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12 dicembre 2017

La divergenza russo-statunitense nella crisi coreana | USA-Russia


Sergei Rogov, all’inizio di questo mese, durante una conferenza ha sostenuto: “La crisi tra Russia e Stati Uniti ha raggiunto l’equivalente livello di una nuova Guerra Fredda. Questa seconda Guerra Fredda [sic] è in qualche modo diversa dalla prima, ma le modalità di confronto e la freddezza militare che separa la Russia e la NATO [l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico] sono simili per natura”.

Rogov è un accademico ed è il responsabile del settore scientifico dell’Istituto degli Stati Uniti e del Canada con base a Mosca finanziato dallo Stato russo – il principale istituto dell’era della Guerra Fredda che rilasciava consigli ed informazioni al Cremlino, al ministero degli Esteri e al comando militare – L’Istituto è anche oggi considerato molto influente.

Rogov, oltre che non vedere in tempi brevi nessuna prospettiva di miglioramento delle relazioni, prevede che lo scontro tra le due potenze durerà a lungo,
[Nota: la Guerra Fredda è il confronto mondiale tra Stati Uniti e Unione Sovietica iniziato nel secondo dopoguerra. L’espressione (in ingl. cold war) fu coniata dal giornalista americano W. Lippmann per descrivere un’ostilità che non sembrava più risolvibile attraverso una guerra frontale tra le due superpotenze, dato il pericolo per la sopravvivenza dell’umanità rappresentato da un eventuale ricorso alle armi nucleari. Tale lotta per il controllo del mondo conobbe diverse fasi, caratterizzate da gravi tensioni (crisi missilistica di Cuba, 1962) e guerre «calde»: in Corea (1950-53) e Vietnam (1964-75). Non mancarono lunghi periodi di relativa stabilità del quadro internazionale, che portarono negli anni Ottanta alla distensione nelle relazioni tra le due superpotenze – NdA. In questo articolo viene usato il termine “Guerra Fredda” perché utilizzato dall’ex direttore dell’Istituto USA-Canada, concetto che noi non condividiamo].

Inoltre, l’esperto ha accusato l’Unione europea d’aver provocato la nuova Guerra Fredda tra la Russia e gli Stati Uniti, perché con gli accordi di associazione con l’Ucraina e le altre ex repubbliche sovietiche “ha assolutamente ignorato gli interessi russi”. È l’Unione europea, ha affermato Rogov, che “ha avviato una catena di eventi che hanno portato alla nuova Guerra Fredda” e trascinato gli Stati Uniti in un confronto che non hanno avviato. Oggi le tensioni sono molto alte, ha sottolineato Rogov, siamo pari al momento culmine della precedente Guerra Fredda, per cui devono essere prese serie misure per evitare che “gli incidenti si trasformino in uno scontro militare diretto”.

Il 25 novembre un caccia da combattimento Su-30SM ha intercettato e “ronzato” attorno ad un aereo anti-sottomarino di sorveglianza elettronica statunitense, Poseidon P-8A, (basato sull’aereo 737-800 della Boeing) che stava volando nello spazio aereo internazionale del Mar Nero. Il Pentagono si è lamentato che l’intercettazione non fosse stata eseguita “in sicurezza”, perché il jet Su-30 si è avvicinato a quasi 15 metri dall’aereo statunitense, provocando in quest’ultimo turbolenze ed obbligandolo a virare di 15 gradi per evitare una collisione.

Il comandante della 4a brigata aeronautica militare del distretto militare meridionale (Uzniy Voyeni Okrug-UVO), il tenente generale Viktor Sevostyanov, ha respinto la denuncia del Pentagono: “Il jet Su-30 è entrato in azione per impedire una violazione dello spazio aereo russo, infatti l’aereo spia americano era a soli 10 chilometri dalle acque territoriali russe. Il Su-30 ha costretto il Poseidon P-8A degli Stati Uniti a cambiare rotta ed andarsene. I jet della NATO volano costantemente vicino ai confini meridionali della Russia, e i piloti dei jet della UVO sono costantemente pronti ad intervenire per prevenire eventuali violazioni”.

Secondo l’ex comandante della flotta del Mar Nero, l’ammiraglio Vladimir Komoyedov, gli aerei spia statunitensi sorvolando sul Mar Nero vicino al confine russo, provocano costantemente l’esercito russo: “Non devono volare su tutto il Mar Nero. Nessuno li ha invitati”. L’ufficiale russo si è espresso in modo tale da far apparire la “cacciata del jet americano” come un favore, quando al contrario avrebbe potuto abbatterlo.

Lo stesso giorno – il 29 novembre – dell’incidente del jet Poseidon P-8A sul Mar Nero, la Corea del Nord (ufficialmente Repubblica Democratica Popolare di Corea-DPRK) ha reso pubblico d’aver testato con successo un più potente nuovo missile balistico intercontinentale (ICBM), Hwasong-15, che a quanto pare potrebbe essere in grado di colpire obiettivi in ​​tutti gli Stati Uniti continentali. Il governo russo ha ufficialmente espresso “profonda delusione” che DPRK avesse lanciato il missile Hwasong-15 in violazione delle risoluzioni [delle Nazioni Unite] e del diritto internazionale”. Mosca ha inoltre annunciato di volere respingere i tentativi della Corea del Nord di acquisire lo status di Stato nucleare.

Ma nel vero spirito della “nuova Guerra Fredda”, il rappresentante permanente della Russia alle Nazioni Unite, l’ambasciatore Vasily Nebenzya, ha addossato la colpa del lancio del missile ICBM nordcoreano agli Stati Uniti e ai suoi alleati, “che annunciando massicci esercizi militari e imponendo ulteriori sanzioni unilaterali, hanno continuamente messo sotto pressione la pazienza della leadership di DPRK. E, mentre Pyongyang per ben due mesi non ha effettuato ulteriori test missilistici/nucleari (forse si è preso il tempo per perfezionare il Hwasong-15), gli Stati Uniti hanno sconsideratamente inviato ed attuato mosse minacciose, ha continuato Nebenzya, aggiungendo, “…è impossibile trovare una soluzione politica al problema coreano, mentre la sicurezza della Corea del Nord è sotto minaccia dei bombardieri e delle portaerei americane”. Mosca ha invitato tutte le parti a smettere “di provocarsi a vicenda”, specificatamente alla DPRK di fermare i test e agli Stati Uniti e alla Corea del Sud di bloccare le esercitazioni militari e iniziare i negoziati, in conformità con la cosiddetta road map sino-russa per la pace, proposta alla fine di luglio.

Alcuni esperti di missili russi hanno espresso dubbi sul fatto che la Corea del Nord abbia acquisito vere capacità ICBM; loro credono che i suoi missili attuali, incluso il Hwasong-15, possano al massimo raggiungere le Hawaii; altri credono che sia impossibile sapere con certezza se RPDK possa colpire o meno gli Stati Uniti continentali. Tuttavia, è chiaro che Pyongyang ha già acquisito la capacità di colpire le basi statunitensi in Corea del Sud, Okinawa e Guam, possibilmente con testate nucleari. Gli esperti militari russi disprezzano le capacità di difesa missilistica (MD) degli Stati Uniti, definendole come ampiamente inadeguate per garantire la protezione da un attacco di RPDK, in particolare dai missili che volano alla velocità degli ICBM, e probabilmente perché mentre attraversano lo spazio schierano nella loro traiettoria balistica primitive testate decoy prima colpire il territorio degli Stati Uniti.

Inoltre, gli esperti militari russi tendono a convenire che è stata chiusa la “finestra di opportunità” in cui gli USA avrebbero potuto usare la forza militare per “risolvere” il problema nucleare nordcoreano: Washington ha perso e alla fine sarà costretta ad accettare Pyongyang come una nazione alla pari, cioè fornita di armamenti nucleari. Per evitare una possibile guerra nucleare, sostengono questi analisti russi, gli Stati Uniti dovrebbero ritirare totalmente le proprie forze dalla penisola coreana, anche se per la Corea del Sud, con l’abbandono dei suoi alleati, vorrebbe dire aprire la porta alle minacce, coercizioni e forse all’invasione diretta da parte della Corea del Nord, con il rischio di venir totalmente inglobata.

Intervenendo a Mosca, dopo il lancio di Hwasong-15, il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov ha respinto le richieste di Washington di incrementare ulteriormente le sanzioni e di tagliare ogni rapporto con la Corea del Nord. “Mosca crede che le sanzioni e le pressioni siano già state usate fino al limite, e che ora sia giunto il momento di riprendere il processo politico e iniziare i negoziati, che gli americani ignorano a loro rischio e pericolo”, ha annunciato Lavrov. I funzionari russi sembrano concordare sul fatto che gli Stati Uniti e i loro alleati sono in gravi difficoltà nella regione – e probabilmente ciò non va poi così tanto male dal punto di vista di Mosca. Nella nuova logica della “Guerra Fredda”, simile a quella vera, l’acerrimo nemico del mio nemico è almeno una coorte provvisoria.

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Una Risposta “La divergenza russo-statunitense nella crisi coreana | USA-Russia”

  1. 2 dicembre 2017 a 6:07

    Rogov deve avere un concetto medioevale della politica. Sa benissimo che ogni nazione liberamente sceglie da che parte stare. Sicuramente, non da quella che la occupa col fucile.

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