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12 dicembre 2017

Un favore a chi? | Ucraina


Nel mese di gennaio 2011 ho visitato per la prima volta la Georgia, paese di cui Mikheil Saakashvili era presidente e godeva di un suo rating popolare piuttosto elevato. Tuttavia, al momento stavano nascendo sentimenti di protesta, seppur non fossero ancora completamente strutturati. L’evenienza era attivamente discussa dal pubblico, e anche dalle mie amicizie georgiane, tanto da sentirmi autorizzato a chiedere se loro supportassero il capo dello stato in carica. La risposta non è stata negativa, ma ciò che mi ha colpito è che hanno aggiunto: “Abbiamo un’opposizione che a farne parte fa semplicemente ribrezzo!”.

Pochi giorni fa, l’esclamazione georgiana m’è ritornata in mente come una folgore. Quasi otto anni dopo, è di nuovo rimarchevole; ma questa volta in Ucraina.

Una parte attiva della società ucraina non ha per lo più preso bene le notizie di luglio dell’annullamento della cittadinanza ucraina a Mikheil Saakashvili. Non perché Saakashvili sia particolarmente amato, ma perché la giustizia selettiva è inaccettabile. “Oggi – lui, domani – ognuno di noi”, l’idea è semplice, ma abbastanza completa. Erano aspetti tipici dei tempi di Yanukovich.

Le azioni delle autorità hanno sollevato molte domande e preoccupazioni di primi “segni di dittatura e tirannia”. La cittadinanza non è un’indulgenza della santa inquisizione, che può essere semplicemente data e / o portata via; soprattutto quando una persona si trova all’estero. Pochi si sono chiesti chi ne ha beneficiato, ma tanti invece hanno sostenuto che l’azione ha fatto vergognare il paese davanti alla comunità mondiale, forse perché la maggior parte ha una sola cittadinanza. Pertanto, quando a settembre Saakashvili Mikheil Nikolozovich è arrivato al confine, il pubblico ben intenzionato era pronto ad osservare una sessione di troll delle autorità. Le autorità hanno un grado di odio per cui – indipendentemente dalla posizione, dalle circostanze, ecc… – sono semplicemente off limits, e tutti coloro che invariabilmente ricordano questo aspetto ottengono approvazione; altrimenti la tua valutazione sarà simile a quella del Movimento di Forze Nuove.

Certo, nessuno si aspettava una “svolta”. Primo, era impossibile immaginare che le agenzie in divisa avrebbero permesso una cosa del genere; secondo, nessuno avrebbe potuto immaginare che una persona che si descrive come un “patriota dell’Ucraina” profanasse il suo confine; oltretutto mentre, nel quarto anno di guerra, la gente continua a morire per ogni metro dello stesso confine all’estremità orientale del paese.
Pertanto, i cittadini attivi (i sostenitori ideologici di Saakashvili, i membri del partito e gli associati non contano) nel corso della giornata del 17 settembre hanno drasticamente cambiato la loro opinione sugli eventi. Da lieve approvazione al mattino, a rifiuto alla sera.
Il 5 dicembre, la situazione si è ripetuta.

Quando le forze dell’ordine in uniforme hanno invaso via Kostyolna nelle prime ore del mattino, non si sono recati sul posto solo i colleghi di carriera dell’ex presidente georgiano, ma anche diverse centinaia di “cittadini arrabbiati” (residenti di Kyiv, ovviamente). Quelli che spesso costituiscono il “nucleo” di ogni seria protesta. Coloro che si sono ammalati per l’arbitrarietà delle autorità – bugie, corruzione e copertura reciproca. Quelli che fanno solo domande logiche: perché i difensori della legge sono così attivi nei confronti del nemico personale del presidente Poroshenko, ma non notano il passaporto russo del sindaco di Odessa, Gennadiy Trukhanov, il passaporto britannico di Roman Nasirov, o i sindaci separatisti, o di punire gli architetti dell’ex regime sanguinario? Perché per anni si è parlato di de-oligarchizazzione e i risultati sono pari a zero?

Non tutti sanno chi è Kurchenko, ma è chiaro a tutti che il paese sta chiaramente andando nella direzione sbagliata.
Quindi, quello che è successo in via Kostyolna al mattino è stata una classica rivolta spontanea. Come una partita accesa e morta solo da un colpo di fortuna. È stata una rivolta che potrebbe ripetersi – spesso tali processi hanno un “effetto cumulativo”.

Le persone che si sono precipitate non pensavano alla “nonna di Saakashvili” che apparentemente ha pagato un ampio attico con accesso al tetto. La gente era più interessata ad osservare la legge, l’accesso agli avvocati, ecc. Hanno paragonato immediatamente Poroshenko a Yanukovich e Saakashvili a Tymoshenko. E, anche se la metafora è chiaramente un’esagerazione, i ranghi neri delle truppe a scopo speciale, vandalizzando le superfici stradali e bloccando il furgone con Mikho non hanno fatto altro che rafforzarne le somiglianze. Fino al punto in cui Saakashvili è stato fatto uscire dal furgone. Poi, come al solito, lui ha cominciato a dire e fare ciò che avrebbe fatto qualsiasi persona.
Non deve nemmeno sorprendere il controllo dei media per simili eventi: Saakashvili attirerà sempre l’attenzione dei giornali, come ex presidente è un personaggio pubblico, e il fatto che all’inizio ha evitato l’arresto salendo sul tetto del suo condominio ha suscitato l’interesse di molti.

Tuttavia nessuno (o non l’ho notato) ha reso un’analisi almeno di base delle recenti azioni o affermazioni di Saakashvili, che sono in realtà molto rilevanti. In effetti, sono le azioni e le dichiarazioni di Saakashvili che sono fondamentali per capire cosa c’è dietro agli eventi successi il 5 dicembre; ignorando questo, molti commentatori hanno mancato il nodo centrale.

Torniamo un attimo indietro.
Saakashvili è entrato illegalmente nel paese in modo pubblico. In quale posto del mondo ciò potrebbe accadere?
A metà novembre ha partecipato alla messa in scena di un campo di protesta permanente (molto piccolo) fuori dal palazzo del parlamento. Accanto a Yulia Tymoshenko, Saakashvili ha generato una situazione potenzialmente pericolosa: ha sfruttato le lamentele – seppur giuste – dei veterani delle forze armate coinvolgendoli nelle proteste.

Già ben tutti sono a conoscenza della tragedia che è successa nell’agosto 2015 con il cinico utilizzo delle persone che hanno servito il loro paese; ma Tymoshenko e Saakashvili continuano ad ignorare il pericolo.
Mentre lo stesso ex presidente georgiano non ha attentamente superato il limite parlando di una rivolta armata contro il governo – certamente impopolare – ma eletto dell’Ucraina, il movimento di cui è figura rappresenta sicuramente persone che chiedono tali azioni. E, in particolare, i suoi sostenitori lo hanno semplicemente trascinato via dalla detenzione legale delle forze dell’ordine, da cui era ed è ricercato per essere interrogato in relazione a gravi questioni. Se tali accuse sono vere, la decisione spetterà ad un tribunale.

Ma immaginiamo per un secondo una scena simile per le strade di Mosca: una persona arrestata che viene poi rilasciata per l’intervento della folla … Come avrebbe reagito la polizia russa? Avrebbe mostrato il controllo delle forze dell’ordine ucraine o ci sarebbero state delle vittime?
La colpa? Di Poroshenko, naturalmente!
Qualche saggio popolare sostiene che il presidente Petro Poroshenko ha follemente dato ossigeno ad un rivale “bruciato”: la stella Saakashvili si stava ritirando in Ucraina e Poroshenko gli ha dato un sacco di pubblicità gratuita dopo averne ordinato l’arresto. Ma cosa avrebbe dovuto fare? Stargli dietro e permettergli attività presumibilmente illegali e / o pericolose?

Per lo stesso motivo, se qualcuno ha espresso che sia per l’attraversamento del confine che per gli avvenimenti più recenti, Poroshenko stia dando la colpa a Sakaashvili perché così si fa della pubblicità, è meglio che si sieda ed osservi il sole con una birra davanti e cominci a pensare seriamente al suo stato mentale.
Poi c’è la scuola di pensiero che Poroshenko si sta muovendo per abbattere i rivali politici, e che ora è “rabbioso” come l’ex presidente Viktor Yanukovych, che è fuggito dalla nazione durante la rivoluzione EuroMaidan il 22 febbraio 2014. Il primo ostacolo ad una tale teoria è che la “logica” non riesce a superare i sondaggi di opinione: Saakashvili ha un punteggio di popolarità così basso che non può essere considerato un serio rivale politico.

È vero che nella sua piccola cerchia di sostegno, Saakashvili è riuscito a posizionarsi come la chiave per sconfiggere il sistema oligarchico e la corruzione, e tale sforzo ha avuto successo in un pubblico molto ampio in cui ogni critica a Saakashvili viene interpretata come un tacito supporto a Poroshenko. Però, questa è un’altra linea di pensiero errata, e forse ciò che è successo in Via Kostyolna è sufficiente una volta per tutte per superare completamente questo ridicolo episodio di Saakashvili.
Durante una conferenza stampa convocata nel corso della giornata, il principale poliziotto del paese, Yuriy Lutsenko, ha fatto ascoltare una registrazione tra Saakashvili e un miliardario ucraino, Sergey Kurchenko, fuggitivo e residente a Mosca. Nella riproduzione, i due uomini vengono intercettati mentre discutono dei finanziamenti per le attività di Saakashvili in Ucraina.

Un problema per alcuni è che lo stesso Lutsenko ha problemi di immagine e credibilità, tuttavia, l’intercettazione che è stata presentata ha due possibilità: o si tratta di un elaborato falsificato in cui sono coinvolti il procuratore generale e quasi certamente anche il presidente, o, il soprannome “Mosca Misha” non si applica solo al generale Mike Flynn.
È abbastanza facile concludere che una delle voci su quel nastro è in effetti quella di Misha Saakashvili, mentre affermare che la seconda voce sia quella di Kurchenko non è così certo. Ma nemmeno lo stesso Lutsenko si può permettere di presentare prove che i finanziamenti per queste azioni destabilizzanti vengono fornite da Mosca, forse da persone legate a Yanukovich, un altro fuggitivo dalla legge del quale Kurchenko ne era il portaborse, se non sono più che certe (Anche se dal punto legale ci sarebbero molti appunti da fare, magari potrà essere motivo di un nuovo lavoro).

Dopo l’uscita del nastro, alcuni che si erano schierati con Saakashvili hanno riferito d’avere alcune questioni serie a cui ora dovranno rispondersi. Speriamo che un grande numero di sostenitori ora s’interroghino per le loro azioni delle ultime settimane o mesi, e si rendano conto che se vogliono vivere in un paese in cui viene rispettato lo stato di diritto, strappare le persone dai furgoni della polizia non è una pratica “normale”, a prescindere da chi lo fa e per qualunque causa.
Per non perdere l’occasione d’infangare l’Ucraina, il giornalista russo Leonid Bershidsky ha condiviso una sua analisi sulla situazione di Saakashvili e allo stesso tempo sull’Ucraina in generale, attraverso la sua piattaforma su Bloomberg. Il suo lavoro contiene uno sguardo onesto e dignitoso della miriade di problemi che l’Ucraina sta ancora affrontando, mescolata con una megadose di non ben velata, ma ancora ingoiata da molti, disinformazione. Non doveva essere difficile da capire: già il titolo lo spiegava. Molte persone che ben conoscono la verità lo hanno condiviso, anche alcuni dei miei amici, ciò però, mi ha fatto male al cuore e mi ha spinto a scrivere questo pezzo, un argomento per il quale non avevo nessuna voglia d’intervenire.

Cosa sostiene Bershidsky? Nel titolo “L’Occidente appoggia l’uomo sbagliato in Ucraina” mette in dubbio l’integrità dei processi democratici del paese suggerendo che questa Nazione è essenzialmente sovvertita dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea. E, nel proseguo dell’articolo, lo scrittore implica chiaramente che la parola “sostenuto” è intercambiabile con “selezionato” o installato”.

Nell’analisi di Bershidsky, si sostiene che Poroshenko “sembra più antico del suo predecessore” e “parla un inglese passabile”, e perché lui e l’ex primo ministro Arseniy Yatseniuk “sapevano cosa il Dipartimento di Stato americano e il vicepresidente Joe Biden … volevano sentirsi dire”, “come l’Ucraina è emersa dal caos rivoluzionario … gli Stati Uniti, e con essi l’UE, hanno appoggiato Poroshenko e Yatseniuk come i futuri leader dell’Ucraina”. Poi, Bershidsky prosegue: “Hanno vinto le elezioni”.
Che questo racconto di un’Ucraina asservita alle potenze occidentali e incapace di fare le sue scelte sia in linea con ciò che il Cremlino vorrebbe farci credere non è una semplice coincidenza; ma riflette anche le influenze a cui Bershedsky è stato esposto e che ha scelto di accettare. Che gli altri non vedano questo quando lo leggono e condividano l’articolo, beh, è sorprendente e rattristante.

Arseniy Yatsenyuk è diventato primo ministro dell’Ucraina il 27 febbraio 2014. Si è insediato cinque giorni dopo che Yanukovych è fuggito a Mosca portando con sé il più corrotto dei suoi coorti, incluso il precedente primo ministro Mykolo Azarov. Yatseniuk è stato nominato primo ministro in un modo corretto, attraverso un voto nel parlamento ucraino legittimamente eletto. Quel parlamento è stato eletto nel 2012, e nel pieno complemento di 450 membri, 371 deputati hanno votato a favore di Yatseniuk. Novantaquattro dei 371 voti che lo hanno posto a primo ministro sono arrivati dal Partito delle Regioni. Il processo non ha avuto nulla a che fare con gli Stati Uniti o l’Unione Europea; non avevano voce in capitolo e nessuna influenza sulla scelta dei membri eletti del parlamento.

Poroshenko è stato nominato presidente per un motivo: era la scelta meno peggio. In una giornata afosa, il 25 maggio 2014, gli ucraini di tutto il paese lo hanno visto come la loro migliore speranza e lo hanno votato. Il margine della sua vittoria era tale da non richiedere un secondo turno di voti: Poroshenko ha ricevuto oltre il 50% dei voti nel primo turno delle elezioni, e non ha avuto nulla a che fare, ancora, con l’UE o gli Stati Uniti o le loro scelte, opinioni o preferenze.

Possiamo solo sperare che nelle prossime elezioni presidenziali in Ucraina, il popolo ucraino possa effettivamente avere la novità di avere la possibilità di votare per un buon candidato invece che dover selezionare il meglio tra pochi.
Nella conversazione con Saakashvili, Kurchenko ha chiaramente “elaborato” un certo scenario. La questione che si pone è cosa ha ricevuto in cambio Kurchenko?

Richieste legittime di un certo numero di parlamentari (compresi quelli che sostenevano e sostengono Saakashvili), ma mentre stavano dando una calma e dettagliata spiegazione sono stati prevedibilmente inghiottiti da una nuova ondata di populismo, con frasi del tipo “Non so nemmeno chi sia Kurchenko” (allusione a “Non ho infranto il confine – la gente mi ha spinto”).

A un tale ritmo, si potrebbe iniziare a dire che non si conosce Igor Kolomoyskyy o Oleksandr Onishchenko. Anche se sono stati criticati senza pietà. Recentemente hanno avuto un incontro molto bello a Ginevra. Niente di personale, “il nemico del mio nemico è mio amico”, non scegliamo i metodi e i vincitori non saranno giudicati.
Ma non importa come finisca l’attuale round dello scandalo Mikho (e, ovviamente, non finirà presto), Saakashvili non sarà più in grado di vincere. Il populismo e le menzogne ​​sono metodi efficaci nel confronto politico, ma non di questa qualità e non in tali quantità.

Le autorità non vinceranno questa lotta di sicuro. È chiaro che stavano liquidando le valutazioni pubbliche con l’uso dei macchinari amministrativi. È anche chiaro, specialmente per i partner occidentali, che stavano sostituendo il bianco con il nero.
Le forze dell’ordine sono certe di non vincere questa lotta. Se il caso andrà in tribunale, Kyiv e la regione finiranno semplicemente in popcorn. Una semplice domanda: avrebbero potuto catturare Saakashvili senza effetti speciali consegnandogli un invito a comparire nell’ufficio dell’investigatore? Potrebbero averlo fatto, e dovrebbero averlo fatto. La scelta tra il risultato e gli effetti speciali, è a favore del primo, soprattutto sullo sfondo di un nuovo round di “guerre di poliziotti” e la chiara posizione dei partner americani su di esse.

Il paese non vincerà sicuramente questa lotta.
Ma è già stata vinta da Putin. Oggi tutti i partecipanti al processo, grazie ai loro sforzi congiunti, gli hanno reso un eccellente favore. È successo semplicemente per caso?

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