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14 dicembre 2018

CIO: una lezione di sanzioni | Russia


Il Comitato Olimpico Internazionale ha punito il regime, ma non i russi stessi.

I paesi che cercano una forma efficace di sanzioni contro il regime russo del presidente Vladimir Putin, dovrebbero approfondire come il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) ha vietato alla sua controparte russa la partecipazione ai Giochi invernali di Pyeongchang. La soluzione del CIO riesce a ferire il regime e a non punire i russi; ma inoltre costringe il regime a mostrare nazionalmente se si preoccupa di più di sé stesso o del suo popolo.

Il rapporto della Commissione Disciplinare del CIO, su cui si basa il divieto, evita le generalizzazioni politicizzate dell’esistenza di un sistema di doping “statale”, come era stato “chiarito” nella prima versione del rapporto del professore di diritto canadese Richard McLaren che aveva preparato per la Agenzia Antidoping Mondiale, la quale ha scatenato rappresaglie contro atleti russi che gareggiano in più sport. Tuttavia, afferma che varie istituzioni russe, come il ministero dello Sport e ROC [Comitato Olimpico Russo] non hanno adempiuto alla loro responsabilità legale d’assicurarsi che gli atleti russi fossero puliti; cancella anche le assicurazioni del ministro sportivo Vitaly Mutko che la situazione non si ripeterà e fa notare che le istituzioni russe non hanno assicurato il fair play, per cui devono essere ritenute responsabili.

E, dopo aver sottolineato che non sta punendo il paese, ma solo le sue istituzioni corrotte, il CIO ha bandito Mutko e il suo ex vice, Yuri Nagornikh dai futuri giochi olimpici, ha vietato ai funzionari del ministero dello Sport di recarsi a Pyeongchang ed ha sospeso l’iscrizione al CIO del Presidente di ROC, Alexander Zhukov.

Gli atleti russi, al contrario, non hanno ricevuto nessun divieto. Così, dato che non gareggeranno sotto gli auspici di ROC, le loro uniformi non potranno far apparire la bandiera russa, e se dovessero aggiudicarsi uno dei primi tre posti, in loro onore verrà inneggiato l’inno olimpico, piuttosto che quello russo. Però, gareggeranno come “atleti olimpici provenienti dalla Russia”, cioè come russi.

In caso di vittoria, il testo del divieto non impedisce agli atleti di drappeggiarsi nella bandiera russa, o di cantare l’inno russo; mentre il giocatore di hockey, Ilya Kovalchuk ha suggerito alla squadra che “è volontà di Dio che ci comportiamo bene”. Inoltre, la decisione di CIO afferma che il divieto potrebbe essere revocato prima della cerimonia di chiusura dei giochi – e se dovesse succedere, gli atleti russi potranno marciare con la loro bandiera nazionale.

Agli atleti russi, non è stato nemmeno vietato d’accettare i fondi del governo – in effetti, i fondi dei contribuenti – di modo che possano recarsi alle Olimpiadi e competere.
La Carta olimpica chiarisce che i giochi sono “gare tra atleti in eventi individuali o di squadra, e non tra paesi”; anche se per la maggior parte degli atleti la capacità di rappresentare e celebrare il loro paese è una parte importante del brivido olimpico. Il CIO non toglie nulla ai singoli atleti russi, che per gareggiare possono direttamente candidarsi al Comitato; in pratica ha solo eliminato alle istituzioni ufficiali la pretesa dell’orgoglio della vittoria. In effetti, gli atleti – quelli che non sono stati sospesi per doping e le cui prove mostrano che sono puliti – competeranno per il loro paese, non per il regime che li ha maltrattati perché incapace di sradicare una cospirazione di doping.

Questo tipo d’approccio, al contrario di quello delle sanzioni occidentali contro la Russia, con le sue restrizioni finanziarie su banche e aziende che impiegano centinaia di migliaia di persone, o potenzialmente su prestiti governativi, costituisce un importante dilemma per il regime.
Le sanzioni radicali consentono al regime di dire ai russi: “Queste misure sono contro di voi e contro di noi e sono imposte dai nostri nemici, i nemici della Russia”. Tali sanzioni consolidano solo il sostegno del regime. Ma quando sono solo i funzionari che vengono sanzionati, come nel caso del divieto del CIO, rigirare la frittata non porta nessun vantaggio. La Tv di stato ha già provato a parlarne, sostenendo che i nemici della Russia cercano di umiliarla; ma dubito che il governo russo si spinga fino a dichiarare un boicottaggio delle Olimpiadi di Pyeongchang: per scopi di propaganda cercherà di convincere gli atleti di alto profilo a ritirarsi dalla competizione, ma non fermerà, né vieterà la partecipazione a coloro che vogliono andarci.

Se così fosse, la Russia dovrebbe affrontare ulteriori sospensioni olimpiche e altre nazioni appassionate della gloria olimpica potrebbero reclutare gli atleti russi. Viktor An, il campione di gare di velocità su ghiaccio in tragitti brevi, che la Russia ha reclutato dalla Corea del Sud nel 2011, sostiene di voler andare a Pyeongchang, bandiera neutrale o no: “Mi sono preparato per quattro anni per questo evento, non posso abbandonare tutto”. Inoltre, numerosi commenti sui social network mostrano che un considerevole numero di russi considererebbero come una anormalità se gli atleti non potessero competere per il gusto di impopolari funzionari. Secondo una classifica elettorale dei ministri russi compilata dal sondaggista VTsIOM, Mutko si pone al 21° posto dei ministri più popolari della Russia, su 31.

In assenza di un boicottaggio, il pubblico russo guarderà gli atleti russi gareggiare in Corea e inevitabilmente si ricorderà perché la bandiera russa non è presente ai giochi. Certo, questa è un’opportunità di propaganda per il regime – ma è anche una ragione per cui i russi debbano considerare il loro governo come una delusione. Per il Cremlino, ci potrebbe essere il vantaggio che, mentre si gusta i momenti in cui gli atleti russi sventolano la bandiera di loro spontanea volontà, e forse anche inscenano una marcia trionfante alla cerimonia di chiusura, possano fornire una potente spinta patriottica tanto da compensare l’umiliazione.
Ciò andrà bene anche al CIO: anche i fan dello sport vivono per tali momenti, non solo le macchine di propaganda del governo.

I funzionari olimpici non hanno alcun problema con l’orgoglio russo o la conquista russa – al contrario; ma hanno messo in chiaro che vogliono far rispettare le regole ed assicurarsi che coloro che sventolano i colori nazionali russi siano persone corrette.

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