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12 dicembre 2017

Alfano, la Russia nostro punto stabile | Libia


Il ministro degli esteri italiano ha elogiato gli sforzi di Mosca nella direzione libica.

Roma valuta positivamente il ruolo di Mosca nella soluzione della crisi libica, ha dichiarato il ministro degli esteri italiano Angelino Alfano. Rispondendo alle domande dei giornalisti dopo i colloqui con il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, il signor Alfano ha affermato: “Mosca merita gratitudine per il coinvolgimento nel processo di pace del paese dell’Africa orientale”. Sergei Lavrov, a sua volta, ha ricordato la Siria sottolineando che in entrambi i casi, Mosca aderisce allo stesso principio: tutti i “giocatori più o meno influenti” si siedono al tavolo delle trattative.

“Avevamo paura che l’incontro tra le forze libiche a Tunisi del 17 novembre si trasformasse in un nuovo Giudizio Universale. Ma questo non è accaduto, e, ultimo, ma non meno importante, grazie ai nostri amici russi, che nel processo di negoziazione hanno facilitato il coinvolgimento della parte orientale della Libia”, ha sottolineato Angelino Alfano in una conferenza stampa in piedi insieme con Sergey Lavrov, sullo sfondo degli affreschi biblici della romana Villa Madama. Al ministro russo, alle parole “Giudizio Universale” gli è caduto il traduttore portatile, ma Angelino Alfano ha immediatamente raccolto la scatola nera e con un sorriso l’ha allungata al collega.

Il ministro italiano però, ha taciuto che i negoziati del 17 novembre delle fazioni libiche in lotta si sono conclusi senza successo. Il comandante delle Forze armate libiche con sede a Tobruk (regione storica della Cirenaica), Khalifa Belqasim Haftar si è rifiutato di accettare la decisione delle Nazioni Unite che hanno riconosciuto un governo di consenso nazionale. Tuttavia le ostilità si sono acquietate. Ricordiamo che il caos politico nel paese continua dal 2011, quando, con il supporto delle truppe della NATO, è stato rovesciato Muammar Gheddafi che governava la Libia da 43 anni. Dopo di ciò, le tre regioni storiche del paese – Tripolitania, Cirenaica e Fezzan – in realtà separate l’una dall’altra, sono passate sotto il controllo di tribù e clan ostili.

Sergei Lavrov, a sua volta, rispondendo alla domanda di un giornalista russo sul contributo della Russia, ha riferito che Mosca sta usando in Libia sempre lo stesso principio che aderisce alla Siria e agli altri conflitti. “Siamo sempre guidati dalla necessità di coinvolgere nel dialogo tutte le parti più o meno influenti – ha sottolineato il ministro – Non appoggiamo mai i tentativi di isolare nessuno. Non abbiamo approvato questo in Siria, quando nel 2011 i nostri colleghi occidentali hanno dichiarato che non avrebbero nemmeno parlato con un governo legittimo. Non abbiamo neppure sostenuto i tentativi di isolare in Libia la parte orientale del paese”. Sotto la parte orientale, il ministro aveva esattamente in mente la Cirenaica, dove si sono insediate le truppe del generale Haftar.

Poco dopo, alla conferenza “Mediterranean Dialogues” a Roma, Sergey Lavrov ha raccontato come Mosca vede il futuro della regione. “Siamo interessati ad una regione che preserva la pace e la sua diversità culturale. Ciò è particolarmente vero per i cristiani che hanno sofferto di instabilità più degli altri – ha espresso il ministro. Non permetteremo a nessuno in futuro di ripetere questo errore: quello di distruggere il paese di qualcun altro cercando di imporre le proprie regole a prescindere da qualsiasi cultura e tradizione”.

Il ruolo della Federazione Russa nell’insediamento della crisi libica è notevolmente aumentato questa estate. Secondo una fonte russa con conoscenza diretta della situazione in Libia, la partecipazione attiva di Mosca ha impedito il caos politico nel paese africano pieno di “radicati interessi americani, italiani, francese e britannici”. Il progresso, secondo la fonte, è stato raggiunto dopo l’istituzione di un gruppo di contatto russo per la Libia, che è stato costituito su iniziativa del Ministero degli Esteri russo e della Duma di Stato. A capo del gruppo c’è un esperto di Libia, Lev Dengov, che in effetti ha assunto il ruolo di rappresentante della Russia nelle trattative con le numerose fazioni in guerra. L’ambasciata russa, ricordiamo è stata evacuata in Tunisia ancora nel 2013.

Alla conferenza “Mediterranean Dialogues” la Libia è stata menzionata non solo nel contesto dei processi interni, ma anche come uno dei principali canali attraverso i quali i migranti dall’Africa arrivano in Europa. Inoltre, la rilevanza di discutere della situazione del paese è apparsa su Internet a fine novembre, dove in un video, sembra girato nel sud della Libia, esiste un mercato degli schiavi: come appare dal filmato, non c’è nero africano che non sia stato venduto ai residenti locali per 400 dollari. Il video ha causato una tempesta di rabbia da parte dei rappresentanti degli stati africani e di alcuni membri del Consiglio di sicurezza dell’ONU. La Francia ha intrapreso l’azione più decisa: un rappresentante del paese ha chiesto sanzioni all’ONU contro i commercianti di schiavi libici. E il presidente Emmanuelle Macron ha reso noto che Parigi “è pronta ad usare le truppe di stanza in Mali per fermare le operazioni di contrabbando di persone”.

È importante notare che il commercio di schiavi in ​​Libia è un problema di lunga data, esiste fin dai tempi del regime di Gheddafi. A questo proposito, vorrei porre una domanda: perché hanno iniziato a parlarne solo ora? E all’uopo, abbiamo girato telefonicamente la nostra curiosità a Lev Dengov. Secondo il capo del gruppo di contatto, il problema dei “mercati degli schiavi” potrebbe oggi essere utilizzato da Parigi come pretesto per espandere la sua presenza nella regione.

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