Vai a…

Ua-Time

Supplemento giornalistico web

Ua-Timesu Google+RSS Feed

18 settembre 2018

Siria: i movimenti dopo lo Stato Islamico | Siria


In Siria, la caduta delle principali roccaforti dello Stato islamico (ISIS) sfida Mosca a concentrarsi maggiormente sul processo politico di risoluzione dei conflitti; tuttavia, le recenti mosse diplomatiche di Mosca appaiono a prima vista piuttosto confuse.

Da un lato, il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo statunitense, Donald Trump, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta al vertice della cooperazione economica Asia-Pacifico (APEC) a Đà Nẵng, Vietnam, l’11 novembre, nella quale hanno sostenuto che il conflitto siriano può avere solo una soluzione politica. Inoltre, i due leader hanno confermato il sostegno dei loro paesi al processo di Ginevra e ai principi della risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

D’altra parte, alcuni giorni dopo, il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov ha apertamente accusato l’ONU di non essere sufficientemente attivo nella risoluzione del conflitto siriano e ha sostenuto che la Russia, con l’assistenza degli attori regionali Iran e Turchia, dovrebbe contribuire a incoraggiare il processo di riconciliazione politica. L’incoerenza mette in discussione il vero interesse russo a preservare il processo di Ginevra. In effetti, alcuni analisti politici stanno suggerendo che il Cremlino stia cercando di minare l’importanza dei colloqui di Ginevra per sostituirli con il processo di Astana, principalmente controllato da giocatori regionali e relativamente pro-Mosca.

Tuttavia, dopo un attento esame, la diplomazia russa nel corso dell’ultimo mese è più logica e coerente di quanto sembrasse inizialmente. Prima di tutto, Mosca sembra che abbia capito l’importanza del momento attuale: la fase militare attiva del conflitto siriano è quasi terminata ed è giunto il momento di iniziare a costruire sui resti del vecchio paese una nuova Siria. Il Cremlino evidentemente, è certo che se vuole mantenere una sua presenza nella Siria post-conflitto, deve dirigere questo processo; ma a questo riguardo i colloqui di Ginevra non sono un formato utile: ci sono troppe forze coinvolte perché Mosca sia in grado di ottenere un immediato consenso su tutte le questioni esistenti, ed è troppo difficile controllarle e influenzarle tutte. Invece, Ginevra potrebbe essere un’appropriata fase finale del processo politico, in cui devono essere adottate la costituzione e la forma di governance della nuova Siria.

Tuttavia, prima di discutere di questioni globali, è importante che si stabilisca un permanente cessate il fuoco regionale e si costruisca una vita locale atta a raccogliere la coesistenza delle parti opposte. Quest’ultimo processo può essere raggiunto solo attraverso una catena di negoziati tra le diverse forze sul terreno, che, a loro volta, aumentano l’importanza dei colloqui di Astana.

Come tale, Mosca sta attualmente concentrando i suoi sforzi diplomatici per un’interazione con quei paesi che hanno influenza sugli sviluppi sul terreno in Siria, come Iran, Turchia e Arabia Saudita. Così, durante il viaggio del re saudita Salman bin Abdulaziz Al Saud, a Mosca nell’ottobre 2017, la Russia ha incoraggiato il Regno a creare un gruppo di opposizione unito per rappresentare le forze di anti-Bashar al-Assad al successivo incontro di Ginevra. Il 23 novembre si è svolto a Riyad, un incontro di questo gruppo. Nello stesso tempo, il Cremlino ha intensificato le consultazioni con Teheran e Ankara per discutere la situazione riguardo ad Afrin e Idlib, nonché sul futuro delle zone di allentamento e insediamento del conflitto siriano.

Mosca si sta anche adoperando per placare le preoccupazioni turche e iraniane riguardo alla Russia, cercando in tutti i modi di dimostrare che si tratta di una nazione che mantiene fede ai suoi obblighi nei confronti dei suoi partner. L’incontro di Putin con Trump ed i frequenti incontri tra funzionari russi e israeliani, hanno creato preoccupazione a Teheran secondo cui la Russia in Siria potrebbe essere disposta a staccarsi dall’Iran. Pertanto, il 14 novembre, inviando un segnale a Teheran che a Mosca la cooperazione russo-iraniana non è meno importante di quella della Russia con Israele, Lavrov ha chiarito la legittimità della presenza militare iraniana in Siria.

La Russia ha anche sospeso i preparativi per un congresso di un dialogo nazionale siriano che, nei colloqui di Ginevra intendeva aumentare l’importanza della semi ufficiale opposizione siriana, incorporare i curdi e, quindi, rafforzare i gruppi di opposizione pro-Mosca. Tuttavia, per placare le ansie turche in merito alla partecipazione dei partiti kurdi come forze indipendenti nel congresso, e per avere prima il tempo di negoziare tutti i dettagli con Ankara, l’incontro è stato rinviato.

Per quanto riguarda l’Occidente, nella fase attuale mentre si stanno trattando le negoziazioni finali per la Siria, né Washington né gli europei sono considerati da Mosca come punti cardine. Per gli strateghi russi, l’Occidente non ha dimostrato sufficiente interesse per essere profondamente coinvolto negli affari siriani, inoltre i governi occidentali sembrano avere poca influenza in Siria. Durante l’incontro di Putin con Trump in Vietnam, la Russia dagli Stati Uniti ha ricevuto tutto ciò di cui aveva bisogno: garanzie che Washington avrebbe riconosciuto Bashar al-Assad come presidente siriano; che gli Stati Uniti si sarebbero attenuti al principio d’integrità territoriale nei confronti della Siria, e che gli Stati Uniti avrebbero rispettato il principio del disaccordo e continuato a sostenere il processo di Ginevra.

In cambio, Putin ha giocato con Trump – che considera la lotta contro il terrorismo nella regione come la sua massima priorità – e nella loro dichiarazione congiunta, la Russia ha confermato la sua volontà a combattere lo Stato islamico fino a quando non sarà possibile raggiungere una vittoria finale insieme agli Stati Uniti.

Nel complesso, la Russia potrebbe essere interessata a discutere con gli Stati Uniti del futuro della Siria, al di là delle questioni discusse in Vietnam, solo quando vedrà un maggiore coinvolgimento di Washington negli affari intra-siriani. In una certa misura, la dichiarazione del governo americano, in cui chiarisce di voler di rimanere in Siria fino a quando non si arriverà alla fine il processo di Ginevra e verrà installato un alternativo governo locale nei territori controllati dalle forze democratiche siriane dell’opposizione, potrebbe essere un tentativo per far aumentare la sua importanza come attore in Siria; tuttavia, resta da vedere quanto successo potrà avere questo tentativo.

Tags: , , , , , , , , , ,

Una Risposta “Siria: i movimenti dopo lo Stato Islamico | Siria”

Rispondi

Altre storie da- News

EnglishGermanItalianRussianUkrainian
Seo wordpress plugin by www.seowizard.org.