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23 giugno 2018

Ucraina: referendum per l’adesione alla NATO e all’UE | Ucraina


Non è la prima volta che Petro Poroshenko annuncia i referendum per l’adesione dell’Ucraina alla NATO e all’Unione europea – ne ha parlato per tre anni consecutivi, a partire ancora dalla sua campagna elettorale nel 2014. Questa volta però, ha affermato che i referendum sarebbero stati indetti nel prossimo futuro.

Dal punto di vista tecnico il referendum d’adesione dell’Ucraina alla NATO è facoltativo; e non è né superfluo, né dannoso. E, se l’esito della volontà popolare fosse positivo, avrebbe certamente un tangibile effetto propagandistico. Ciò consentirebbe allo stato e ai negoziatori ucraini di sedersi al tavolo con i membri della NATO e di godere di una più solida posizione negoziale.

Lo Stato ucraino unendosi alla NATO non delegherà nessuna parte della sua sovranità a nessun organismo sovranazionale. Il referendum in sé non garantisce nient’altro che un aumento delle possibilità dell’Ucraina a fare parte dell’Alleanza. Tuttavia, da un punto di vista legale, la procedura non è obbligatoria per aderire all’organizzazione: la NATO non richiede ai paesi aspiranti di tenere i referendum. L’Alleanza sarebbe pienamente soddisfatta dei sondaggi di opinione pubblica.

Inoltre, vige il criterio che tra i membri debba esserci una maggioranza di sostenitori rispetto ai contrari (cioè, non c’è il requisito della maggioranza assoluta). In seno alla NATO non esistono tali organi – tutte le decisioni sono prese per consenso, mentre ogni paese può bloccare qualsiasi mossa.
Nell’Unione Europea la situazione è molto diversa. In questo caso esistono gli organismi sovranazionali, e parte della sovranità dei membri dell’Unione Europea è delegata ai membri della Commissione Europea, e ad altre strutture. Cioè, nel caso in cui l’Ucraina decidesse di aderire all’Unione europea, per Kyiv, in conformità con la sua Costituzione, diventerebbe obbligatorio tenere un referendum per questo argomento, in quanto il paese alla fine cede parte della sua sovranità nazionale.

A tal fine, dovranno essere approvati anche degli emendamenti costituzionali.
Per Poroshenko indire tali referendum può rappresentare un vantaggio nella sua lotta politica interna. Questo perché lo posiziona come il leader sui temi dell’integrazione occidentale. Da un lato, questo è un argomento datato, e Poroshenko ne ha parlato a lungo, d’altra parte, nella situazione attuale, che si trova nel terzo anno di gestione del paese, potrebbe usarli come strumento di mobilitazione politica del suo sostegno elettorale.

Di conseguenza, trascinerebbe i suoi avversari oltre la portata dell’argomento, perché li obbligherebbe a prendere posizione contro l’UE e la NATO, quindi, contro Poroshenko, o a prendere una posizione a favore del referendum, e, di conseguenza, a favore dell’onorevole Poroshenko.

Questo metodo di tecnologia politica, mentre ora Poroshenko parla d’indire i due referendum, si può facilmente percepire; ma diventerà particolarmente vero se i referendum dovessero coincidere con le elezioni presidenziali o parlamentari.

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