abbandonata nel momento più difficile della sua storia, mentre è sottoposta ad aggressione e annessione, nonostante avesse firmato il Memorandum di Budapest nel 1994? All’epoca Kyiv, nel quadro dell’accordo, in cambio della rinuncia alle armi nucleari, ha ottenuto una garanzia di indipendenza, sovranità e integrità territoriale da parte delle superpotenze”.

“Non si tratta di un rigoroso accordo diplomatico? [come molti sostengono]… Beh, allora, cosa rappresenta il famigerato accordo di Minsk – ha reso qualcuno ricco in Ucraina?
L’accordo di Minsk ha portato un unico successo: per l’Ucraina è stato un doloroso compromesso e un modo per fermare la fase attiva della guerra e gli spargimenti di sangue. Però, ha funzionato!”.

“Oggi è possibile risolvere la crisi attraverso il processo di Minsk? Per tante cose si dicano, io sostengo di no!”
“Il processo di Minsk è morto, e questa non è un’ipotesi – è un dato di fatto. Ora è uno strumento che serve a congelare il conflitto per gli anni a venire! E questo non è nell’interesse dell’Ucraina. L’Ucraina non ha bisogno di un conflitto congelato!”.
“L’Ucraina rivuole la sua integrità e sovranità senza pacificare l’aggressore, ma facendo una serie di passi concreti e dei compromessi ragionevoli”.

“L’insieme dei questi passaggi è abbastanza semplice.
1. Il ritiro delle forze di occupazione russe dal territorio dell’Ucraina – le amministrazioni fantoccio filo-russe gestite dal Cremlino, devono ritirare le truppe.
2. L’introduzione di una missione di mantenimento della pace con la partecipazione di forze internazionali (l’iniziativa del presidente Poroshenko). Le forze di pace insieme alle guardie di frontiera ucraine dovrebbero garantire il pieno controllo della frontiera ucraino-russa nei territori occupati.
3. Ritorno dei territori liberati sottoposti alle forze dell’ordine dell’Ucraina.
4. Condurre le elezioni per i consigli e le autorità locali sotto la legge ucraina con procedure democratiche.
5. Adozione di una legge nazionale per un’amnistia limitata e una legge per i collaboratori (simile, per esempio, alla legge francese di De Gaulle nel dopoguerra). Allo stesso tempo, il popolo ucraino non accetterà mai un’amnistia per le persone che si sono macchiate le mani di sangue – anche questo deve essere compreso.
6. Un dialogo serio e sincero nazionale sui problemi del Donbass e della Crimea per lo sviluppo di soluzioni speciali per l’adattamento post-crisi.
7. L’adozione di un programma di recupero economico speciale per il Donbas in grado nel breve termine di superare le conseguenze della guerra e alzare la qualità della vita di ogni cittadino ucraino che vive nei territori precedentemente occupati”.

“Così deve essere … Senza discussioni!”.
“E se nessuno si allontana dalla realtà e capisce l’essenza, piuttosto che cercare di fare imitazioni del processo, è facile trovare un accordo, l’Ucraina in questo è sempre stata molto chiara e lineare – ho spiegato loro – e presumo che Kyiv conti molto sul sostegno di tutti”.
“Oggi il popolo ucraino non accetta altro, e se un politico volesse prendere un’altra strada, verrà immediatamente demolito dalla volontà del popolo. Questa è una posizione onesta di un popolo che ha sofferto e che sta tuttora soffrendo per una aggressione di un altro paese. E L’Ucraina è dal 2014 che chiede un supporto”.

“Il nome poco conta, lo potremmo chiamare accordi di Vienna, Parigi, Londra o Pechino, l’importante è che nel loro interno vengano protetti i diritti dell’Ucraina, e non ci siano indulgenze per l’aggressore”.
“Allo stato attuale come si sa, nel territorio temporaneamente occupato di Donetsk e Lugansk, con il pretesto dei cosiddetti paramilitari, “DNR” e “LNR” sono composte da un gruppo operativo di truppe d’occupazione russe dell’8° esercito del distretto militare del sud, che compongono insieme a persone locali, mercenari e militari di carriera il 1° corpo d’armata di Donetsk e il 2° corpo d’armata di Lugansk. Queste forze ibride sono inoltre rinforzate da unità dei distretti, rami delle forze armate russe che operano a rotazione”.

Il numero totale di truppe stabili sono 35,5 mila, le quali hanno a disposizione 758 carri armati, 848 sistemi di artiglieria, 750 sistemi di mortai, 208 lanciarazzi, 363 armi anticarro, 419 equipaggiamenti per la difesa antiaerea. La gestione di questi raggruppamenti di truppe viene svolta dal comando operativo della sede dell’8a Armata (Novocherkassk, Russia). Inoltre, l’ottava armata russa esegue il supporto operativo, di combattimento e logistico di tutte le forze delle due Repubbliche”.

“Vi rendete conto che, ad esempio, questo gruppo ha più carri armati del Regno Unito? E questi non sono distaccamenti armati di separatisti locali, non hanno comprato carri armati e pistole nel commissariato militare locale, ma sono arrivati dalla Russia, da dove giornalmente ricevono enormi quantità di bombe. E queste bombe portano la morte su una terra non loro. Ogni giorno”.

“Quindi no, cari amici, dissimulare e guardare la posizione delle carenze dell’Ucraina – c’è un cane rabbioso ai confini dell’Ucraina, alle frontiere dell’Europa e Kyiv ogni giorno sopporta perdite, e i cittadini ucraini cercano un’assistenza efficace in conformità con i principi del mondo civile europeo.
E Kyiv oggi e domani, sempre ringrazierà per le sanzioni che gli occidentali hanno imposto contro l’aggressore e per gli aiuti ricevuti. Kyiv capisce che l’Europa è stanca e che il nemico è forte; ma i problemi ucraini sono comuni all’Europa, e per questo tutti, con le proprie forze, dovrebbero partecipare alla lotta per eliminare il conflitto. Dopotutto, se l’Ucraina dovesse cadere, chi sarà il prossimo? Lituania? Lettonia? Polonia? Estonia? Moldavia? O avete dimenticato la marcia trionfante di Hitler quando ha pacificato l’Austria?”.

L’Europa, divisa fra troppe teste e senza una chiara linea politica, dovrebbe finalmente alzare la voce. I piani dell’ex kgb infatti non si fermano solo all’Ucraina ma il suo espansionismo militare comprende i paesi baltici e non solo. Probabilmente si dà troppo ascolto anche a chi, come le associazioni di categoria, si lamentano per le sanzioni che vanno ad intaccare le varie economie, ma è evidente che le sanzioni da sole non sono sufficienti. È ora di prenderne atto e fermare l’aggressione dell’Europa.

È solo di un anno fa la dichiarazione di Putin “Nessuno si illuda di poter avere una superiorità militare rispetto alla Russia”, una delle tante minacce neanche molto velate all’occidente.
Anche Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore della Chiesa ucraina greco-cattolica in visita al Vaticano si era espresso in questo modo: “Prima di tutto occorre chiamare le cose con il loro nome: in Ucraina è in corso una “guerra non dichiarata”, conseguenza dell’aggressione diretta di un popolo vicino, quello russo. Nessun conflitto civile, quindi, nato da tensioni interne, ma invasione, che deve essere affrontata come violazione del diritto internazionale”.

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