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19 agosto 2018

Putin e le sue falsità | Putin


La conferenza stampa tenuta da Putin alcuni giorni fa, ci ha portato in un mondo irreale, che purtroppo è pieno di morti veri.

Le calde tonalità rosso-arancio, contrariamente al solito bianco-blu, poste sullo sfondo dietro la schiena di Putin, hanno da subito colpito gli ammessi all’evento, facendo capire che si trattava di un incontro calmo, rilassato, senza dichiarazioni reboanti, ma solo amichevoli discorsi familiari come il rafforzamento dell’esercito, la crescita dell’economia e la russofobia dell’Occidente. Quindi una conferenza stampa silenziosa.

Allo stesso tempo, le emittenti televisive dei canali di propaganda russe hanno ammesso che solo Ksenia Sobchak e Roman Tsymbalyuk avrebbero potuto porre domande molto precise.
Prima dell’inizio della conferenza stampa, i propagandisti del Cremlino hanno riferito che fossero stati accreditati un numero record di giornalisti – 1.640 rappresentanti di media russi e stranieri. Tuttavia, pochi minuti dopo l’inizio dell’evento, la rete mostrava immagini nelle quali era difficile contare anche 600-700 persone – comprese le guardie e gli organizzatori.

All’inizio, il presidente russo ha deciso di rallegrare i giornalisti in attesa, con la frase “Putin, buy-buy” su uno dei manifesti. Al che, anche il meno maturo degli accreditati, ha capito che con un simile “benvenuto”, le guardie non avrebbero fatto entrare nessuno in sala, ma Putin ha subito focalizzato l’attenzione ponendosi come oggetto di scherno. Riferendosi a lui stesso ha sospirato: “la bertuccia ha indebolito la vista”.
Questa e tante altre battute di Putin hanno ricevuto un esitante sostegno dal pubblico. L’86% dei presenti non ha manifestato disappunto o approvazione per paura di non essere ammessi alla prossima conferenza.

Le storie del presidente che tra gli oppositori mancasse un’alternativa al suo governo sono sembrate molto insicure. Agli occhi di molti, è apparso chiaro che è il Cremlino che non concede spazio ai giovani politici, ma la versione ufficiale suona più o meno così: “Devo farli crescere da solo?”.
Ksenia Sobchak, distintasi favorevolmente con un abito rosso sullo sfondo degli abiti grigi e neri degli altri giornalisti, si è dimostrata interessata al destino di Aleksei Navalny e agli ostacoli che altri rappresentanti dell’opposizione hanno affrontato. E qui Putin ha tremato.

Rianimatosi un pochino, ha dipinto Navalny il “Saakashvili nell’edizione russa”, citando le vivaci attività d’opposizione che Miho ha messo in piedi in Ucraina. “Vuoi quello che è successo in Ucraina? Vuoi un Maidan?”, ha chiesto minaccioso. Ancora una volta, ha espresso le famigerate storie dell’orrore della rivoluzione della dignità, la vita in Ucraina e le proteste. Il presidente ha chiarito: “non tollererò le proteste”. Il Cremlino ha bisogno di elezioni silenziose e tranquille, in modo che i risultati portino, in silenzio e tranquillamente, a stringere sempre di più la vita dei russi. L’elettore ha già ricevuto il segnale: deve essere scelto Putin, altrimenti ci saranno problemi. Su RoTTV quasi ad ogni minuto usciva l’espressione “problemi ucraini”, segno che tali minacce funzionano. Lo schema, ovviamente, non è nuovo.

Per quanto riguarda l’Ucraina, vale la pena notare un segno molto rivelatore: questa volta, la conferenza stampa di Putin non ha assolutamente provocato nessuna eccitazione nel segmento ucraino di Facebook. Apparentemente, anche i più cattivi utenti ucraini del social network hanno perso interesse per le frasi già “datate” del presidente russo. Una tendenza interessante, no? Dopotutto, prima che le frasi del capo del Cremlino vengano ristampate, discusse, ridicolizzate, ci sono ancora molti giorni nell’agenda dello spazio mediatico ucraino. Ieri sono apparse sul social network solo le questioni relative alle forze di pace nel Donbass e, presumibilmente, il blocco da parte di Kiev del processo di scambio di prigionieri, su cui Putin aveva così pesantemente investito con “l’aiuto” del suo cugino Viktor Medvedchuk.

Tuttavia, c’è un altro momento interessante: Yandex, infatti, ha ignorato l’evento, non lo ha nemmeno inserito tra le prime 5 notizie per l’Ucraina. Questo non è assolutamente da lui, perché diverse volte ha “smanettato” per porre le notizie “importanti” della Russia al primo posto. Poi silenzio. Tuttavia, la sera “Yandex” ha “corretto” ed ha posto in piena evidenza al primo posto la dichiarazione di Putin sul “massacro” che l’Ucraina dovrebbe compiere se vuole liberare il Donbas.

Allo stesso tempo, il problema più acuto è stato sollevato da Roman Tsymbalyuk, un giornalista ucraino che opera a Mosca, che ha introdotto la questione dello scambio di prigionieri e della liberazione dei prigionieri politici ucraini in Russia, seguita da un sonoro coro di fischi da parte di tutti i giornalisti russi. Putin a quel punto ha perso il controllo ed ha ripetuto il suo cavallo di battaglia, il “colpo di stato in Ucraina, che ha causato la guerra nel Donbass”, “Non ci sono truppe russe nel Donbas” “in Crimea hanno fatto una loro scelta”. Ma queste sono bugie vere!

Putin ha poi farneticato affermando che “non ci sono gruppi dell’esercito russo [in Ucraina orientale]; ma ci sono gruppi di miliziani pronti a contrastare qualsiasi offensiva”, affermando “che se non fosse stato per queste forze, i battaglioni nazionalisti ucraini avrebbero massacrato gli abitanti locali peggio di Srebrenica”.

L’ultima parte di questa affermazione, è un’infame dichiarazione che vuole sostenere che le forze ucraine hanno commesso un genocidio, ed è parte di un disegno che i media russi (come tutti sappiamo ben diretti dal Cremlino) hanno sbandierato sin dall’inizio della guerra scatenata dalla Russia. Nonostante che non ci sia nessuna prova che possa sostenere queste enunciazioni. Nella primavera del 2014 l’esercito ucraino ha lottato in prima linea per liberare città e villaggi dall’esercito delle forze ibride russe che li aveva occupati.

Non si è verificato nessun massacro. Ciò però, dopo aver falsamente accusato l’Ucraina di crimini di guerra, non ha impedito ai media russi di lanciare bugie, persino nei loro sbocchi internazionali relativamente salubri come RT.
RT ha riportato che nella città di Slovyansk “gli squadroni della morte stanno andando di casa in casa per uccidere tutti i maschi sotto i 35 anni” e l’esercito ucraino sta “sparando a chiunque cerchi di lasciare le città assediate” e che Kyiv “si vanta per la eliminazione di tutti gli ucraini dell’est”.

I fatti “riportati” da RT non sono mai accaduti in Ucraina, ciò che è successo invece, in particolare a Srebrenica, è che molte migliaia di persone, soprattutto uomini e ragazzi, sono state effettivamente uccise a causa dell’etnia. Il presidente russo ha appena affermato al mondo che l’Ucraina si sta comportando allo stesso modo di coloro che hanno commesso una delle peggiori atrocità della storia moderna. Un’affermazione che non ha assolutamente nessun fondamento, una attestazione che non si può udire nemmeno nelle più stomachevoli betole di qualsiasi parte del mondo. No! Non si può lasciar correre. Non è un linguaggio diplomatico, non da conferenza seguita da milioni di russi e poi riproposta in tutto il mondo. La reazione dovrebbe spiegare al mondo quanto falso è il presidente russo.

Sì! La “negazione dell’evidenza” è un capitolo della nostra infanzia. Ogni bimbo, prima o poi, ha giocato la carta del “negare a tutti i costi”, anche davanti all’evidenza. Ma adulto, se persevera nel mentire e nel tempo diventa una caratteristica caratteriale della sua personalità, allora o c’è un piano mirato, oppure, è un disagio psicologico.

Il bugiardo patologico esiste e ha le seguenti caratteristiche: mente gratuitamente, anche se non è necessario; è impaziente; manipola gli altri; è seduttivo e disinibito; è intollerante alle critiche; pretende perché tutto gli è dovuto; non prova nessun rimorso.
Ostenta altruismo e generosità. Ciò che non sopporta è sicuramente essere messo in discussione. Familiare? Si molto!
Lui plagia le masse. Infatti, per la carica che ricopre, ha la possibilità di parlare ad un vasto pubblico; platee, televisione, stampa nazionale ed estera, radio e in ultimo, anche in internet. Non gli è negato nessun strumento di comunicazione, che anzi, aiutano la proliferazione del suo pensiero.

Quindi, non ha nessuna difficoltà a promettere, dichiarare o negare qualsiasi cosa, semplicemente perchè è parte della sua natura.
Che Putin nel suo vergognoso monologo ritenga anche necessario usare i termini “nazionalista”, ci offre l’opportunità d’affrontare anche quella questione. In Ucraina, ci sono alcune persone che hanno opinioni di destra o nazionaliste, come le intende Putin. Questo è un dato di fatto. Ma è anche un dato di fatto che la percentuale di ucraini che hanno una qualsiasi visione estremista è in realtà molto più bassa della norma europea. Il mito che l’Ucraina sia un focolaio del fascismo e del neo-nazismo è un’invenzione della propaganda russa.

Come in tutte le buone storie di propaganda c’è un elemento di verità: nella forze armate dell’Ucraina ci sono alcune persone disgustose; ma sono una minuscola frazione dei 250.000 uomini e donne ucraini che stanno coraggiosamente difendendo il loro paese dall’invasione provocata dalle aspirazioni (e, in definitiva, dalle paure) di un uomo – Vladimir Vladimirovich Putin. Non ci sono simpatizzanti di destra o del nazismo in Germania, in Olanda, in Russia? Ma fammi un piacere! Ciò in ogni caso non vuol dire che un paese sia la culla dell’estremismo!
Ma poi, l’esclamazione “non ci sono gruppi dell’esercito russo” in Ucraina. Ma una palla maggiore di questa non esiste.

Il 17 luglio 2014 un lanciamissili BUK ha abbattuto il volo MH17 sull’est dell’Ucraina. Il lanciamissili è stato identificato come proveniente dal 53° reggimento missilistico antiaereo con sede a Kursk, in Russia, ed è stato presidiato dall’equipaggio russo dello stesso reggimento. Inoltre, è stato recentemente scoperto che la voce dell’ufficiale superiore che ha ordinato i movimenti e le operazioni del lanciamissili appartiene al colonnello generale Nikolai Federovich Tkachev, dell’esercito russo.

Alla fine di agosto del 2014 le forze militari russe hanno attraversato il confine per unirsi alla lotta per la città di Ilovaivsk. Ciò è definitivamente dimostrato dall’esame delle immagini satellitari di quel periodo. Il fatto che i militari russi siano stati in grado di attraversare quel confine con relativa facilità, è dovuto al bombardamento da parte della Russia di posizioni dell’esercito ucraino lungo il confine nei mesi precedenti, questo fatto è indiscutibilmente dimostrato da varie fonti.

Il 12 maggio 2015 è stato rilasciato un rapporto intitolato “Putin. War “. Questo è il frutto dell’ingegno di Boris Nemtsov, che è stato completato dai suoi colleghi dopo che Nemtsov è stato assassinato all’ombra del Cremlino solo due settimane prima. Il rapporto contiene 65 pagine di prove del coinvolgimento militare russo nella guerra orientale dell’Ucraina.

Il 28 maggio 2015 il Consiglio Atlantico ha pubblicato un suo rapporto che documenta il ruolo della Russia nel conflitto in Ucraina. “Hiding in Plain Sight” contiene altre 40 pagine di prove ancora più inconfutabili di un’altra fonte indipendente.
Il 16 giugno 2015, il giornalista Simon Ostrovsky di Vice News pubblica il suo film “Selfie Soldiers”, nel quale ripercorre il servizio del personale militare russo nelle loro case in Russia, dopo averli rintracciati sulla base delle prove che loro stessi hanno fornito nelle loro pagine personali di social media.

Il 22 agosto 2015 sono state rese pubbliche le conversazioni telefoniche registrate che coinvolgono la mano destra di Putin, Sergey Glazyev. I nastri sono la prova evidente che Glazyev (leggi, il Cremlino) ha diretto le prime fasi dei disordini anti-ucraini in tutta l’Ucraina meridionale e orientale. La maggior parte di questi sforzi non hanno avuto successo e solo in due piccole parti di due regioni ci sono state le operazioni russe in grado di prendere piede, ma queste registrazioni dimostrano che il fondamento stesso di questa intera situazione è di origine russa. Effettuato su ordini diretti dal Cremlino. Questa guerra è stata avviata da Vladimir Putin.

Il 13 dicembre 2015, è stato pubblicato un rapporto di 88 pagine intitolato “An Invasion by any Other Name. The Kremlin’s Dirty War in Ukraine”. È una pubblicazione congiunta di The Institute of Modern Russia e Interpreter Magazine. Ancora un altro documento che corrobora tutti i risultati delle molte altre relazioni pubblicate sul coinvolgimento militare russo nell’Ucraina orientale.

Il 24 aprile 2016, il Consiglio Atlantico ha pubblicato un’analisi dei messaggi e-mail compromessi da un account appartenente – all’assistente di – ad un altro consigliere vicino a Putin, Vladislav Surkov, ora l’uomo coinvolto nelle negoziazioni per l’attuazione degli accordi di Minsk con l’inviato speciale degli Stati Uniti per l’Ucraina, l’ambasciatore Kurt Volker. Questo rapporto si intitola semplicemente “Russia Funds and Manages Conflict in Ukraine, Leaks Show”.

Quando Putin sostiene al mondo che “non ci sono gruppi militari russi” in Ucraina orientale, sta deliberatamente mentendo al mondo intero.
Per quanto riguarda la fragile scusa spesso offerta “che tutti i cittadini russi che stanno combattendo in Ucraina orientale sono solo volontari”, anche questo è inaccettabile. Il fatto è che la Russia, essendo uno stato di polizia, potrebbe facilmente impedire ai cittadini russi desiderosi di combattere in Ucraina di partecipare agli addestramenti militari a Rostov sul Don.
Le autorità russe potrebbero, se ne avessero il minimo desiderio, vietare a quei cittadini russi di muoversi liberamente nel territorio sovrano russo con le armi, prima che gli stessi si spostino nel territorio occupato dalle “bande” in Ucraina. Il motivo dell’uso di questi “volontari” russi (pochi sono tali, la maggior parte di queste forze “irregolari” sono pagati dal Cremlino per combattere in Ucraina, sono semplicemente dei mercenari) rappresentano la “plausibilità della negazione”. Ma queste negazioni non sono plausibili.

La conclusione ci porta semplicemente all’evidenza dei fatti: Vladimir Putin è un bugiardo patologico.
Come reagire?
Non tollerare assolutamente le sue bugie, smascherarle sistematicamente, senza nessuna indulgenza; chiedere al bugiardo l’auto-riconoscimento del proprio stato patologico ed invitarlo ad approntare terapie adeguate atte a combatterne cause e sintomatologia; ma siccome Putin non accetterà nessuno dei punti precedenti, non rimane che l’abbandono, infatti un personaggio simile non accetterà mai di rimanere da solo.

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