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14 dicembre 2018

Ucraina: cosa porterà il 2018 | Ucraina


L’anno uscente 2017 ci ha portato il nuovo presidente degli Stati Uniti, le elezioni nei principali paesi europei, un tentativo di riavvicinamento tramite i negoziati per il Donbas, intrighi politici interni in Ucraina; ma cosa ci si deve aspettare per il 2018?

Infatti, il 2017, dal punto di vista di una retrospettiva storica, penso che verrà percepito come un anno molto calmo. È a noi, che ora viviamo nel 2017 e che ci stiamo preparando per l’incontro con il 2018, che certamente ci sembra (è sempre così, ma si tratta di un effetto psicologico) di vivere in un “mondo carico di eventi violenti”. In effetti, non è accaduto nulla di particolarmente burrascoso, perché durante l’anno che sta per finire non è cambiato quasi nulla da un punto di vista concreto.

Infatti, se confrontiamo la situazione di dicembre 2016 con dicembre 2017, vedremo che, in generale, abbiamo ben poco di cui parlare. È chiaro che potremo presentare tutta una serie di eventi accaduti quest’anno e che a prima vista, potevano apparire davvero importanti: il nuovo presidente americano, Donald Trump, l’inizio del dialogo russo-statunitense per il bacino del Don, il voto del parlamento ucraino per una serie di riforme – di cui se ne è parlato per molti anni – il conflitto delle forze dell’ordine e la situazione intorno a Mikheil Saakashvili. Consueti eventi politici di un anno ordinario. Per la semplice ragione che non hanno portato nessun risultato. Un evento è importante quando porta un effetto. E tutti questi eventi finora non hanno arrecato, in linea di principio, esiti speciali.

Donald Trump, una volta diventato il presidente degli Stati Uniti ha chiarito di non essere un leader capace – sia per motivi personali che istituzionali – di soddisfare le sue promesse elettorali. Cosa stavamo aspettando? Una specie di speciale accordo russo-statunitense. Questo non è successo. Più probabilmente, c’è stato un inasprimento delle sanzioni contro la Russia. Ma questa è una continuazione della politica degli Stati Uniti, non un cambiamento. O, per esempio, le consultazioni russo-americane per il Donbas. Sì, sono iniziate; in gran parte si stanno sostituendo al “formato Normandia”; ma non hanno ancora portato a niente.

Le elezioni presidenziali in Francia, sensazionali, è emerso un nuovo leader – Emmanuel Macron. Da un lato, c’è l’evento; ma d’altra parte Macron non riesce ad attuare realisticamente nessuno dei suoi passi, cosa che ha promesso agli elettori. Questo potrebbe accadere in futuro. Come nel futuro molto potrebbe succedere a Trump. Ma per il 2017 non stiamo parlando del futuro, ma del passato.
La riforma dell’Unione europea, su iniziativa di Macron, non è stata attuata. E, naturalmente, questa riforma sarebbe di grande importanza per il futuro di Kyiv.

Le elezioni parlamentari in Germania sono un evento decisivo per l’Europa; ma in seguito ai risultati, non è ancora stato formato un nuovo governo. Non sappiamo se potrà succedere. E, anche se assumessimo che i negoziati dell’Unione Democratica Cristiana con il Partito Socialdemocratico di Germania per la formazione di una grande coalizione potrebbero finire con un successo, lo sapremo solo in primavera. E se non si dovesse avverare, il nuovo governo tedesco verrà formato dopo alcuni mesi; ma anche questo non è accaduto. È in fase di sviluppo.

Lo stesso vale con la situazione dell’ex presidente georgiano [Mikheil Saakashvili in Ucraina] non ci sono progressi. Le proteste organizzate sotto il suo nome non hanno portato ad alcun successo tangibile, ma d’altra parte, non ha nemmeno portato ad alcun esito nemmeno la lotta delle autorità contro Saakashvili. Anche qui non si è verificato nulla.
Il conflitto tra le forze dell’ordine (NABU e GPU) non ha portato ad un vincitore.

Le riforme ucraine. Sì, potremmo riferirci all’essenza stessa di queste riforme, e suggerire che questo è, piuttosto, un modo per spostare i soldi. Ma non hanno ancora portato a nessun risultato. Le conseguenze potrebbero apparire in futuro ed essere sia positive che negative. Ma non si tratta più di parlare di quello che è successo, ma di cosa potrà o non potrà succedere.

In linea di principio, potremmo sostenere lo stesso della politica della Russia nei confronti dell’Ucraina, nei confronti del Donbas. Alla fine dell’anno, abbiamo udito la conferenza stampa finale di Vladimir Putin in cui ha espresso parole che probabilmente, in futuro, potrebbero portare ad una specie di svolta in politica estera. Ma questo non è successo. Sono ancora parole. Putin nella sua lunga carriera politica ha enunciato un numero enorme di parole e concetti, ma non tutti sono stati attuati o si sono trasformati in concrete intenzioni politiche, anzi.

Per me so solo che quest’anno c’è stato un solo evento reale, ho festeggiato il mio compleanno. Questo è un dato di fatto. Non c’è nulla che nessuno possa fare al riguardo, ha le sue conseguenze per l’auto-percezione, per valutare la propria vita e carriera. Ha avuto luogo e il prossimo anno avrò un anno in più. E quando paragono questo sentimento con gli eventi politici ed economici, percepisco nell’anno un vuoto ancora più ampio. È compito degli scienziati politici inventare qualcosa. Questo è il loro pane. Voglio dire coloro che in Ucraina si considerano “politologi”, perché nel mondo politico civilizzato – una persona impegnata nel campo della scienza, scienze politiche e che scrive una tesi sono esperti politici che forniscono servizi per i vari campi politici e uomini d’affari. Si è scoperto che anche Paul Manafort è uno scienziato politico. Sebbene fosse, ovviamente, un esperto politico. Così è definito in America.

A proposito, anche Manafort è una storia interessante. È un evento dell’anno – la persecuzione di Manafort da parte del sistema legislativo americano. Ma non ha ancora portato ad un risultato. Non sappiamo ancora se Manafort uscirà dalle sabbie mobili, oppure no. E in generale, che cosa porterà l’indagine a Donald Trump e al suo entourage. Un’indagine iniziata, ma non finita.
L’intero anno 2017 è l’anno degli eventi differiti. A proposito, la stessa cosa è accaduta nel 1917. Non dico che sia stato un anno vuoto. Dio me ne guardi. Me se ora fossimo nel dicembre 1917, di cosa potrei parlare? Sì, della grande rivoluzione russa del febbraio 1917, del rovesciamento dello zarismo, il colpo di stato bolscevico. Ma il futuro della Russia, è stato determinato dalle elezioni dell’Assemblea Costituente del 1918. Ora, se fossi stato uno scienziato politico a Pietrogrado avrei potuto affermare: l’anno elettorale che inizierà nel 1918, per chi voteranno i cittadini? Chi sceglieranno?

E se fossi stato un analista politico di Kyiv avrei potuto suggerire, guarda, a Kyiv s’è formata una Rada centrale, ha già annunciato l’autonomia delle terre ucraine, vuole una autonoma Repubblica Ucraina. Questo è un evento molto importante. Che tipo di repubblica sarà dopo le elezioni dell’Assemblea costituente, come si realizzerà l’autonomia degli ucraini?
Tutti gli eventi del 1918 non hanno avuto nulla a che fare con tutto questo ragionamento, perché le elezioni dell’assemblea costituente, che in realtà hanno avuto luogo, sono state disperse dai bolscevichi. E il futuro dell’impero russo è stato determinato non da elezioni e dalla volontà dei suoi elettori, ma dalla guerra civile.

La Rada centrale ucraina nei primissimi giorni del 1918 ha proclamato l’indipendenza dell’Ucraina Repubblica Popolare, che a sua volta ha portato all’attacco delle truppe bolsceviche sul territorio ucraino. E il futuro dell’Ucraina non è stato determinato da come hanno votato gli elettori ucraini nell’Assemblea Costituente, ma dalle azioni del Maresciallo Pilsudski e Ataman Petlyura.
Ecco come a volte si sviluppano gli eventi. Pertanto, se pensiamo all’anno 1918, capiremo fino a che punto tutte queste previsioni non hanno senso, fino a quando non prendi in considerazione le tendenze. Dopotutto, la cosa più importante sono le tendenze.

Ci stiamo avvicinando al 2018. Questo è l’anno dei cicli elettorali.
Nel 2018 – e questo, naturalmente, è una cosa molto importante – se nell’elezione del Senato degli Stati Uniti i repubblicani dovessero perdere la loro maggioranza, l’America sarà molto diversa. Non solo il presidente Trump non avrà un importante sostegno nei circoli del partito repubblicano, ma semplicemente non avrà alcun sostegno al Senato. Ci sarà una costante maggioranza anti-presidenziale. E tutte le possibili iniziative del presidente saranno bloccate per definizione. In realtà, ci saranno tre anni di tiro alla fune tra l’amministrazione presidenziale e il Congresso. Questo può essere seriamente collegato alle future prospettive geopolitiche ucraine.

Ma fino a quando le elezioni non avranno avuto luogo, è troppo presto per analizzare di come sarà l’America. Come è anche impossibile dire quale sarà l’America, fino al completamento delle indagini che sono condotte dal procuratore speciale [Robert] Mueller, quali saranno le sue implicazioni. Siamo generalmente in una situazione di incertezza. Ma l’Ucraina capisce perfettamente che la situazione ai vertici del governo americano determina il sostegno americano per Kyiv e il tipo di reazione americana alla Russia.

Secondo. Ci sono le elezioni presidenziali nella Federazione Russa. Questo è generalmente uno dei momenti decisivi dell’esistenza ucraina, per quanto strano possa sembrare. Si potrebbe dire: beh, pensa te, le elezioni presidenziali non hanno nemmeno molta importanza per i russi, infatti si tratta di una semplice acclamazione. È già chiaro che Vladimir Putin vincerà queste elezioni, e penso che i dirigenti dell’amministrazione presidenziale già ora conoscano la percentuale di quelli che voteranno per lui.

Ma non è questo il punto. In Russia, questo tipo di acclamazioni sono sempre state usate come una scusa per correggere un corso, se esisteva una tale necessità. E credo che attualmente ci sia un tale bisogno. E, ancora una volta, tutto gira intorno a Vladimir Putin – la sua reazione al boicottaggio delle Olimpiadi, il suo volo in Siria e la sua decisione di ritirarsi dalla Siria, e prima della conferenza stampa, ha riferito della possibilità di un pieno controllo internazionale per il territorio del Donbass – infatti sembra che se lui dovesse raggiungere un necessario compromesso con gli Stati Uniti, è pronto per una correzione. Sottolineo, con gli Stati Uniti, non con l’Occidente nel suo insieme.

Ma questo compromesso come verrà raggiunto? Come sarà? Sarà a spese dell’Ucraina o gli americani non vogliono veramente metterlo in piedi a spese dell’Ucraina? In che misura gli interessi di Kyiv saranno presi in considerazione, o l’accordo  costituirà una grave trappola per l’Ucraina? Perché, anche se assumessimo che il pieno controllo del Donbas venisse dato alle forze di pace internazionali, con la partenza dei russi, all’Ucraina non tornerà il controllo del territorio, i residenti locali però, che hanno i loro diritti elettorali integrati nel meccanismo di Stato ucraino, potrebbero portare alla vittoria le forze filorusse nelle elezioni ucraine del 2019. Kyiv si potrebbe trovare con un presidente e un parlamento filo-russo. Questo dato non è fuori discussione. E, ammetto pienamente che la Russia sta pensando ad una tale trappola, e che già dal prossimo anno si organizzerà per garantirsi una tale opportunità. Se poi si realizzerà è un altro paio di maniche.

Proprio come è molto difficile pronosticare cosa il 2018 porterà alla classe politica ucraina. Da un lato, il tema delle elezioni anticipate sta cominciando a sparire, però sono molto vicine le prossime elezioni, nessuno ottiene dei vantaggi se anticipa di pochi mesi le elezioni.
Molto probabilmente, i politici ucraini stanno già parlando di qualcos’altro. Il potere e ogni partito d’opposizione devono pensare ai risultati elettorali. Nelle condizioni ucraine, con una situazione d’impoverimento generale, la frustrazione della popolazione per i cambiamenti, gli sforzi di Mosca e un certo numero di politici e attivisti che stanno spostando il tema della guerra in secondo piano rispetto al tema della lotta alla corruzione e così via, ovviamente, tali elezioni potrebbero essere un trionfo del populismo. Ma la preparazione stessa alle elezioni potrebbe essere un trionfo del populismo. Le parti si daranno battaglia nelle promesse, nei materiali compromettenti, senza nessun colpo escluso. E questo, naturalmente, può essere sfruttato dal nemico.

Se affrontiamo seriamente questo aspetto, in un paese belligerante, in generale, i processi democratici portano molto spesso alla distruzione dell’organismo statale stesso. Questo deve essere capito. Non ditemi che io sono contro la democrazia, ma ci sono delle oggettività. Basta guardare cos’è successo negli Stati Uniti quando il Presidente Delano Roosevelt è stato eletto quattro volte di fila. C’era la seconda guerra mondiale, è vero. La realtà ucraina è diversa, ora a Kyiv c’è una guerra ibrida, per cui non si può paragonare nulla. Però, non è nemmeno detto che non possa succedere. Alla fine presumo che sia un anno frenetico, ma difficile se non quasi impossibile da prevedere.

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