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18 settembre 2018

Chi ti ha invitato? | Russia-Occidente


Quando la “noble art” è nata o per meglio dire è stata “regolamentata” sotto la spinta del marchese di Quensberry (John Sholto Douglas ) nel 1865 nacquero le categorie di peso. Agli albori erano solo 3 categorie: leggeri, medi e massimi.

Allora come adesso, pensare di mettere a diretto confronto un peso leggero con uno massimo è apparso sin da subito improponibile e, nel sistema di sicurezza globale odierno, sarebbe come porre sullo stesso ring la Russia e l’Occidente. Un confronto indecoroso. La Russia potrebbe tutt’al più essere paragonata ad un gallo dispettoso e aggressivo. In ogni caso però, è come il prezzemolo, s’infila da sé ovunque! Per gli Stati Uniti e il resto dell’Occidente, il contenimento o il moderarne le azioni, a volte dannose, dipendono dalla capacità di capire il motivo per cui Mosca vuole misurarsi sullo stesso ring e del perché ci si tuffi senza indugi.

Fino alla fine degli anni ’40, gli americani non avevano mai molto pensato alla Russia e quindi sono rimasti profondamente perplessi quando l’Alleanza della seconda guerra mondiale tra Washington e Mosca si è poi trasformata in una Guerra Fredda. In un famoso articolo su Foreign Affairs, “The Sources of Soviet Conduct”, il diplomatico di carriera George Kennan, che all’epoca era uno dei maggiori esperti russi del Dipartimento di Stato, spiegò che la storia della Russia fosse travolgente, che il paese avesse enormi dimensioni e godesse di una favorevole posizione geografica, gli attribuì un potere immenso, ma la impregnò anche di una combinazione di paranoia e ambizione. Ciò ha inculcato nella Russia, chiarì Kennan, un profondo senso di una sua speciale missione nazionale, che si può riassumere in un baluardo per l’Occidente, l’odio per le forze esterne ostili e l’egemone legittimo dell’Europa orientale e dell’Eurasia.

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, durante il decennio di debolezza della Federazione Russa, questa convinzione è rimasta latente, ma non è mai stata cancellata. È riapparsa quando, sotto la guida del presidente Vladimir Putin, la Russia ha recuperato la sua forza e il suo senso di scopo. Questa peculiare visione del mondo rende la Russia suggestionata d’essere in un costante stato di guerra, sia che si tratti di una guerra calda, con un vero combattimento, o di una lotta fredda, combattuta nei reami politici e informativi. Questa percezione è molto diversa dalla visione del mondo occidentale, che considera la competizione pacifica tra le nazioni la norma e la guerra una sua episodica aberrazione.

Ciò che oggi rende la mentalità russa di percepirsi in una minacciosa e perpetua guerra, è l’oscura efficacia di Putin. Il presidente russo, approfittando della ricchezza e delle vaste risorse naturali del paese, ha costruito un sistema politico autoritario e ha reperito le maniere per sopraffare le difficoltà e riaffermare il potere e l’influenza russa in tutto il mondo.

Durante la Guerra Fredda, Mosca ha cercato di trasformare e dominare il sistema di sicurezza globale con la speranza di poterlo sostituire con uno composto di dittature di stampo sovietico. La Russia di oggi è meno ambiziosa e meno rivoluzionaria, cerca invece di dominare ciò che lei stessa definisce “l’estero vicino” – le nazioni che un tempo facevano parte dell’Unione Sovietica e dell’impero sovietico – e di alterare il sistema esistente, dominato dall’Occidente. Come sostiene Andy Akin, un professore di studi sulla sicurezza nazionale presso l’Università Air di Educazione Aerea Militare, la Russia cerca un mondo “policentrico” in cui lei deve essere un partner uguale con gli Stati Uniti, l’Unione europea e la Cina, nonostante il fatto che la sua popolazione e la sua economia siano minuscole rispetto a quelle di altri centri di potere.

Per fare ciò, la Russia sfrutta le debolezze delle nazioni e dei sistemi di ordine regionale. Putin, come ha osservato Alina Polyakova del Consiglio Atlantico, è “molto bravo nell’identificare i vuoti di potere in varie regioni del mondo”.
Il Medio Oriente ne è un importante esempio. Quando il presidente Barack Obama ha scelto di assumere nella regione una posizione meno assertiva, ha concesso degli spazi a Mosca. “Quando la leadership americana e occidentale sono assenti – ha osservato Polyakova – la Russia ha trovato il modo per entrare e inserirsi nuovamente sul palcoscenico per rendersi un mediatore chiave, l’arbitro delle relazioni di potere in quella regione”.

Nel suo “vicino estero”, la Russia utilizza una vasta gamma di strumenti. Rafforza i regimi amichevoli, in particolare quelli autocratici; sostiene i gruppi amici, in particolare i russi etnici che si sono diffusi tra gli ex imperi russi e sovietici; e usa la dipendenza economica per piegare alla sua volontà le nazioni vicine.

La Russia ha una certa influenza sull’Europa occidentale perché è un importante fornitore di energia, in particolare di gas naturale. Ma il focus dei suoi sforzi per indebolire gli Stati Uniti e le democrazie europee deriva direttamente da un metodo del vecchio libro dei giochi sovietico: rinforza tutto ciò che indebolisce e distrae le nazioni occidentali, in particolare quelle forti, quelle che potrebbero resistere o fare pressione sulla Russia. Durante la Guerra Fredda, ciò significava collaborare con i movimenti e i partiti politici di sinistra e i movimenti anti-coloniali. Oggi vuol dire rafforzare i movimenti etno-nazionalisti e anti-immigrazione e i partiti politici di destra. Questa è una scelta naturale: per secoli, la Russia si è vista come il baluardo della cristianità occidentale contro “l’est” vagamente definito ma non cristiano, in particolare i musulmani.

La Russia oggi nell’Europa occidentale e negli Stati Uniti, s’adopera per amplificare l’etno-nazionalismo e l’ostilità verso l’immigrazione, in particolare l’immigrazione musulmana, facendo molto affidamento sull’antiquata propaganda di stato e sui nuovi tipi di campagne di disinformazione sui social media. Nella maggior parte dei casi, l’obiettivo non è quello di rendere apertamente pro-Mosca gli alleati della Russia, poiché ciò potrebbe portare ad una aperta resistenza da parte dell’Occidente, ma semplicemente ad indebolire le nazioni bersaglio. Dal punto di vista della Russia, questa strategia di indebolimento degli altri è puramente difensiva.

Un modo in cui la Russia si connette con la destra etno-nazionalista in Occidente è quello d’enfatizzare il proprio conservatorismo sociale, in particolare cose come l’opposizione ai diritti LGBT, e sottolineare invece una esagerata forma di tradizionale mascolinità, come esemplificata dallo stesso Putin. Ciò è in sintonia con alcuni conservatori sociali occidentali.

La strategia della Russia di sfruttare gli scismi e i problemi di altre nazioni è particolarmente pericolosa quando Mosca opta per attacchi diretti, come l’intervento nelle elezioni occidentali, vedi l’anno scorso negli Stati Uniti. E, mentre questo, se opposto, potrebbe essere rischioso per gli Stati Uniti e le altre nazioni occidentali, alimenta la narrativa di Mosca secondo cui la diversità e la democrazia aperta sono idee intrinsecamente imperfette.

Tuttavia, anche quando la Russia supera il suo peso geopolitico, è importante ricordare che l’impatto di Mosca è molto simile a quello di al-Qaida o del sedicente Stato Islamico: può indebolire le nazioni vulnerabili e la società, fiaccare i sistemi esistenti e debilitare le autorità, ma non può creare una valida alternativa. La buona notizia è che, anche se la Federazione Russa s’appella al libro degli esercizi dell’Unione Sovietica, non sarà mai in grado di costruire un ordine mondiale centrato su Mosca.

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