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14 dicembre 2018

Politica e magistratura, una lotta che logora l’Ucraina | Ucraina


Potere esecutivo, legislativo e giudiziario. Sono questi i tre pilastri fondamentali su cui si basa il moderno “Stato di diritto” che garantisce la democrazia tramite il principio della divisione del potere. Da Platone ad Aristotele, da Locke sino ad arrivare al pensiero di Charles de Secondat Barone di Montesquieu, tutti i grandi pensatori della storia hanno teorizzato il principio della separazione dei poteri, in modo tale che ognuno possa controllare l’altro capillarmente, allontanando cosi il pericolo della tirannia.

È il principio ordinatore su cui si basa la democrazia moderna e in Ucraina si è deciso di adottarlo dopo l’entrata in vigore della Carta Costituzionale del 28 giugno 1996. Ognuno dei tre poteri deve essere indipendente l’uno dall’altro ed è obbligato ad agire e a comportarsi sempre restando nel ruolo che gli compete, senza mai compiere ingerenze nell’agire degli altri.

Ma queste regole essenziali non devono far dimenticare a nessuno, che non solo è necessario il dovuto rispetto tra chi governa, chi fa le leggi e chi si occupa della giustizia. È anche indispensabile che tutti facciano la propria parte collaborando, insieme, per il bene comune del paese. Purtroppo, in Ucraina questi importantissimi concetti sono stati spesso messi in discussione.

La liberazione di Mikheil Saakashvili nella sala del tribunale distrettuale di Pechersk ha inaspettatamente mostrato che giustizia e potere a Kyiv possono già esistere separatamente gli uni dagli altri: questo è un buon segnale per l’Ucraina. Un segnale negativo, però, è che sta calando la fiducia nel potere.
Molti giornalisti hanno descritto il processo della scorsa settimana di Saakashvili come un processo alle autorità. Hanno discusso non tanto il suo volto politico, quanto la mancanza di professionalità. Se il Procuratore Generale non sa che prima del processo una persona non può essere definita un criminale, peggio ancora catalogandolo pubblicamente, allora è difficile parlare delle sue qualifiche in generale. C’è la sensazione che per Yuriy Lutsenko il caso Saakashvili possa benissimo diventare un punto di una breve carriera come capo della procura. Su di lui pesa la liberazione dell’ex presidente georgiano in tribunale e la goffa repressione contro le strutture anti-corruzione che non ha avuto successo.

I sostenitori pubblici e occidentali si sono fortemente opposti per quest’ultima. Gli Stati Uniti si sono così indignati che nella dichiarazione speciale del Dipartimento di Stato hanno affermato che tutto ciò “mina la fiducia del pubblico e il sostegno internazionale dell’Ucraina”.

Quando la TV nazionale russa, che comprende la politica di Kyiv, gongolando per i trucchi di Saakashvili sembra essere atomi e molecole, ovviamente, ha fretta di trarre conclusioni. Il supporto per il passionale georgiano non è eccezionale. La sua “Marcia per Impeachment”, la creazione di una tendopoli come precursore di un nuovo Maidan, hanno portato a belle immagini televisive, ma non a cambiamenti politici. Però, il fatto che il tribunale di Kyiv si sia liberato dal potere legislativo e politico è sintomo di un serio processo democratico. Pechersky per Kyiv è lo stesso che Basmanny per Mosca – decide la politica. Da come questo caso si è concluso, l’opposizione di Saakashvili ha goduto del cambiamento; mentre come tradizione l’ex presidente georgiano non si è “trattenuto” ed ha definito la Corte un “circo a buon mercato”, in cui il potere è solo un gruppo di “pagliacci”.

Questo è ciò che Saakashvili è riuscito davvero ad ottenere, quindi ciò che oggi si è intensificato a Kyiv è l’atteggiamento negativo nei confronti di coloro che governano il paese. A due anni e mezzo dall’apparizione trionfante dell’ex presidente della Georgia nel ruolo di governatore della regione di Odessa, molti si stanno chiedendo: perché allora le autorità ucraine ne avevano bisogno? È vero, analizzando tutto ciò che è successo nell’ultimo anno loro stesse rispondono – dall’inaspettata privazione della cittadinanza ucraina al rilascio in tribunale: “come se qualcuno avesse appositamente scritto il più umiliante scenario per le autorità”.

Con un temperamento violento e dispettose buffonate, Saakshvili ha attaccato l’amministrazione presidenziale di Bankova come “un potere senza talento che ha perso la fiducia”.
Da tempo Kyiv è risorta per aprire una discussione politica con gli estremi sotto forma di distaccamenti di nazionalisti scontenti. Ora il tribunale, in cui non molto tempo fa si conosceva il prezzo di quasi tutti i verdetti, è diventato un potere separato, e non un obbediente ingranaggio dell’apparato statale. Il tempo dirà: è un incidente o l’inizio del recupero?

La politica e la magistratura farebbero bene ora a capire che solo con il dialogo si possono superare frizioni e polemiche. Questo clima di divisione come tra Guelfi e Ghibellini può portare solo una lacerazione istituzionale che non può essere altro che dannosa per il Paese. “Guardarsi negli occhi senza sfidarsi; avvicinarsi gli uni gli altri senza incutersi paura; aiutarsi scambievolmente senza compromessi; cercare il dialogo tenendo presente la differenza tra errore ed errante”. Sono parole di uno straordinario uomo del ‘900: Papa Giovanni XXIII. Non dimentichiamolo mai.

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