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18 gennaio 2018

La Russia e la futura situazione nel Donbas | Russia-Occidente


Quest’anno la Russia sperava di stabilire buone relazioni con gli Stati Uniti, e se come risultato delle elezioni nei principali paesi europei fossero saliti al potere leader a lei fedeli, contava sulla prospettiva di abolire le sanzioni occidentali.

Tuttavia, ciò non è accaduto e lo scontro tra Mosca e Washington e l’Unione Europea sembra destinato a proseguire. Cosa succederà nel 2018? Come saranno le relazioni della Russia con l’Occidente? Quale ruolo avrà l’Ucraina? Come la guerra nella regione del Donbass potrebbe incattivirsi ancora di più?

All’inizio del 2017, si valutava che le tensioni tra la Russia e l’Occidente potessero subire un significativo cambiamento. Infatti nel calcolo c’era l’inaugurazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che durante la sua campagna elettorale ha spesso dichiarato che la sua presidenza avrebbe visto un miglioramento delle relazioni con la Russia; le elezioni nei principali stati europei, Francia e Germania, che sembravano idonee a mandare al potere i partiti euroscettici, i quali avrebbero potuto influenzare le scelte di questi paesi sulla questione delle sanzioni contro la Russia; inoltre, si reputava che la NATO stesse perdendo la sua solidarietà interna, così come stesse scemando il sostegno per i paesi dell’Europa Orientale attratti dall’Occidente, come l’Ucraina, la Moldavia e la Georgia.

Ma a mano a mano che ci si avvicinava all’inizio del 2018 è diventato sempre più evidente che invece che indebolimento, c’era un incremento della pressione occidentale sulla Russia. Negli Stati Uniti, i membri del Congresso hanno di fatto revocato l’autorità del presidente ad abolire le sanzioni americane contro la Russia. La scelta, in parte deriva dai risultati delle indagini sull’ingerenza del Cremlino nelle elezioni degli Stati Uniti. Trump, infatti, è stato costretto a rinunciare al suo diritto a revocare le sanzioni, e successivamente il Congresso ha rafforzato il regime di sanzioni contro Mosca.

In Francia il partito euroscettico “Fronte Nazionale” e il suo candidato presidenziale filo-russo Marine Le Pen, hanno perso al secondo turno le elezioni presidenziali in favore del centrista Emmanuel Macron. La Russia, naturalmente, ha cercato di influenzare il risultato a favore di Le Pen, ma esponendo i metodi di guerra cibernetica che aveva usato per influenzare l’esito delle elezioni negli Stati Uniti, ha perso molto della loro efficacia.

Una situazione simile si è verificata a settembre nelle elezioni in Germania, dove, nonostante gli sforzi russi, il partito di opposizione “Alternativa per la Germania” non ha ricevuto un sostegno sostanziale, sebbene i suoi risultati avessero superato le aspettative. Dopo il deposito della polvere delle elezioni nelle due nazioni europee, l’Unione ha mantenuto la sua unità e i suoi membri hanno votato per estendere le sanzioni contro la Russia.

Nel frattempo, né l’Unione europea, né la NATO si sono rifiutate di sostenere i paesi periferici dell’Europa orientale. Gli Stati Uniti e il blocco europeo stanno continuando il loro programma contributivo, seppur a singhiozzo, mentre la NATO persevera nel mantenere i suoi battaglioni in Polonia e nei Paesi Baltici. Nella sua parte di confine, la Russia sta incrementando le sue forze, e anche se non c’è stato un serio confronto tra Russia e NATO, rispetto agli anni passati l’antagonimso militare tra i due gruppi si è potenziato in intensità.

Sulle scrivanie del 2018 ci saranno diverse questioni chiave che potranno determinare la qualità del rapporto tra la Russia e l’Occidente. Una di queste è il conflitto tra le forze ibride russe e quelle ucraine nel Donbas, guerra che sta entrando nel suo quarto anno. Negli ultimi mesi l’attività militare nella parte orientale dell’Ucraina è a fasi alterne, in ogni caso c’è sempre più l’impressione che il conflitto si stia muovendo verso una fase “congelata”, caratteristica degli altri conflitti separatisti nei territori dell’Unione Sovietica in cui c’è stata la partecipazione della Russia. Nel frattempo, dopo la proposta di settembre del presidente russo Vladimir Putin di dispiegare le forze di mantenimento della pace delle Nazioni Unite nel Donbass, ha preso ulteriore slancio anche l’attività diplomatica tra la Russia e l’Occidente.

La proposta di Putin e i relativi colloqui hanno suscitato la questione se il conflitto potesse concludersi nel 2018; ma, date le differenze tra Russia e Occidente sui parametri della potenziale missione ONU, la maggior parte degli analisti concorda nell’affermare che ci si debba preparare a lunghe trattative prima di raggiungere un accordo.

La Russia ha proposto di introdurre una missione ONU esclusivamente limitata alla protezione degli osservatori dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) e distribuita solo sulla linea di contatto tra le forze ATO e i militanti filo russi; a loro volta, l’Ucraina e gli Stati Uniti hanno chiesto il dispiegamento della missione in tutto il Donbass occupato e anche lungo il confine tra il territorio delle due “Repubbliche” e la Russia. Questa opzione, infatti, metterebbe fine alla posizione strategica della Russia nel Donbas, dato che è tramite il confine Russia-Repubbliche che Mosca fornisce ai militanti forze, armi e viveri.

E, sebbene la Russia avesse programmato di usare la proposta delle forze di pace per dimostrare la sua disponibilità a negoziare, e quindi cercare d’allentare la pressione occidentale, ciò non significa che Mosca si arrenderà e accetterà la proposta ucraino-americana. Inoltre, al contrario, il Cremlino se ne vedesse l’utilità, potrebbe incrementare le ostilità.
Washington da parte sua, a seconda di dove sfoceranno le indagini dell’interferenza russa nelle elezioni presidenziali, potrebbe anche pensare di rafforzare il regime di sanzioni contro la Russia che, se sommato alla fornitura di armi all’Ucraina, potrebbero provocare una riposta di Mosca con un incremento del conflitto nell’Ucraina orientale o con una risposta asimmetrica altrove.

Un fattore di tensione tra Russia e Occidente è anche il continuo accumulo di armi da entrambe le parti lungo le zone di confine, che, a quanto pare, nessuno vuole fermare. Si prevede che all’inizio del 2018 la Russia dispiegherà in modo permanente i sistemi di missili balistici Iskander nella sua base nella regione di Kaliningrad, mentre la NATO creerà nuove unità logistiche e contro-minacce e rafforzerà anche il coordinamento per il pattugliamento del Mar Nero. Il rinvigorimento delle forze militari convoglierà un aumento di tensione, che si tradurrà in un ostacolo alla ripresa dei negoziati per il controllo degli armamenti tra Usa e Russia.

Un’altra fonte di confronto è rappresentata dall’utilizzo russo delle tecnologie ibride di guerra in Europa, negli Stati Uniti e nei paesi filo-occidentali. In Italia, che si prepara a tenere le elezioni nazionali a maggio, Mosca probabilmente espanderà la sua campagna di informazione a sostegno di partiti, come il Movimento Cinque Stelle e Lega, che si oppongono alle sanzioni anti-russe; ma, come in Germania, i partiti italiani che sostengono la Federazione Russa, probabilmente non dovrebbero essere in grado di arrivare al potere. Gli sforzi del Cremlino avranno probabilmente successo in Moldavia, dove ci sono buone possibilità che il partito socialista filo-russo sopravanzi la coalizione di governo filo UE, e successivamente abolisca alcuni dei passi compiuti negli ultimi anni dal paese per l’integrazione europea a favore di legami più stretti con Mosca.

Una delle tendenze più importanti legate allo scontro tra Russia e Occidente è la crescente influenza di Mosca in altre regioni. Nel momento in cui è diventato più pronunciato il suo isolamento dall’Occidente, la Russia ha ampliato i suoi legami economici con la Cina e gli stati arabi. Allo stesso tempo, Mosca ha aumentato il suo coinvolgimento nell’economia e nella sicurezza delle regioni che sono di interesse strategico per gli Stati Uniti e l’Europa, principalmente in Siria e Corea del Nord.
Queste azioni hanno significativamente rafforzato l’influenza russa in Medio Oriente e nella regione Asia-Pacifico, dopo di che i suoi legami si sono irrobustiti in altri campi strategici, come in Afghanistan, Venezuela e Libia. Inizialmente, al fine di ottenerne un effetto leva nei negoziati con gli Stati Uniti per questioni a lei più vicine, la Russia è apparentemente intervenuta negli eventi di regioni che non appartenevano ai suoi tradizionali interessi; ma alla fine le relazioni della Russia in queste regioni hanno superato la strategia negoziale. In effetti, Mosca in molti di questi territori ha sviluppato un interesse significativo in politica, economia e sicurezza.

Per la politica estera russa non sono più decisive le relazioni con l’Occidente; invece, Mosca ha creato una catena di relazioni ben più complessa e intrecciata che copre l’intero globo. Mentre nel 2018 l’opposizione della Russia all’Europa e agli Stati Uniti dovrebbe continuare e potrebbe persino intensificarsi, questa competizione nel prossimo anno diventerà solo un aspetto delle molte nuove priorità del Cremlino.

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