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12 dicembre 2017

Il fantasma aggressivo russo | Russia


Il vero confronto tra la Russia e la sua controparte occidentale si nota nell’assiduo impegno russo alla ricerca di continui moventi per guastare la comunità euro-atlantica. Mosca non disdegna alcun mezzo.

La minaccia militare russa sta preoccupando l’occidente da oltre 300 anni, anche se negli ultimi decenni, con la caduta del regime comunista, l’adesione della Polonia alla NATO e all’UE la situazione è certamente cambiata, ma il vicino orientale dell’Unione si sta alacremente adoperando per non far dimenticare a nessuno il rischio di una sua incursione, prestandosi inoltre per farla apparire vera. Ed in realtà esiste.

Nello stesso momento, va notato che nonostante un gran numero di opere giornalistiche e di letteratura analitica, non è così facile trovare corrette stime degli obiettivi nella politica estera russa, come rimane oggetto di accese discussioni (spesso infruttuose) di esperti politici internazionali la questione di cosa guida i russi nei loro piani e di come hanno agito per molti anni.
È abbastanza ovvio che, per comprendere la strategia di sicurezza della Russia, è necessario conoscere quali sono i suoi obiettivi e i criteri che ne guidano le scelte.

L’obiettivo e il compito più importante dell’oligarchia del Cremlino è di preservare il potere, non consentire processi di sviluppo che la minacciano e allo stesso tempo deve indebolire gli oppositori politici e ideologici. Per chiarire ulteriori argomenti, si dovrebbe ricordare un’ovvia verità: la Russia è uno stato autocratico che non riconosce valori come la democrazia e la libertà di parola. I suoi leader non perderanno mai il potere tramite le elezioni, quindi sono orientati ad ostacolare la formazione di un’opposizione efficace come di bloccare qualsiasi tentativo che potrebbe aiutarla dall’estero. Per proteggere un simile sistema, è stata creata una speciale ideologia all’interno della quale la Russia agisce come un punto di riferimento globale, mentre la democrazia liberale sembra essere una fonte di debolezza e declino.

Negli ultimi anni, a Mosca ci sono stati motivi di preoccupazione: le rivoluzioni in Georgia e in Ucraina, la cosiddetta primavera araba, e infine la rivolta in Maidan, che hanno direttamente influenzato la coscienza della società russa e allo stesso tempo (in un modo diverso) il Cremlino. Il desiderio di spezzare la catena di eventi che hanno portato alla rimozione dei dittatori dal potere, è diventato la causa diretta dell’attacco contro l’Ucraina e l’inizio dell’operazione in Siria. Mosca ha identificato e prevenuto con successo le minacce, e quindi, attraverso azioni determinate ed efficaci, ha raggiunto i suoi obiettivi. Bashar Assad diventerà senza dubbio il partner più forte nei negoziati sul futuro della Siria. Persino gli americani e i loro alleati europei non ne stanno più discutendo.

In Ucraina, a sua volta, la guerra continua. Questo Stato è sotto la costante pressione militare e politica di Mosca, e nei prossimi anni Kyiv non avrà nessuna possibilità di una vera e reale conversazione d’appartenenza all’UE e alla NATO. Le autorità ucraine devono costantemente resistere alle azioni russe, sono sottoposte a questioni di legittimità e sono colpite nei loro interessi vitali.

Per la Russia l’elemento comune delle guerre in Ucraina e in Siria sono gli Stati Uniti – oltre che essere il principale rivale e punto di riferimento della sua politica estera. Nel quadro russo dell’ordine globale, gli Stati Uniti sono il principale fattore che da vita alla politica mondiale (sia nel caso in cui pianificano e attuano decisioni concrete, sia quando se ne astengono – intenzionalmente o meno).
D’altra parte invece, è sorprendente come Washington nel XXI secolo abbia prestato pochissima attenzione alla Russia (la situazione è leggermente cambiata per l’interferenza di Mosca nelle elezioni presidenziali americane), i russi al contrario, hanno collegato quasi tutti gli eventi del mondo con le azioni degli Stati Uniti. Dall’inizio della crisi ucraina, e ancora oggi, l’intero apparato propagandistico russo ha promosso l’idea che gli americani avessero ispirato un colpo di stato e contribuito alla caduta e fuga di Viktor Yanukovich, anche se gli Stati Uniti sotto Barack Obama (a differenza della Polonia e dell’UE) non avevano nessuna politica verso l’Ucraina.

Sono gli Stati Uniti, e non gli alleati ucraini in Europa, che sono l’obiettivo della propaganda e della politica russa. I russi con l’UE sono sempre stati molto sottili e abili. Mosca ha apprezzato il “pragmatico” approccio di Berlino, Parigi o Roma, che teneva conto dei suoi interessi. Le critiche alle carenze di democrazia “sovrana” russa nelle capitali europee è stato “venduto” come se fosse solo un punto di vista. Il Cremlino si è limitato alle relazioni dei media dopo gli incontri ufficiali, mentre nell’approccio ai progetti di business congiunto non ha quasi mai attuato un cambiamento (questo è il caso, ad esempio, della costruzione del gasdotto Nord Stream).

I russi hanno coerentemente aderito ad un principio: discutere le questioni importanti direttamente con i leader dei paesi europei senza avviare negoziati con gli organismi dell’UE e i suoi rappresentanti. La crisi politica scoppiata dopo l’annessione della Crimea e l’attacco all’Ucraina ha complicato le relazioni russe con Germania e Francia, i principali architetti e “avvocati” degli accordi di Minsk, ma i metodi della diplomazia russa sono rimasti invariati, come si può vedere per esempio, nelle recenti dichiarazioni dei politici dei quattro paesi di Visegrad o della Bulgaria.

Divide et impera
Ed eccoci ora al successivo obiettivo di politica russa: la demolizione della NATO e dell’Unione europea. Quando alcuni Stati membri d’ambedue le organizzazioni hanno indirizzato le proprie politiche nei confronti della Russia, Bruxelles ha criticato le azioni di Mosca perché l’azione andava contro i propri valori. L’Unione europea, che Mosca considera debole, non pericolosa e nemmeno degna di speciale attenzione, è diventata per molti paesi dell’Europa orientale un simbolo di stabilità sociale, legalità e prosperità. Sembra essere l’esatto opposto del “mondo russo”, che si basa sulla logica derivata dall’esperienza del KGB e consente di corrompere o intimidire partner e avversari. Se rivaleggiando con loro è impossibile vincerli, significa che è necessario fare in modo che la comunità si divida per liti interne.

La Russia, quindi, guidata da questo principio, appoggia tutte le tendenze nazionaliste, separatiste, populiste e autoritarie in Europa, portando alla distruzione della NATO e dell’UE, che sono basate sulla solidarietà cooperativa tra stati democratici. D’altra parte, la compartecipazione dei vari stati alle due istituzioni, è una minaccia agli interessi di Mosca. Il susseguente compito di politica russa è di mantenere il controllo nello spazio post-sovietico, che in passato era definito il “vicino estero”. Uno dei capisaldi della strategia russa, è il suo “diritto” ad una posizione politica dominante in tutti i paesi dell’ex Unione Sovietica, ad eccezione degli Stati baltici. E, anche se la Russia si è già ingoiata l’amaro boccone che non potrà avere il ruolo di egemone come lo svolgeva in precedenza, per Mosca è assolutamente necessario e naturale lottare contro la diffusione su questo territorio dell’influenza di altri giocatori (in particolare gli Stati Uniti e l’UE, ma anche Turchia o Cina).

In pratica, contrastando il potenziale riavvicinamento con l’Unione europea e la NATO, questa strategia si trasforma in una lotta contro la democratizzazione di questi stati, e, contemporaneamente, propone tentativi per creare strutture alternative, come il Commonwealth degli Stati indipendenti, l’Unione di Russia e Bielorussia, o l’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva e l’Organizzazione di cooperazione di Shanghai. In questo contesto, l’attacco russo alla Georgia o all’Ucraina, dal punto di vista di Mosca, diventa un’operazione difensiva, perché l’obiettivo strategico è quello di bloccare a questi Stati la via verso la NATO e l’UE.

Un fattore essenziale che consentiva di prevedere la portata dell’attività militare russa è sempre stata una valutazione della potenziale reazione del nemico. Le operazioni militari in Georgia, Ucraina e Siria sono diventate una realtà perché i russi erano convinti di poter raggiungere tutti gli obiettivi militari senza il timore di una risposta occidentale (dalla NATO, dagli Stati Uniti). In queste guerre non c’erano grandi rischi. La situazione più pericolosa è stato il conflitto in Ucraina. I russi erano a conoscenza dello stato catastrofico dell’esercito ucraino, ma per loro è stata una sorpresa che le unità di volontari avessero mostrato un tale altruismo, e i sentimenti filo-russi al di fuori del Donbas si sono dimostrati non forti come previsto.

Le decisioni del Cremlino si sono sempre basate sul calcolo a freddo e sono state messe in pratica secondo un piano prestabilito in cui le potenziali minacce (come si è scoperto in seguito) sono state determinate correttamente. Non si è trattato di spontanee operazioni avventurose, ma di un esempio dell’uso quasi esemplare di mezzi militari per raggiungere obiettivi politici.

In che modo queste informazioni aiutano a valutare le odierne minacce militari per la Polonia e i paesi del fianco orientale della NATO?
Il discorso politico russo, e in passato sovietico, naturalmente, è sempre stato costruito sull’idea che Mosca doveva difendere la propria sovranità dalle invasioni dell’Occidente, della NATO e degli Stati Uniti, ma ora finalmente s’è adeguato alla realtà. Con un avvertimento: per lo stato russo, l’Occidente non rappresenta una minaccia militare, ma una civiltà.

Tuttavia, questa sfumatura scompare dalla logica degli strateghi del Cremlino, quindi risulta che per respingere un attacco, è necessario costruire il potenziale militare e isolare la società russa dalle influenze del mondo democratico, anche a costo del proprio sviluppo economico. Sorprendentemente, Mosca oggi si è più avvicinata alla Corea del Nord che agli stati europei. Nel vecchio continente, tutti capiscono che la politica estera russa è distruttiva.

Apparentemente, la Russia è molto stanca di fingere di poter diventare uno stato democratico e pluralista. I leader del Cremlino, cercando di mantenere il potere, spaventano il mondo con le loro armi, ma si rendono conto che non hanno altri strumenti. Inoltre, quando prendono decisioni strategiche, possono permettersi di non prestare particolare attenzione all’opinione pubblica. E, sebbene i militari e i responsabili politici russi si stiano chiedendo se un attacco ad uno dei membri della NATO possa significare un confronto con l’Alleanza, la Russia non è interessata ad attaccare i Paesi Baltici, e tanto meno la Polonia. Il Cremlino ora ritiene che la NATO abbia imparato dalla crisi ucraina e sia in grado di dimostrare chiaramente che è pronta a proteggere davvero i suoi membri; Mosca ha presente anche il serio potenziale militare che oggi ha l’Ucraina. Allo stesso tempo, la Russia sta cercando di crearsi una reputazione di stato forte in termini organizzativi e militari, in grado di proteggere i suoi interessi nella regione e nel mondo.

Un esempio di ciò sono gli esercizi di propaganda “Occidente”, che hanno permesso ad alcuni degli alleati di vedere la vera portata della minaccia russa. Ora Mosca vuole legittimare l’annessione della Crimea e ottenere la revoca delle sanzioni economiche, e per affrontare la crisi mondiale pone la questione di quale impatto possano avere sul prezzo del petrolio e del gas. Il vero confronto invece, è dove la Russia è impegnata nella distruzione della comunità euro-atlantica. In questa zona, i russi non si piegano in nessun modo. Dal loro punto di vista, i problemi interni europei e la tensione che si è creata nei rapporti tra Europa e Stati Uniti sono un’eccellente opportunità, “L’alternativa per la Germania”, Syriza, il “Fronte nazionale”, “Per un migliore partito d’Ungheria”, i sostenitori di Brexit o i separatisti catalani, La Lega, Ms5 – sono gli “utili idioti” nella versione 2.0.

Grazie agli alleati in Europa e alla decisione degli Stati Uniti di garantire che il potere in Russia resti “sovrano”, cioè antidemocratico, i russi otterranno grandi successi non con l’invasione dei Paesi Baltici o della Polonia, ma lavorando per il collasso dell’ordine esistente.

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