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16 dicembre 2018

La Commissione di Venezia e la legge sull’educazione ucraina | Ucraina


“È necessario mantenere un sufficiente insegnamento delle lingue delle minoranze e c’è una problematica disparità di trattamento per le lingue extra UE”, afferma la Commissione di Venezia.

Il gruppo di esperti in diritto costituzionale del Consiglio d’Europa, la Commissione di Venezia, ha adottato il suo parere sulle disposizioni della nuova legge ucraina sull’educazione relativa all’insegnamento della lingua ufficiale nelle minoranze e l’utilizzo delle altre lingue.

Di seguito il testo del comunicato stampa del Consiglio d’Europa.
“È un obiettivo legittimo e lodevole per gli Stati promuovere il rafforzamento della lingua di stato e il suo utilizzo da parte di tutti come un modo per affrontare le esistenti disuguaglianze e per facilitare una più efficace integrazione sociale delle persone appartenenti a minoranze nazionali, ha affermato la Commissione di Venezia. Tuttavia, le forti critiche nazionali e internazionali espresse in particolare dalle disposizioni che riducono la portata dell’istruzione nelle lingue minoritarie sembrano giustificate, a causa di vari motivi”.

“L’articolo 7 della legge, così come adottato, è molto diverso dal progetto di consultazione delle minoranze; esso contiene importanti ambiguità e non sembra fornire le indicazioni necessarie per l’applicazione degli obblighi internazionali e costituzionali del paese. Inoltre, non è chiara l’esatta portata delle garanzie per l’istruzione nelle lingue minoritarie, principalmente limitata all’istruzione primaria”.

“Allo stato attuale, la legislazione consente di cambiare radicalmente il regime linguistico precedente verso un sistema incentrato sull’uso obbligatorio della lingua ucraina come lingua dell’istruzione”. Ciò potrebbe comportare che, per le persone appartenenti a minoranze nazionali, ci siano meno opportunità disponibili insegnate nelle loro lingue. Inoltre, il breve termine per l’attuazione delle nuove regole solleva serie preoccupazioni sulla qualità dell’istruzione”.

“D’altra parte, poiché l’articolo 7 come disposizione quadro non specifica le modalità della sua attuazione, c’è spazio per un’interpretazione e un’applicazione più in linea con la protezione delle minoranze nazionali. La Commissione di Venezia si compiace della disponibilità delle autorità ucraine a utilizzare tali possibilità; ad esempio, attraverso l’insegnamento nelle scuole primarie della maggior parte delle materie nelle lingue minoritarie in classi specifiche per le minoranze nazionali”.

“Per quanto riguarda l’istruzione secondaria, c’è anche spazio per una certa flessibilità: l’attuale legge sull’istruzione è una legge quadro e una prossima legge sull’istruzione secondaria generale, ancora da adottare, potrebbe fornire soluzioni più dettagliate ed equilibrate e affrontare molte delle preoccupazioni. Inoltre, l’articolo 7 fornisce una base giuridica per l’insegnamento di altre materie nelle lingue ufficiali dell’UE, come bulgaro, ungherese, rumeno e polacco; sembra che le autorità ucraine intendano sfruttare le possibilità offerte da questa disposizione”.

“Tuttavia, la nuova legge non offre soluzioni per le lingue che non sono lingue ufficiali dell’UE, in particolare la lingua russa, come la lingua non statale più diffusa. Il trattamento meno favorevole di queste lingue è difficile da giustificare e solleva pertanto questioni di discriminazione. La soluzione appropriata sarebbe quella di modificare l’articolo 7 e sostituire questa disposizione con una più equilibrata”.

La Commissione di Venezia raccomanda di assicurare per le rispettive minoranze un livello sufficiente di insegnamento nelle lingue ufficiali dell’Unione europea; continuare a garantire una proporzione sufficiente di istruzione nelle lingue delle minoranze a livello primario e secondario, oltre all’insegnamento della lingua di stato; migliorare la qualità dell’insegnamento dell’ucraino come lingua ufficiale; modificare la legge sull’istruzione per fornire più tempo per una riforma graduale; esonerare le scuole private dai nuovi requisiti linguistici; entrare, durante l’attuazione della legge in un nuovo dialogo con tutte le parti interessate e, infine, assicurare che l’attuazione della legge non metta in pericolo la conservazione del patrimonio culturale delle minoranze e la continuità dell’istruzione linguistica delle minoranze nelle scuole tradizionali”.

La Commissione di Venezia ha valutato la nuova legge alla luce degli impegni europei e internazionali assunti dall’Ucraina, anche nell’ambito della Convenzione quadro del Consiglio d’Europa per la protezione delle minoranze nazionali e della Carta europea delle lingue regionali e minoritarie. Mentre faceva alcuni riferimenti alla Costituzione ucraina, ha sottolineato che appartiene alla Corte costituzionale dell’Ucraina prendere posizione sulla questione.

Il testo completo del parere adottato sarà reso disponibile sul sito web della Commissione di Venezia lunedì 11 dicembre.

Il 5 settembre 2017 il Parlamento ucraino ha approvato la riforma dell’istruzione. Con la nuova legge, i rappresentanti delle minoranze nazionali possono ricevere un’istruzione nella loro lingua madre insieme con quella dello Stato in età prescolare e nella scuola elementare – nelle scuole materne e scuole secondarie. Nelle fasi successive della formazione, viene fornita l’opportunità di imparare la lingua dei popoli indigeni e delle minoranze etniche come materia separata.
La legge ha provocato reazioni immediate da Romania e Ungheria. Seguite poi da Polonia e Grecia. La Moldavia e la Russia hanno denunciato la legge come una “ucrainizazione forzata”. Più tardi, la Romania ha imposto un dialogo diretto con Kyiv. Il ministro degli esteri ucraino, Pavlo Klimkin ha risposto affermando che “il suo paese non ha bisogno di ultimatum”.

Il 12 ottobre, APCE ha esortato l’Ucraina a prendere in considerazione, ai fini dell’attuazione della legge sull’istruzione “senza eccezioni”, le raccomandazioni della Commissione di Venezia e di apportare le modifiche appropriate alla legge stessa.
Più tardi, l’Ungheria ha posto il veto per un lavoro, previsto nel mese di dicembre, della Commissione Ucraina-NATO. All’inizio di questo mese, 11 Stati membri della NATO hanno criticato la posizione e l’ultimatum di Budapest.

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Tuttavia, è stata la Commissione di Venezia che ha dovuto punzecchiare le “i” ed emettere il verdetto finale.
“La Commissione di Venezia ha sottolineato che il contenuto e la portata dei diritti appartengono in via esclusiva alla competenza della Corte Costituzionale dell’Ucraina” – ha spiegato il servizio stampa del Ministero della Pubblica Istruzione.
Ma il fatto che l’Ucraina abbia vinto una vittoria legale non significa affatto che l’Ungheria, la nazione europea più critica, sia pronta a tollerarla.
“I rappresentanti del governo ungherese prima della decisione della Commissione di Venezia hanno sostenuto che le loro richieste non verranno modificate – ha spiegato Evgeny Yaroshenko, del Centro Internazionale di studi politici di Kyiv – In questo momento, la Commissione di Venezia si è messa dalla nostra parte, non ha preso la posizione dell’Ungheria, o una soluzione di compromesso. Ma ciò non ha importanza ai fini della politica interna di Budapest”.

Tuttavia, la decisione della Commissione di Venezia può calmare un’ampia gamma di partner dell’Ucraina nell’UE.
“La decisione della Commissione può alleviare la tensione che si è sviluppata nel dialogo tra l’Ucraina e le istituzioni multilaterali: il Consiglio d’Europa, l’OSCE,” ha continuato Yaroshenko.
Secondo l’esperto, scatenando un conflitto con l’Ucraina, i politici ungheresi stanno giocando sul consumatore domestico.

“C’è una circoscrizione per la quale le questioni linguistiche sono importanti, ed alcune forze politiche stanno cercando d’utilizzare questo tema per guadagnare i dividendi politici”.
“Ora la questione dovrebbe passare a Peter Siyarto (ha guidato il Ministero degli Esteri dell’Ungheria – NdA), Viktor Orban (primo ministro dell’Ungheria – NdA) e tutti quei politici che fanno uso di questa legge per un auto-elogio, una iniezione di isteria anti-ucraina per preparare le proprie elezioni parlamentari – ha sottolineato Evgeny Yaroshenko – Ma vorrei consigliare loro di cercare un altro modo per aumentare il proprio rating, si tratta di una legge normale ucraina che soddisfa tutte le norme del diritto internazionale. in particolare la Convenzione sui diritti delle minoranze nazionali. Nella sua decisione, la Commissione di Venezia lo conferma”.

Oltre a bloccare le iniziative d’integrazione europea ucraine, secondo Yaroshenko, l’Ungheria potrebbe intensificare il processo di distribuzione dei suoi passaporti agli ucraini residenti nel territorio della Transcarpazia, fatto che è già in corso.
È vero, esiste la possibilità che l’Ungheria continui ad “attaccare” e rinunci alle richieste dell’Ucraina. In effetti, tre giorni fa la Commissione europea ha citato in giudizio l’Ungheria per la sua propria legge sull’istruzione, che limita la libertà delle università europee.
“Quindi l’argomento è bloccato, e non è necessario ritornarci sopra, ma se l’Ungheria continuerà a fare quello che ha fatto, lei otterrà molto velocemente una richiesta di chiarimenti non solo dall’Ucraina ma anche da Bruxelles”, ha insistito Yaroshenko.

Per quanto riguarda gli altri paesi che si sono confrontati con l’Ucraina per la nuova legge educativa, la situazione sembra più calma.
“Per esempio, i polacchi accettano la sovranità dello Stato ucraino che aspira a diventare un membro dell’UE e della NATO, e desiderano che vengano osservate le minoranze polacche in Ucraina. Ma gli ungheresi vivono in una realtà diversa, non si rendono conto che il mondo è cambiato, e l’Ucraina non è una minaccia, nemmeno per la minoranza etnica ungherese, o per la maggior parte degli ungheresi. Nell’UE naturalmente, è impossibile fare il linguaggio degli ultimatum”.

“Il governo ucraino è stato eletto dai cittadini ucraini, di conseguenza, prima di tutto, deve concentrarsi per soddisfare i suoi elettori. La Russia è da oltre 25 anni che ci ha sempre sottolineato come dobbiamo comportarci come etnici russi di lingua russa. E questo è stato un costante motivo per infiltrarsi nei nostri affari interni e per mantenere l’Ucraina al guinzaglio”.

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