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12 dicembre 2017

Il Cremlino: la Crimea è Ucraina | Crimea


Questa settimana, un possibile candidato alla presidenza della Russia, Ksenia Sobchak, ha dichiarato che la complicazione relativa all’annessione della Crimea dovrebbe essere decisa tramite un “nuovo referendum”.

Nutro un certo atteggiamento negativo verso la nomina di Ksenia Sobchak come candidato alla presidenza, perché, volenti o nolenti, è in una qualche misura coinvolta nell’operazione speciale per legittimare l’insediamento di Putin. In questo caso lei sta certamente interpretando il ruolo che le è stato assegnato: o lei in piena coscienza partecipa in modo speciale alle istruzioni dell’amministrazione del Cremlino; o in perfetta consapevolezza corre per conto suo senza tener conto delle istruzioni del Cremlino. In ogni evenienza lei, da persona intelligente com’è, sa perfettamente la strada che ha intrapreso, anche se non dovesse seguire le istruzioni imposte dall’alto.

Ma, d’altra parte, dovremmo anche essere ben disposti nei suoi confronti. Lei, alla sua prima apparizione, nella quale ha comunicato la sua intenzione a candidarsi alla presidenza, ha immediatamente affermato che in base al diritto internazionale la Crimea non è russa. Dopo di allora, non ha mai cambiato la sua versione, anzi l’ha ripetuta, forse perché se l’avesse ritratta l’avrebbero anche perseguita. A proposito, per onore di cronaca, sembra che sia stato aperto un fascicolo presso l’ufficio del Procuratore Generale per le sue dichiarazioni.

Spesso abbiamo udito di tutti i trattati e leggi internazionali che la Russia ha violato con le sue azioni in Crimea. Tra l’altro, sono tuttora in essere, ma per rinfrescare la memoria ne ricordiamo solo alcuni, il Memorandum di Budapest, l’Atto finale degli accordi di Helsinki, e non solo, il Trattato di pace, amicizia e cooperazione tra la Russia e l’Ucraina; ma ne esiste uno, ratificato sotto Putin, che è relativo al confine russo-ucraino, che è ancora in bella vista sul sito web del Cremlino. Quest’ultimo dichiara espressamente che la Crimea è Ucraina e garantisce l’integrità territoriale di entrambi gli stati firmatari.

Accordo tra la Federazione russa e l’Ucraina sul confine di stato russo-ucraino
28 gennaio 2003
La Federazione russa e l’Ucraina, di seguito denominate “parti contraenti”
Guidate dagli scopi e dai principi della Carta delle Nazioni Unite, nonché dalle disposizioni dell’Atto Finale di Helsinki,
sulla base delle disposizioni del trattato di amicizia, cooperazione e partenariato tra la Federazione russa e l’Ucraina del 31 maggio 1997,
in base alla necessità di risolvere i problemi di passaggio del confine di Stato russo-ucraino, al fine di rafforzare ulteriormente le amichevoli relazioni di buon vicinato tra i popoli di Russia e Ucraina,

Si accordano su quanto segue:
Articolo 1
In questo accordo, il termine “confine di stato russo-ucraino”, di seguito – il “confine di Stato” o “confine” indica la linea e la superficie verticale che passa lungo questa traiettoria che divide il territorio dello Stato (terra, acqua, sottosuolo e spazio aereo) delle parti contraenti dal punto di congiunzione dei confini di stato della Federazione russa, dell’Ucraina e Bielorussia fino al punto situato sulla costa del Golfo di Taganrog.

Articolo 2
Il confine di Stato russo-ucraino passa, come si afferma nella descrizione del confine di Stato tra la Federazione Russa e l’Ucraina (vedi allegato 1) ed è rappresentato da una linea rossa continua sulle mappe del confine di stato tra la Federazione russa e l’Ucraina (vedi Appendice 2).
La descrizione e le mappe del confine di stato, allegate al presente trattato, costituiscono la sua parte integrante.
Articolo 3
Eventuali cambiamenti naturali che possono verificarsi nella zona, non modificano la posizione del confine di Stato russo-ucraino definito dal presente trattato, salvo diversamente concordato.

Articolo 4
I confini statali congiunti della Federazione russa, dell’Ucraina e della Repubblica di Bielorussia sono determinati dal trattato internazionale pertinente.
Articolo 5
La risoluzione delle questioni relative alle aree marittime adiacenti deve essere effettuata mediante accordo tra le parti contraenti conformemente al diritto internazionale. Allo stesso tempo, nulla in questo Trattato danneggia le posizioni della Federazione Russa e dell’Ucraina in merito allo status del Mare di Azov e dello stretto di Kerch come acque interne dei due stati.

Articolo 6
Il presente Trattato è soggetto a ratifica ed entrerà in vigore dalla data dello scambio degli strumenti di ratifica”. La copia del Trattato si può raggiungere qui.
Il 16 febbraio 2004 il presidente della Russia ha presentato alla Duma di Stato la ratifica del Trattato tra la Federazione Russa e l’Ucraina sul confine di stato russo-ucraino firmato a Kyiv il 28 gennaio 2003”.
Presidente russo: Vladimir Putin e presidente ucraino: Leonid Kuchma”.

Cosa c’è ancora da discutere?
E per quanto riguarda la decisione degli abitanti della Crimea? Ecco un quadro in bianco e nero assolutamente ovvio e incondizionato di ciò che sostiene la legge. La Crimea come territorio dello Stato ucraino è sottoposta alle leggi dello Stato ucraino, tra cui la Costituzione dell’Ucraina che ne è il fondamento, la quale prevede, nel caso di secessione, che venga indetto un referendum di tutto lo stato, non di una sola regione, non solo di coloro che vivono in Crimea.

Superficialmente l’argomento russo sulla Crimea sembra un po’ convincente: il modo migliore per decidere se la Crimea debba rimanere parte dell’Ucraina, o ritirarsi e diventare parte della Russia è di tenere un referendum per lasciare la decisione alla popolazione della Crimea.
Ma osservando più in profondità la proposta russa si basa su una obsoleta teoria di secessione. Una volta, il diritto alla secessione veniva analizzato in termini di omogeneità nazionalista, linguistica, etnica o religiosa. Woodrow Wilson, ad esempio, ha proposto di ridisegnare le linee di confine in Europa per preservare l’integrità dei gruppi nazionalisti: la Polonia per i polacchi, la Serbia per i serbi e (ora) la Crimea per i criminali di Crimea. Questo si pensava che fosse il modo migliore per promuovere l’autodeterminazione e, quindi, la democrazia.

Se questa ipotesi fosse corretta, allora tutte le persone che vivono in Crimea dovrebbero idealmente votare per decidere cosa fare. Con questa logica, il principio di autodeterminazione è la considerazione centrale, e gli altri problemi – come l’intimidazione, l’occupazione e persecuzione – sono solo problemi pratici.

Nessuno ricorda l’ex Jugoslavia? L’utilizzo dei principi di autodeterminazione per giustificare l’imposizione dell’omogeneità etnica ha portato al genocidio e alla pulizia etnica. Questo marchio di nazionalismo ha portato semplicemente alla sua conclusione logica, che non è corretto.

Anche le discussioni sull’etnicità trascurano la questione centrale: di chi è il territorio che costituisce la Crimea? La risposta è inequivocabile: dell’Ucraina. Se le persone che vivono in Crimea vogliono essere cittadini russi, possono trasferirsi in Russia – e questa è la giusta risorsa. Quando i cittadini della Crimea hanno “votato” l’annessione alla Russia, questi aspiranti russi hanno in realtà tolto il territorio all’Ucraina per consegnarlo alla Russia. Il loro obiettivo – e, ovviamente, anche quello della Russia – non era quello di rendere le persone dei cittadini russi, ma di prendere la terra ucraina, e questa azione non può essere giustificata con un referendum preferenziale da parte di coloro che vivono in Crimea.

È una questione di diritto internazionale: il territorio non può essere annesso semplicemente perché le persone che vivono lì oggi vogliono andarsene. In tal caso, in base al diritto internazionale, qualsiasi gruppo geograficamente coeso potrebbe votare sull’indipendenza. Ciò potrebbe significare che i baschi dovrebbero essere liberi dalla Spagna e dalla Francia, e i curdi dovrebbero avere una nazione indipendente; la grande comunità di cubani che vivono a Miami potrebbero votare per separarsi dagli Stati Uniti.

Se un referendum fosse il modo giusto per decidere questi problemi, la Russia dovrebbe indire un referendum per determinare il futuro della Cecenia. Certo, che non lo fa, come lo stesso non applica questa “logica” a Kaliningrad, Tatarstan, Carelia e…altri.

Il diritto internazionale non è ambiguo su come i paesi dovrebbero decidere il destino dei territori contesi, come ad esempio la Crimea. I paesi possono acquisire territori scoprendo terre disabitate, firmando un trattato – come nel caso del trasferimento della Crimea nel 1954 – o occupando pacificamente un’area per un lungo periodo di tempo. I metodi legali per risolvere le questioni di sovranità sono fondati su principi ampiamente riconosciuti nel diritto internazionale.

Questi non includono, e non hanno mai incluso, un semplice referendum di persone che vivono in un territorio conteso. Ecco perché ogni movimento secessionista di successo ha fondato la sua rivendicazione sul diritto legale al territorio che cercano di “liberare”. Così gli stati baltici sostenevano di essere stati illegalmente conquistati dall’Unione Sovietica; Il Tibet dice lo stesso della Cina; e gli Eritrei hanno combattuto per decenni per invertire la loro illegale annessione  dall’Etiopia.

Ciò che rende un secessionista un successo agli occhi della comunità internazionale – in effetti, agli occhi del popolo che lotta per la secessione – è l’esistenza di un lamento storico sul territorio. Ma in merito alla Crimea non è possibile presentare alcuna rivendicazione legale.
Non commettiamo errori: ciò che contava per Vladimir Putin della Crimea non erano le migliaia di russofoni che vivevano lì, che presumibilmente avrebbero potuto soffrire per mano del nuovo governo ucraino. Ciò che contava è la terra – il porto e il suo valore per la flotta russa.

Nessun referendum può dare un titolo valido per trasferire quella terra a Mosca. Tutti sanno che il territorio in questione è ucraino, come dimostra il sito web del Cremlino, e tutti coloro che volevano essere russi, erano liberi di prendere il primo aereo ed andarsene.

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