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12 dicembre 2017

Russia: quale presidente? | Russia


Le elezioni presidenziali russe del 2018 si stanno trasformando in un vero caso politico. Putin è un candidato non dichiarato e Navalny è uno non registrato che avrà una vera influenza. Il Cremlino è ora gestito da reggenti attorno ad un sminuito presidente, mentre la discussione si sta già concentrando su come sarà l’era post-Putin.

La scena politica russa sta entrando in una nuova fase. Il candidato ufficiale alla presidenza non si è dichiarato per le elezioni di marzo 2018 ed è sempre più assente, con la maggior parte delle discussioni all’interno dell’élite dirigente che non si concentra sulla prossima fase dell’era Putin, ma su quella che costituirà l’era post-Putin.

In Russia è tornata la vita politica. Chi l’anno scorso si sarebbe aspettato che Alexei Navalny, meglio conosciuto come l’attivista anti-corruzione, sarebbe stato in grado di lanciare un colosso di quindici mesi di campagna pre-elettorale? L’ha fatto. I russi erano tanto abituati all’idea che nessuno avrebbe potuto influenzare una loro campagna elettorale, che si sono semplicemente dimenticati che qualcuno potesse provare a combatterne una.

Verso la metà dell’anno è diventato chiaro che gli incontri pubblici di Navalny erano più che un attivismo civico e che era in corso una attiva campagna elettorale politica. Il palcoscenico politico russo è stato pieno di vita, il che ha reso l’assenza di Putin ancora più evidente e il suo silenzio più forte. Il problema per il Cremlino è che mentre l’importanza dell’elezione di marzo 2018 molti l’hanno descritta come una formalità ed è cresciuta come irrilevante, non è aumentata di pari passo la statura del presidente Putin. Navalny sta ponendo una sfida e una doppia domanda al Cremlino: cosa farai con me? E con queste elezioni?

Con le elezioni, a meno di quattro mesi di distanza dal giorno del voto, Putin non ha ancora dichiarato la sua candidatura che tutti si aspettano. Nei media è sempre più visibile, eppure come prima, non riesce a convincere che è l’autore dell’attività politica della Russia e che è ancora il leader che s’assume tutte le responsabilità. In breve, gli scrittori del Cremlino che stanno mettendo insieme la sceneggiatura per il 2018, ora temono che Putin sia diventato il leader di nessuno, che ora sia più simile al centro della nazione, un’entità fissa contro cui si scontrano altre forze.

Alla fine del 2017, è ora possibile parlare di un sistema che funziona senza Putin. Il presidente non agisce in sintonia con la sua cerchia ristretta e ognuno si sente a disagio, e sta diventando molto avaro negli interventi per risolvere le lotte di potere all’interno dell’élite. Putin non è mai stato interessato alla “politica” classica, l’ha sempre vista come un termine vuoto, ciò significa che il presidente apolitico non prende posizioni precise sui problemi, ma rende più facile l’assunzione di decisioni a suo nome.

Al giorno d’oggi, c’è sempre più l’impressione che “il capo sia lontano”. La gestione della Russia, che è formalmente esercitata dal presidente, è stata quasi interamente assorbita dalla sua cerchia ristretta e dall’amministrazione presidenziale, che ha cessato di essere solo uno staff generale ed è diventata un giocatore con suoi speciali interessi. Per dirla in un altro modo, il presidente stesso ha improvvisamente scoperto di essere circondato da “reggenti” con vari gradi di potere. La Russia sta sviluppando un regime di reggenza collettiva.

Più ci si addentra nell’amministrazione presidenziale, meno troviamo l’amministrazione e più vediamo le regole di palazzo. L’attaule “corte di sua maestà imperiale” considera come sua proprietà tutto ciò che è nel bilancio dello Stato o può essere reso liquido, sia che si tratti di posizioni governative, territori, minacce, persone o infrastrutture. Nel frattempo, Sergei Kiriyenko, il primo vice capo dell’amministrazione, sta presidiando la Russia di Putin fino al ritorno di Putin. È il manager degli straordinari. Aspetta gli ordini, ma nessuno si fa vedere.
Il sistema non funziona da solo senza un Putin pienamente funzionante, ma manca anche di qualsiasi direzione strategica. Si fa molto rumore per “assumere giovani”, ma in realtà non si sta verificando un ringiovanimento politico. Il nuovo staff non ha un programma su cui poter lavorare ed è strategicamente inutile secondo il modello attuale. Solo quando l’ambiente politico si disgregherà, potrà acquisire un potere reale. Oggi si usa la parola “tecnocrate” per definire i giovani funzionari del governo russo, ma ciò che in realtà questo termine significa è che queste persone fanno parte della transizione verso la Russia post-Putin.

L’atmosfera all’interno dell’apparato governativo diventa sempre più paurosa, mentre si sta intensificando la rivalità tra le agenzie di sicurezza. Gli arresti che avvengono nelle cerchie del Cremlino non succedono secondo un “piano di Putin”, ordinato dall’alto, ma sono piuttosto una manifestazione di competizione per il potere.
Se vogliamo comprendere il panorama pre-elettorale russo, dobbiamo prima capire l’agenda del Cremlino del 2018. L’obiettivo politico a breve termine non è quello di arrivare ad una Russia post-Putin, si tratta di pianificare una transizione. Ma vale la pena notare che le discussioni riguardano esclusivamente la salvaguardia del sistema, non la preservazione di Putin. (Putin stesso, va detto, è sicuro di avere la sua opinione su questo argomento.) A differenza di Putin, questo è un sistema deciso a non sparire, ed è gestito da campioni nell’arte della sopravvivenza.

Le capacità degli strateghi elettorali sta ora affrontando un test particolarmente severo. Per tre elezioni presidenziali di fila, nelle elezioni del 2004, 2008 e 2012, hanno lavorato per rendere le campagne una zona senza politiche in cui il risultato era completamente predeterminato. Navalny ora sta lavorando duramente per rovinare questa sceneggiatura e rendere il prossimo voto un vero concorso. Lo ha fatto scegliendo di mettersi davanti e decidendo di combattere fino alla fine. Sia che Navalny sia registrato o meno come candidato ufficiale, è riuscito rendere di nuovo le elezioni un adeguato processo politico.

Anche se Navalny non è registrato, sarà comunque una spinta per la sua campagna, e sarà in grado di mobilitare una vasta gamma di persone. In tal caso, affronterà alcune questioni politiche difficili: dove dirigere questa forza potente e come raccomandare di votare. Ecco dove esiste un’apertura politica per la società liberale, Ksenia Sobchak. Se a Navalny viene effettivamente rifiutata la registrazione, Sobchak potrebbe ottenere un impulso politico conquistando il suo elettorato. Tuttavia, ci sono grossi interrogativi sulla sua capacità politica e sul fatto che possa fare qualcosa come ha fatto Navalny per creare una struttura nazionale.
L’inizio del mandato presidenziale 2018-2024 sarà l’occasione per fare affari al più alto livello. L’accordo non riguarderà più degli interessi di un vecchio signore stanco, né potrà contare esclusivamente sulla cerchia dei “reggenti” del Cremlino, che hanno un interesse troppo grande per ottenere il controllo su Putin mentre si indebolisce.

Il contratto che verrà stabilito dovrà avere un obiettivo saldamente fissato e una scadenza, che può essere il 2024, per quando ritornerà in Russia un nuovo tipo di politica e ci sarà una vera pianificazione strategica per il futuro. Potrebbe anche essere il momento in cui Putin ritroverà il suo volto politico, un volto che ha cancellato con anni di decisioni sbagliate.

Anche se Putin è un candidato non dichiarato e Navalny è uno non registrato, la corsa tra di loro si sta avvicinando al culmine attorno al periodo di Capodanno. Presto lo stato dovrà cercare di registrare Navalny per l’elezione o rifiutarlo. Entrambe le opzioni potrebbero innescare una crisi.

In entrambi i casi, Putin dovrà combattere contro il Partito di Navalny, registrato o non, composto da decine e centinaia di migliaia di cittadini russi. Questo sarà il principale conflitto della campagna, non quello tra Putin e Navalny, ma quello tra Putin e i sostenitori di Navalny. Queste persone non sono solo i sostenitori del loro candidato, ma i più determinati sostenitori della transizione, del passaggio della Russia nel futuro post-Putin.

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