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22 ottobre 2018

La Crimea è vietata agli ucraini | Crimea


Le “autorità” della penisola ucraina di Crimea, attivamente assistite dai servizi speciali russi, perseguono una deliberata politica di adeguamento.

Nell’annessa Crimea, c’è un “metodico” genocidio della popolazione ucraina. Il Cremlino e le sue marionette, vietando le organizzazioni non governative e instillando un mito secondo cui gli ucraini e i russi sono “una stessa nazione”, stanno gradualmente eliminando tutta l’istruzione in lingua ucraina.
In Crimea, i leader russi, mentre opprimono gli ucraini violano diverse norme del diritto internazionale, diverse convenzioni e risoluzioni di organizzazioni internazionali, nonché le loro stesse leggi. Il Cremlino ritiene che il fatto stesso che esista la nazione Ucraina sia un pericolo alla sua sicurezza stile Cheka.

Dopo alcuni tentativi e tramite conoscenze, sono riuscito a comunicare con alcuni ucraini di Crimea – alcuni di quelli che hanno lasciato la penisola dopo l’annessione e anche con qualcuno che, per vari motivi, è rimasto sul territorio occupato. L’oppressione degli ucraini nella penisola è parte della campagna di intimidazione, coercizione e disinformazione. Il Cremlino, i servizi speciali russi e le “autorità” della penisola, che sono attivamente coinvolte in questo processo, sono i principali oppressori.

La prima cosa che le autorità hanno iniziato a fare dopo l’annessione è stata la rimozione di tutti i simboli ucraini. La bandiera nazionale ucraina, l’emblema e l’inno, i cartelli stradali e le pubblicità in ucraino, sono tutti severamente vietati.
Una dimostrazione pubblica per reclamare l’identità ucraina è in realtà un reato penale in Crimea. La storia di Volodymyr Balukh, è un lampante esempio dell’arbitrario comportamento dei servizi speciali russi. È solamente “colpevole” di essere un ucraino che ha osato dichiarare pubblicamente la sua nazionalità. Fin dall’annessione del 2014 ha lasciato esposta una bandiera ucraina da una finestra della sua casa. Dopo il “referendum” si è rifiutato di rimuoverla, sostenendo che non riconosce l’annessione russa della penisola. FSB ha “montato” una causa penale per la quale ha dovuto rispondere di “illegale detenzione di armi”. È stato gettato in una cella in attesa di giudizio. Solo ai primi giorni di dicembre di quest’anno è stata “controllata da un tribunale” la sua posizione ed è stato sottoposto agli arresti domicialiari. Nel frattempo però, le forze dell’ordine russe, il giorno stesso in cui il tribunale ha concesso i domiciliari, gli hanno notificato una nuova imputazione: percosse contro un carceriere.

La notifica sostiene che Balukh ha picchiato un carceriere, quando invece l’avvocato difensore di Balukh afferma che è il suo cliente il ferito, in quanto il sovrintendente della prigione, Valery Tkachenko, ha brutalizzato l’attivista arrestato. Questo addetto, che porta un cognome ucraino (!), ha verbalmente maltrattato, picchiato e umiliato Balukh per la sua etnia.

Il caso Balukh è solo la punta dell’iceberg. La maggior parte dei fatti d’oppressione degli ucraini nella penisola rimangono nell’ombra per i timori che pervadono le vittime stesse. Iryna S., mi ha raccontato che prima dell’annessione insegnava lingua e letteratura ucraina in una scuola distrettuale di Dzhankoi. Nella primavera del 2014 gli studenti delle scuole superiori le hanno ripetutamente chiesto cosa stesse succedendo in Crimea, poi un giorno all’improvviso tutta la scolaresca ha iniziato a sostenere che la penisola stava “passando alla Russia”. “Ho spiegato ai bambini più volte che non corrispondesse a verità, che il referendum non fosse regolare, che non si dovesse usare il termine riunificazione, ma che si trattasse di una vera occupazione russa, e che le autorità della Crimea non avessero il diritto d’indire un referendum eludendo la legge”.

Alcuni mesi dopo l’annessione, ha saputo d’essere stata segnalata e che FSB stava formulando una causa contro di lei. “Ora se sei ucraino e vivi in Crimea sei un fuorilegge”, mi ha spiegato Iryna. L’insegnante ha lasciato urgentemente la Crimea e si è stabilita a casa di alcuni suoi parenti in Ucraina. La signora ha chiesto di non rivelare il suo vero nome per non mettere a repentaglio i suoi conoscenti che vivono ancora sulla penisola.

La “Costituzione” della Crimea formalmente stabilisce che il tartaro, il russo l’ucraino sono le tre lingue ufficiali della Crimea, ma in pratica ne esiste una sola: il russo. Le altre due, apparentemente possono essere studiate su base facoltativa, ma i dirigenti scolastici non hanno nessun corso aperto con l’utilizzo di queste due lingue. Il “Ministero dell’Istruzione” della Crimea ha istruito oralmente i presidi a non accettare, sotto nessun pretesto, le domande dei genitori che vogliono che i loro figli studino o usino in Crimea la lingua tartara o l’ucraina.

Inoltre, sono stati vietati come “illegali” i libri e i manuali in ucraino. Galyna P.(nome di fantasia), vicepreside di una scuola di Simferopoli, mi ha segnalato che subito dopo l’annessione, a tutti gli insegnanti erano stati impartiti dei “chiarimenti”, specialmente a coloro che insegnano l’ucraino, “che d’ora in poi la lingua ucraina in Crimea sarebbe stata bandita”. Quindi hanno ordinato che tutti i libri in ucraino venissero rimossi dalla biblioteca della scuola e rinchiusi in una stanza separata. Nel corso di un’ispezione, nella libreria di un insegnante sono stati trovati alcuni libri scolastici in lingua ucraina. Li aveva dimenticati. Il preside però, ha sollevato l’inferno per i “libri dei banderiti” ed ha costretto l’insegnante a scrivere una nota esplicativa, mi ha raccontato Galyna.

La giornalista di Crimea Anna Andriievska, che ha dovuto abbandonare la penisola a causa dell’occupazione russa, ha confermato che le “autorità” della Crimea e le amministrazioni scolastiche stanno deliberatamente eliminando la possibilità dello studio della lingua ucraina. “So per certo che solo tre genitori hanno presentato la domanda per far seguire ai loro figli lezioni in ucraino”, ha sottolineato Andriievska. In tutti gli altri casi, le amministrazioni scolastiche hanno fatto pressioni sui genitori, cercando di convincerli che “i bambini non hanno bisogno della lingua ucraina”. La pressione su genitori e alunni e il rifiuto di accettare le domande di studio in lingua ucraina è una pratica comune in Crimea. Secondo Andriievska, le “autorità” occupazionali stanno deliberatamente trasformando le istituzioni educative in meccanismi atti a cambiare le conoscenze dei giovani di Crimea e a instillare aggressività nei confronti dell’Ucraina e del mondo circostante in generale.

Andrii Shchekun, il direttore dell’impresa statale ucraina “La Casa Editrice dei Giornali e Riviste Nazionali”, uno dei leader di Euromaidan-Crimea, ha dichiarato che le autorità russe stanno deliberatamente distruggendo l’educazione ucraina. “Più i giovani della Crimea studiano l’ucraino, più profondamente saranno integrati nello spazio culturale ucraino. Il Cremlino ha davvero paura di questo. In Crimea gli ucraini vivono nella Russia propriamente detta. Le autorità di paese temono che arrendendosi, le scuole, i media e le biblioteche ucraine possano espandersi in fretta in tutta la Russia. Hanno così tanta paura di questo che hanno distrutto l’ultima biblioteca ucraina anche a Mosca”, ha ricordato Shchekun.

Mosca sta perseguendo la sua politica di eliminazione dell’educazione ucraina, distruggendo le organizzazioni non governative e attuando la politica di assimilazione degli ucraini della Crimea. FSB ha liquidato il Centro culturale ucraino che ospitava eventi educativi e culturali. Il suo direttore Leonid Kuzmin, e alcuni attivisti hanno dovuto abbandonare la Crimea. Inoltre, il Cremlino sta cercando di fuorviare la comunità mondiale formando delle organizzazioni pseudo-ucraine fantoccio. Una di queste organizzazioni è la “Società Ucraina di Crimea” guidata dal membro di Russia Unita, Oleg Usik. Il data base del centro Myrotvorets la colloca come una società “collaborazionista e ucrainofoba”. Gli occupanti hanno anche aperto una mitica “Comunità Ucraina di Simferopoli”. In un primo momento, i funzionari della Crimea intendevano pubblicare un giornale in lingua ucraina per glorificare la “Crimea russa” e descrivere la vita felice degli ucraini sotto l’occupazione, ma dopo due uscite hanno abbandonato l’idea. Secondo gli esperti, le “autorità” russe hanno paura a pubblicare questo tipo di giornali perché il solo termine Ucraina, potrebbe ricordare ai lettori la loro vera identità nazionale.

Le organizzazioni fantoccio sono utilizzate per organizzare azioni di propaganda e demoralizzare la popolazione ucraina della penisola. Le “autorità” di Crimea hanno annunciato in ottobre che si sarebbe tenuto un “congresso delle diaspore ucraine”. Dalla Russia e da altri paesi CSI sono arrivati in Crimea, “professionisti ucraini”. I partecipanti allo pseudo-forum hanno esaltato l’annessione russa della Crimea e hanno invitato i partecipanti a convincere i loro conoscenti residenti nelle altre regioni ucraine ad aderire al mondo russo, a fermare la “guerra civile” nel Donbas e spiegare che sotto la Russia si vive bene.

Il Cremlino, per infondere il mito secondo cui ucraini, russi e bielorussi sono “una stessa nazione”, ha iniziato ad attivare organizzazioni pseudo-etniche. La Crimea è popolata da circa 600-650 mila ucraini etnici, e la sua comunità può essere divisa in tre gruppi immaginari. Il primo è quello che ha già assimilato le idee russe, e potrebbe persino sostenere l’occupazione russa. Il secondo sono gli ucraini arrivati ​​in Crimea dalla Russia nell’era sovietica. Prima di tutto, sono gli ucraini occidentali che i bolscevichi hanno deportato nelle zone settentrionali dell’URSS nel 1939 e i loro figli. Dopo la morte di Stalin furono autorizzati a lasciare i luoghi di deportazione – ma non per i loro vecchi territori, bensì per regioni da popolare. “Queste persone e i loro discendenti mantengono un basso profilo in Crimea perché hanno l’esperienza di una relazione negativa con il regime del Cremlino. Dopo l’annessione, o sono rimasti in silenzio o hanno fatto le valigie e sono andati via”, ha sottolineato Shchekun.

Il terzo gruppo comprende i giovani nati in Crimea e cresciuti nell’Ucraina indipendente. Alcuni di loro possono essere russi etnici o nati in famiglie miste che hanno preso una posizione filo-ucraina. Questi giovani non sono in alcun modo associati alla Russia odierna e sono abituati ai valori e alle norme di comportamento ucraini, come, soprattutto, la libertà di parola e l’indipendenza dell’individuo dalle autorità. Rappresentano la più grande minaccia per le “autorità” della Crimea. Le “autorità” vogliono convincere questa parte della Crimea che ucraini e russi sono “la stessa cosa”.

Al momento, solo una pressione politica dell’Occidente e forti sanzioni economiche potrebbero impedire a Mosca di violare ulteriormente i diritti degli ucraini in Crimea. A sua volta, lo stato dell’Ucraina deve fornire aiuto alle famiglie degli ucraini che sono perseguitati nella penisola occupata e nella vicina Russia.

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