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12 dicembre 2017

Il bilancio russo cosa ci suggerisce? | Russia


La Duma di Stato russa ha adottato il 24 novembre il progetto di bilancio per il 2018-2020, ma a ben osservare il documento, prima di marzo del 2018, la leadership del Cremlino ha da superare una serie di sfide: prima di tutto un incremento delle spese di bilancio; i debiti regionali che aumentano costantemente; un eccessivo finanziamento alla difesa e alle direzioni strategiche; le sanzioni occidentali che influenzano negativamente l’economia; la lenta crescita economica e un aumento – durante il periodo elettorale – della pressione dell’opposizione.

Il progetto di bilancio statale, che in terza lettura è stato approvato dalla Duma di Stato, prevede una serie di spese per aumentare le prestazioni sociali alla popolazione, i salari ai dipendenti statali e le retribuzioni minime. Questi sono passi obbligati, seppur prevedibili, perché le autorità prima delle elezioni presidenziali del prossimo anno devono rafforzare il nucleo elettorale.

Il ricavato dalla vendita di energia – petrolio e gas – continua ad essere una delle principali fonti di reddito. Pertanto, non sorprende che, tra le altre cose, ci sia un aumento delle accise sulla vendita di carburante. Ciò conferma che il governo come principale fonte di reddito non si concentra sull’attuazione di riforme economiche, ma sul continuo uso delle risorse energetiche.

Allo stesso tempo, vale la pena di prestare attenzione alla nuova regola introdotta dal governo russo nel budget 2018. Il documento finanziario prevede di utilizzare i maggiori introiti di petrolio e gas – che deriveranno dal prezzo medio stabilito del brent a 40,8 dollari al barile – non per le spese, ma per le riserve. Negli anni scorsi una parte dell’eccesso veniva erogato alle direzioni delle compagnie elettriche vicine al Cremlino, e un’altra parte veniva imputato al budget come entrate aggiuntive.

Quindi, l’introduzione di questa regola già nell’attuale fase pre-elettorale testimonia un uso intensivo delle riserve statali.
A medio termine, ciò potrebbe comportare un significativo deficit di riserve e ampliare la minaccia d’inadempienza. Per evitare ciò, il ministero delle finanze ha in programma di ricevere prestiti esterni fino a 7 miliardi di dollari all’anno in eurobond nel periodo 2018-2020. Tuttavia, questa opzione potrebbe scomparire a causa della nuova ondata di sanzioni occidentali (a far capo dagli USA).

Naturalmente, il governo russo cerca di anticipare tali successivi shock economici. Pertanto, per mitigare le conseguenze, sta costruendo riserve interne riducendo i profitti degli oligarchi vicini al potere. Nel frattempo, sta già crescendo il malcontento degli uomini d’affari che controllano questi flussi, seppur vicini alle autorità.
Inoltre, il bilancio prevede sussidi statali a società strategicamente importanti: RZD (Ferrovie Russe) 25,9 miliardi di rubli; RusHydro, 1miliardo di rubli; e United Aircraft Corporation, 3,52 miliardi di rubli.

Va anche notato che Vladimir Putin, dopo aver esposto le élite imprenditoriali russe alle sanzioni internazionali, ha indirettamente inferto loro un colpo. Ora le élite si trovano di fronte a diretti danni oggettivi che subiscono a causa delle selettive direttive del presidente per i “sussidi statali”. In pratica, ci sono gruppi che godono di benefici e bonus di bilancio, mentre altri che si chiedono per quale motivo i loro interessi non vengano presi in considerazione. Una simile politica modifica radicalmente il punto di vista delle “élite vittime” che si trovano vicino a Putin e al suo entourage. Non si può escludere che tali contraddizioni le stiano ponendo contro le autorità.

Il Cremlino prevede anche di estendere una piccola crescita economica; ma l’efficacia di questi sforzi dipenderà in gran parte dal livello e dalla profondità delle nuove sanzioni economiche statunitensi.
L’intelligence finanziaria statunitense dovrebbe pubblicare le informazioni sul patrimonio delle più influenti figure politiche e oligarchi russi vicini al regime del Cremlino entro il 2 febbraio. Con il successivo congelamento delle risorse identificate.

Secondo l’agenzia di stampa Rosbalt, negli ultimi mesi i paesi europei sono stati letteralmente sommersi dalle richieste dell’intelligence americana. Alla fine dell’indagine verrà annunciato un nuovo elenco di cittadini russi sotto sanzioni. E la lista, segnalano alcune indiscrezioni, dovrebbe includere 50.000 cittadini russi, dai capi delle compagnie statali, i funzionari e i loro parenti stretti e lontani.

A proposito, c’è già un “primo segno”. In Francia, l’oligarca e senatore russo Suleyman Kerimov è stato arrestato come parte di un’indagine per un ampio caso di riciclaggio di denaro e di evasione fiscale. L’accaduto ha fatto sì che i circoli dirigenziali russi si rendessero conto della gravità dei processi avviati in Occidente. La portavoce del Consiglio federale, Valentina Matviyenko s’è affrettata a chiedere l’immediata liberazione di Kerimov e ha apertamente descritto l’incidente come un possibile “inizio della caccia” ai rappresentanti delle grandi imprese e ai funzionari statali russi.

Questa versione ha il diritto d’esistere, soprattutto se si tiene conto che gran parte dell’Occidente vorrebbe impedire la rielezione di Vladimir Putin e quindi sta inviando un chiaro messaggio alle élite del paese che c’è ancora un’opportunità per fare un accordo senza perdere le proprietà.
Pertanto, il bilancio adottato dalla Duma di Stato per il 2018-2020 può essere valutato come un passo forzato volto ad aumentare la spesa sociale prima delle elezioni presidenziali di marzo, sullo sfondo di bassi ricavi dalla vendita di energia. Allo stesso tempo, per raggiungere la stabilità, il Cremlino ha pianificato per la prima volta la ridistribuzione dei flussi di cassa in eccesso alla riserva nazionale, quando in precedenza venivano inviati agli oligarchi per la vendita di risorse energetiche. Ciò porterà ad un crescente malcontento nell’entourage del Cremlino.

Le nuove sanzioni statunitensi che verranno introdotte nel contesto di un atto aggressivo contro gli americani, possono seriamente contrastare la situazione economica in Russia alla vigilia delle elezioni presidenziali, portandola fino ad un suo dissesto.

Ma, nonostante la sua difficile situazione economica, prima delle elezioni presidenziali del marzo 2018, il Cremlino cercherà sempre di dimostrare “una forte politica estera” . Ciò significa, che per far cambiare a Mosca la sua posizione, in particolare per la questione ucraina, dovranno essere mantenute serie e costanti pressioni esterne.

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