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23 giugno 2018

Ucraina: un peso inammissibile per 4,4 milioni di persone | Ucraina


Le ostilità armate sono di nuovo in aumento, ha avvertito due giorni fa un rapporto delle Nazioni Unite. [copia del rapporto è reperibile qui].

L’incremento dei combattimenti ha provocato molti morti e nuovi danni alle già critiche infrastrutture idriche, che stanno immagazzinando sostanze chimiche pericolose e rappresentano una grave minaccia per la vita umana e l’ambiente. Le violazioni quotidiane del cessate il fuoco, accompagnate dal calo delle temperature, hanno ulteriormente aggravato il raccapricciante stato dei diritti umani e il contesto umanitario su entrambi i lati della linea di contatto.

La Missione di monitoraggio dei diritti umani delle Nazioni Unite in Ucraina ha registrato 15 morti civili legati ai conflitti e 72 feriti dal 16 agosto al 15 novembre 2017 – periodo di riferimento della relazione. In totale, durante tutto il periodo della guerra, sono stati uccisi almeno 2.818 civili con almeno 9.000 feriti. Questo numero include i 298 civili a bordo del volo MH17 della Malaysian Airlines abbattuto il 17 luglio 2014.

“Le ostilità non si sono mai davvero fermate e hanno influenzato, in un modo o nell’altro la vita quotidiana di milioni di persone nella zona di conflitto e nel paese nel suo complesso, con il peso più grave su coloro che vivono nelle immediate vicinanze della linea di contatto. “Ora è peggio che nel 2014 perché non siamo più in grado di sopportare nulla”, ha dichiarato un rifugiato con Fiona Frazer, il capo della missione di monitoraggio dei diritti umani delle Nazioni Unite in Ucraina.

Sulla base di 290 approfondite interviste con testimoni e vittime di violazioni dei diritti umani e abusi, il rapporto fornisce dettagli su 20 singoli casi di omicidi, privazione della libertà, sparizioni forzate, torture e violenze sessuali legate al conflitto commesse da entrambe le parti della linea di contatto. Questo carico di lavoro e la mancanza di giustizia illustrano la prevalente atmosfera di impunità che vige nella zona di guerra militare.

Il rapporto mette in guardia sulla situazione delle persone che sono detenute sia nell’autoproclamata “Repubblica Popolare di Donetsk” (DNR), che nell’autoproclamata “Repubblica Popolare di Lugansk” (LNR). Alla Missione di monitoraggio è stato continuamente negato l’accesso ai detenuti, sollevando serie preoccupazioni riguardo alle condizioni di detenzione, nonché di possibili ulteriori violazioni dei diritti umani come torture e maltrattamenti.

Le denunce di tortura delle vittime vengono spesso ignorate, anche se presentate in tribunale. Di conseguenza, le indagini sulle accuse di tortura sono raramente aperte e, quando lo sono, risultano inefficaci.
Il rapporto condanna inoltre le interferenze alla magistratura e ne fornisce quattro esempi emblematici, sottolineando che in numerosi casi è stata esercitata una sostanziale pressione sui giudici.

Viene inoltre segnalata un’ampia interpretazione e applicazione delle disposizioni del Codice penale relative al terrorismo, nonché quelle sull’alto tradimento e violazione dell’integrità territoriale del paese. Un caso emblematico è quello di un giornalista di Zhytomyr, che è stato accusato di tradimento e terrorismo, con un processo instaurato su suoi articoli, ora si trova ad affrontare 15 anni di reclusione.

Nel territorio controllato dai gruppi armati, la giustizia è inaccessibile e i residenti non hanno un’efficace protezione dei loro diritti. Dietro le porte chiuse delle due Repubbliche, i detenuti vengono “condannati” senza possibilità di ricorso a rimedi efficaci. Questa è una grave preoccupazione dato che la “corte suprema” della autoproclamata “Repubblica Popolare di Donetsk” ha pronunciato a novembre la introduzione della “pena di morte”.

“La giustizia non ha ancora raggiunto i casi di alto profilo, come l’uccisione dei manifestanti in piazza Maidan nel 2013-2014 e le violenze del 2 maggio 2014 a Odessa”, mette in risalto la relazione. Nei casi di Maidan, sono sotto inchiesta per aver commesso crimini contro i manifestanti un totale di 380 persone. A Odessa, sono state prosciolte 19 persone per i disordini nel centro della città. In entrambi i casi, nessuno è stato ritenuto responsabile dei gravi episodi di violenza e dei conseguenti decessi.

Le indagini e le lungaggini dei processi in molti casi hanno provocato prolungate detenzioni degli imputati in strutture di detenzione preventiva (SIZO), dove rimane acuta la questione dell’accesso alle cure mediche.
La relazione accoglie favorevolmente il trasferimento di 19 prigionieri pre-conflitto dalle colonie penali ubicate nel territorio controllato dall’autoproclamata “Repubblica Popolare di Donetsk” a strutture basate nel territorio controllato dal governo. È preoccupante, tuttavia, che, nonostante le numerose richieste, i prigionieri pre-conflitto non siano mai stati trasferiti dalle colonie penali del territorio dell’autoproclamata “LNR”, e che l’autoproclamata “LDR” neghi di aderire alle richieste di trasferimento di detenuti che hanno la registrazione di residenza nella regione di Donetsk. Uno dei motivi principali per cui i detenuti hanno chiesto di essere trasferiti è di mantenere i contatti con la famiglia, perché, da quando è scoppiato il conflitto, per i parenti è diventato difficile attraversare la linea di contatto.

In ciascun mese del periodo di riferimento sono stati registrati oltre un milione di passaggi di linea di contatto, in media 37.000 passaggi al giorno. Il rapporto cita persone che usano in modo sistematico la corruzione, mentre le procedure di controllo dei documenti e merci sono eccessivamente complicate. In un caso una madre, che era stata fermata perché trasportava più confezioni di farmaci di quanti ne fossero concessi, ha dovuto aspettare 8 ore prima di poter iniettare un farmaco salvavita al figlio disabile.

L’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite, che non ha accesso alla Crimea, sulla base delle pertinenti risoluzioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, continua ad analizzare la situazione dai suoi uffici in Ucraina. Ricordiamo che la risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite 68/262, ribadisce l’integrità territoriale dell’Ucraina e la risoluzione 71/205 dell’Assemblea Generale riconosce la Crimea come territorio dell’Ucraina temporaneamente occupato dalla Federazione Russa.
La relazione descrive casi di perquisizioni arbitrarie e arresti, torture e violazioni delle libertà fondamentali che hanno colpito in modo sproporzionato i tartari della Crimea. Inoltre, l’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite sottolinea che la Federazione Russa, in quanto potenza occupante, non rispetta le leggi ucraine che erano in vigore in Crimea, in violazione del diritto internazionale umanitario.

Il rapporto conclude che per affrontare le sfide sistemiche acute, le politiche del governo dovrebbero evolvere in modo inclusivo e, insieme alle riforme giudiziarie, promuovere la responsabilità e promuovere la coesione sociale. Parallelamente, l’attuazione “integrale degli accordi di Minsk da parte di tutte le parti in conflitto è fondamentale per la pace e la riconciliazione”, conclude la relazione.

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