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16 dicembre 2018

Una perpetua presidenza | Russia


L’annuncio del 6 dicembre che il presidente russo Vladimir Putin avrebbe partecipato alle prossime elezioni presidenziali del 18 marzo 2018, era un fatto previsto. I suoi principali potenziali concorrenti dei partiti ufficiali d’opposizione nella Duma – il capo del partito comunista Gennady Zyuganov e il vistoso demagogo nazionalista Vladimir Zhirinovsky – lo hanno riconosciuto come il protagonista o “l’assoluto” favorito.

Le elezioni del prossimo anno probabilmente rappresenteranno più un’incoronazione che il risultato di una campagna democratica, infatti molti avversari di Putin hanno già lanciato la spugna al centro del ring, mentre a colui che voleva confrontarsi è stata vietata la partecipazione – Aleksej Navalny.

Putin è salito al potere presidenziale in Russia nel 2000 e da allora ha regnato incontrastato. La Costituzione del 1993 prevedeva un limite di due mandati consecutivi quadriennali; ma nel 2008, Putin ha usato la scusa legale di “abbassarsi” al ruolo di primo ministro fino al 2012, mentre il suo subordinato Dmitry Medvedev ha ricoperto la “figura” di presidente. Nel 2012 Putin è stato rieletto per altri sei anni, in effetti poco prima è stata modificata la Costituzione dello Stato portando il termine a sei anni. Il prossimo marzo, Putin quasi certamente verrà rieletto per un altro mandato fino al 2024, anno in cui avrà 72 anni e dopo essere stato il leader supremo del paese per 24 anni. Putin potrebbe anche decidere di partecipare alla futura elezione del 2024, ma per farlo dovrà trovare una scappatoia legale o mettere mano ancora una volta alla Costituzione. A tal proposito, la settimana scorsa nella Duma di Stato ha iniziato a correre voce che si prevede di “convocare l’aula parlamentare per una speciale convenzione costituzionale”.

Di fatto Putin è diventato uno zar a vita. Il prossimo futuro del paese si profila come caratterizzato da un potere nelle mani di un unico leader: Putin. Ma la futura agenda politica ed economica dell’attuale presidente sembra confusa: la sopravvivenza del regime e del suo leader è fondamentale, ma ci sono diversi modi in cui può essere raggiunta.

L’annuncio dell’imminente rielezione era stato inizialmente pianificato per la fine di dicembre; ma, secondo gli esperti politici russi, è stato anticipato al 6 dicembre per distogliere l’attenzione pubblica dalla decisione del 5 dicembre del Comitato Olimpico Internazionale (CIO). Il CIO, come punizione per un vasto programma di doping sostenuto da istituzioni dello Stato, che a quanto pare hanno agevolato anche la vincita di molte medaglie alle Olimpiadi di Sochi nel 2014, ha vietato agli atleti russi la partecipazione sotto la bandiera russa alle imminenti Olimpiadi invernali a Pyeongchang, in Corea del Sud. Dopo le opportune verifiche gli atleti russi potranno partecipare all’evento sotto una bandiera neutrale, ma in caso di vittoria non verranno investiti dei brividi del loro inno nazionale, ma solo di quello olimpico. Il Comitato Olimpico Russo (ROC) è stato sospeso dal movimento olimpico internazionale.

I funzionari russi, tra cui Vitaly Mutko, il ministro dello sport ai tempi delle Olimpiadi di Sochi 2014, sono stati banditi dal partecipare a qualsiasi Olimpiade. Il successo delle Olimpiadi di Sochi 2014 è stato visto in Russia come uno dei maggiori successi di Putin, anche se è stato presto oscurato dagli eventi in Crimea e in Ucraina. Mutko per il suo servizio è stato promosso, ed ora è vice primo ministro. Ospitare le Olimpiadi a Sochi nel 2014 costò alla Russia oltre 50 miliardi di dollari.
A Mosca la decisione del CIO è stata denunciata come una deliberata umiliazione della dignità nazionale della Russia.

Il popolo russo non è molto interessato agli sport, ma in genere, i risultati più importanti in occasione di eventi prestigiosi promuovono il fervore patriottico. Putin ha biasimato il CIO d’imporre agli atleti russi una punizione collettiva sulla base di prove inconsistenti. Inoltre, Putin ha incolpato gli atleti stranieri di costante doping, imbrogli e di utilizzo di prescrizioni mediche per coprire le loro assunzioni di sostanze vietate. Il presidente russo ha inoltre stra-giurato di non aver imposto a Mutko o ad altri funzionari direttive ufficiali per ottenere ad ogni costo medaglie a Sochi.

Le Olimpiadi di Sochi del 2014 sono state organizzate “magnificamente”, secondo Putin, così i nemici della Russia hanno trovato un altro pretesto per minare questo risultato: lo scandalo del doping. La decisione del Cio di bandire la squadra russa dalle Olimpiadi invernali del 2018 è stata “pianificata e politicamente motivata”, ha dichiarato Putin, ma il Cremlino non impedirà ai singoli atleti russi di andare a Pyeongchang.
La campagna di rielezione di Putin potrebbe essere costruita sulla diffusione della paranoia anti-occidentale di massa – basata su un’immagine di una grande nazione assediata in tutte le sue componenti da nemici e, siccome sono senza scrupoli, il paese deve creare un fronte unito.

In Russia, l’esecuzione di una grande campagna politica poggiata sull’agenda della sicurezza nazionale, sulla grandezza militare, sulle vittorie e gloria passata ha ripetutamente dimostrato d’essere una strategia efficace. Putin e i suoi generali hanno già dichiarato “la piena vittoria” in Siria. Le forze ISIS sono “state eliminate e il territorio liberato”, ha dichiarato il capo di stato maggiore, generale Valery Gerasimov. Il 7 dicembre, Putin ha consegnato le medaglie ai lavoratori della ditta Rostekh, un enorme conglomerato di proprietà statale nel settore della difesa: “Senza il vostro lavoro, i nostri militari non avrebbero potuto dimostrare la loro attuale forza, ed essere moderni ed efficaci”.

I canali televisivi di stato russi stanno da tempo vendendo la “vittoria in Siria”, ma questa campagna all’estero non è mai stata particolarmente popolare. L’ulteriore militarizzazione e il confronto militare costituiscono una seria minaccia per il bilancio e l’economia nazionale. Secondo il ministro delle finanze Anton Siluanov, la Russia “spende circa 1/3 del suo bilancio [consolidato federale] per la difesa e la sicurezza nazionale”, che è ben oltre il 5% del PIL. Gli appetiti del complesso militare-industriale stanno divorando la ricchezza nazionale, mentre l’economia è stagnante e il reddito delle famiglie dal 2014 è in costante diminuzione.

Pare che Putin abbia invitato l’ex capo di Siluanov, Alexei Kudrin, a far parte del suo staff di rielezione e a scrivere un programma economico per i prossimi sei anni. Kudrin è stato lo zar finanziario russo [ministro delle finanze e vice primo ministro] fino al 2011 – un periodo in cui l’economia era in piena espansione con un afflusso di trilioni di petrodollari e le casse del governo erano traboccanti. Putin, in cuor suo magari spera in un “miracolo” di Kudrin. A Mosca corrono voci che Kudrin, dopo le elezioni di marzo, possa essere il nuovo primo ministro. Ma Kudrin è noto per essere contrario ad un’eccessiva militarizzazione e insiste che l’economia russa può iniziare a ristabilirsi solo dopo che la situazione di stallo con l’Occidente sarà in un qualche modo risolta.

Putin sembra intenzionato ad avere la sua torta, ma per mangiarla vuol far conciliare all’interno di un’unica amministrazione la paranoica militarizzazione anti-occidentale con la riforma economica liberale – un atto di coerenza mozzafiato.

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