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23 giugno 2018

Crimea: nuova risoluzione delle Nazioni Unite | Crimea


Il 19 dicembre si è tenuto a News York una sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per un nuovo progetto di risoluzione sulla situazione dei diritti umani in Crimea. Questa dopo la sua approvazione è diventata la terza risoluzione delle Nazioni Unite sulla Crimea.

La risoluzione 68/262 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite è stata adottata il 27 marzo 2014 con il titolo «L’integrità territoriale dell’Ucraina». La delibera riconosce la Crimea e Sebastopoli entro i confini internazionali della Ucraina e respinge la validità del referendum del 16 marzo, perchè “senza alcun valore giuridico”.
La delibera 71/205 dell’ Assemblea Generale dell’ONU del 19 dicembre 2016 sulla situazione dei diritti umani in Crimea e Sebastopoli, è stata approvata con il voto favorevole di 70 paesi, 77 astensioni e l’opposizione di 26 delegazioni, tra i quali – Russia, Armenia, Bielorussia, Cina, India, Serbia, Corea del Nord e altri.

Il titolo “Situation of human rights in the Autonomous Republic of Crimea and the city of Sevastopol” è l’oggetto del documento consegnato alle Nazioni Unite tre giorni fa ed è lo stesso di quello dello scorso anno.
Nel dettaglio però, contiene una serie di significative differenze.
La nuova risoluzione ONU è diventata più sostanziale, più obiettiva e più focalizzata sui diritti umani. Questi cambiamenti, tra gli altri, sono il frutto di una cooperazione tra i diplomatici ucraini e le organizzazioni per i diritti umani.

Inoltre, come apparso nel corso dell’anno 2017, il progetto prevede nuove sfide e opportunità per i diritti umani in Crimea.
Cosa c’è di nuovo?
Quali sono i cambiamenti?

Primo.
Il testo della risoluzione non comprende solo i riferimenti alle norme internazionali in materia di diritti umani, ma è stato ampliato, tra cui la Convenzione di Ginevra del 1949 e il protocollo addizionale I 1977. Questa legge regola la protezione delle vittime di guerra, limita i metodi e i mezzi di guerra e stabilisce le responsabilità per le sue violazioni.
L’adozione della delibera non è una formalità, ma un fattore davvero importante.
Questi cambiamenti sottolineano e confermano che in Crimea c’è in corso una occupazione e un conflitto armato internazionale, due punti che nel documento precedente mancavano. Anche se, sottolineiamo, questi non rappresentano dei nuovi riconoscimenti, infatti, erano già stati rilasciati dall’Ufficio del procuratore della Corte penale internazionale dell’Aia nel 2016.
In pratica si caratterizza che la Crimea e i suoi abitanti sono vittime d’occupazione, ciò implica una vasta gamma di strumenti e meccanismi di protezione legale internazionale.

Secondo
La risoluzione ha preso in considerazione l’inizio del procedimento “Ucraina vs Russia” presso la Corte internazionale delle Nazioni Unite.
Il documento invita “pienamente e prontamente” la Russia ad attuare la decisione del 19 aprile 2017, richiamando l’attenzione sulla prassi consolidata di discriminazione degli ucraini, tartari di Crimea e di altri gruppi etnici e religiosi.
La sentenza in sintesi impone alla Russia d’astenersi d’imporre restrizioni sui tartari della Crimea, tra cui riammetere l’autorità del Mejlis, e garantire nella penisola occupata l’accesso all’istruzione in lingua ucraina e tartara.

Terzo.
La risoluzione chiede che si stabilisca a quale legge è soggetta la Crimea, ma che renda anche inefficaci le applicazioni retroattive.
Gli ucraini sono giudicati dalle leggi russe per “crimini” avvenuti prima dell’occupazione(??).
Uno degli esempi più sorprendenti di questa persecuzione è “quella del 26 febbraio”, quando un “giudice dello stato occupante” si è pronunciato contro il vice presidente del Mejlis, Akhtem Chyyhoza e altri tartari della Crimea, perché nel febbraio 2014 hanno pacificamente protestato per l’installazione a Simferopoli del Consiglio supremo della Crimea.

Quarto.
Dopo l’occupazione della Crimea i residenti sono stati posti di fronte ad una scelta difficile: accettare di unirsi all’aggressore o diventare “stranieri” nelle proprie case.
Nella risoluzione si condanna l’assegnazione automatica della cittadinanza russa ai residenti della Crimea, così come le conseguenze negative per coloro che si sono rifiutati di ricevere il passaporto dell’occupante. Dopo l’occupazione, come ben ricordiamo, la Russia ha proclamato tutti i cittadini ucraini che vivevano nella penisola come suoi sudditi.

Quinto.
La risoluzione contempla anche la questione della militarizzazione della Crimea e invita la Russia a cessare “la pratica d’obbligare i residenti della Crimea a servire nelle forze armate o ausiliari della Federazione Russa, usando anche mezzi di pressione o di propaganda”.
Ancora una volta la delibera rimarca che si tratta di una violazione del diritto internazionale sotto le Convenzioni di Ginevra, per le quali ad uno stato occupante è vietato di coscrivere abitanti dei territori occupati.
Il reclutamento della popolazione occupata è uno dei più gravi reati che contempla la Corte penale internazionale dell’Aia (grazie a questa Corte, l’Ucraina nel 2014 ha ricevuto la giurisdizione su tutto il suo territorio, tra cui la Crimea).

Sesto.
La risoluzione solleva un altro problema che non è stato affrontato in precedenza – le proprietà. Nel testo si chiede alla Russia di rispettare la legislazione ucraina e d’abolire tutte le leggi imposte dalla Russia in Crimea, per consentire lo sgombero forzato e la confisca della proprietà privata ottenuta in violazione del diritto internazionale.

Settimo.
Il documento approvato pone un particolare accento alla questione della libertà di coscienza e di religione – incursioni della polizia, minacce alla Chiesa ortodossa ucraina del Patriarcato di Kyiv, i problemi nelle moschee e nelle istituzioni religiose musulmane, nella chiesa protestante, chiese greche e cattoliche romane, la persecuzione contro l’organizzazione “Testimoni di Geova”.
Contempla anche la condanna della “persecuzione contro i musulmani pacifici che potrebbero essere membri di organizzazioni islamiche”. Si tratta di casi criminali contro i musulmani di Crimea sospettati di far parte di Hizb ut-Tahrir, un’organizzazione che la Russia considera un’organizzazione terroristica. A causa di simili accuse, in Crimea ci sono già dietro le sbarre 25 persone.
La persecuzione delle comunità religiose in Crimea è una realtà quotidiana a cui, sfortunatamente, non viene prestata molta attenzione.
La nuova risoluzione delle Nazioni Unite cerca di correggere questa ingiustizia, evidenziando chiaramente i problemi dei vari gruppi religiosi nella penisola occupata.

Ottavo.
La risoluzione accoglie con favore il sostegno ucraino ai mass media e alle organizzazioni pubbliche costrette a lasciare la Crimea per poter “lavorare in modo indipendente e senza interferenze”. Il documento include anche un appello alla Russia per “abolire le decisioni che vietano le istituzioni culturali e religiose, le ONG, le organizzazioni per i diritti umani e i media”.

Nono.
La nuova risoluzione, come la precedente, pone molta enfasi alla questione dell’accesso degli osservatori internazionali in Crimea, ma questa volta, ci sono note che riguardano l’accesso non solo dalla Russia, ma anche dalla parte ucraina.
In particolare, si mette in risalto la necessità di sviluppare una “procedura trasparente, accessibile, non discriminatoria e operativa con norme che disciplinano l’accesso alla Crimea ai difensori dei diritti umani, giornalisti e avvocati, e la possibilità di appello (in caso di inadempienze)”.
L’attuale regolamentazione ucraina per l’ingresso degli stranieri in Crimea sta creando ostacoli tangibili ai difensori dei diritti umani e ai giornalisti ed è stata discussa più di una volta; il governo ha fatto tre modifiche alla procedura, ma è ancora carente. La menzione di questo problema in una risoluzione patrocinata dall’Ucraina dà speranza che Kyiv sia veramente interessata alla sua soluzione.

Decimo
La nuova risoluzione non solo condanna le azioni della Russia in Crimea, ma “accoglie anche le dichiarazioni dell’Ucraina che si impegna a proteggere i diritti umani e le libertà fondamentali di tutti i suoi cittadini”.
La delibera richiama l’attenzione degli sforzi dell’Ucraina a mantenere i legami con i suoi cittadini che vivono nella penisola occupata, sia economici, finanziari, politici, sociali, informativi, culturali e altri.
La decisione dell’Assemblea Generale dell’ONU è un’importante tabella di marcia per il paese, che nel quarto anno di occupazione non ha ancora una strategia per il ritorno e il reinserimento della Crimea.
La risoluzione delle Nazioni Unite invita gli abitanti di Crimea a “facilitare l’accesso ai processi democratici, alle opportunità economiche e alle informazioni oggettive”.

Il 14 novembre, è stata approvata dal terzo comitato dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite che si occupa di questioni sociali, umanitarie e culturali, una bozza di risoluzione sulla situazione dei diritti umani in Crimea.
La votazione la potremmo considerare una sorta di “prova generale”: di regola i risultati differiscono di poco.
A proposito, all’inizio è stata discussa la possibilità di lasciare il testo della nuova risoluzione quasi identico a quello dell’anno scorso. Si temeva infatti, che in caso di cambiamenti significativi, l’Ucraina potesse perdere il sostegno di una parte degli Stati. Come si è visto, ciò non è accaduto: la bozza di decisione più aggiornata ha ricevuto quasi lo stesso numero di paesi dell’anno scorso: 71 a favore, 77 astenuti, 25 contro.

Due giorni fa, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha finalmente approvato il progetto con 26 paesi contrari, 76 astenuti e 70 a favore.
Naturalmente, questo non risolverà il problema dell’occupazione, come se ci fosse l’intervento di una bacchetta magica; ma la nuova risoluzione sulla situazione dei diritti umani in Crimea diventerà un altro mattone che rafforza la valutazione internazionale e condanna le azioni della Russia. Ciascuno di questi piccoli mattoni porterà al giorno in cui la Crimea tornerà all’Ucraina.

Ma in aggiunta, questa decisione diventerà un segnale importante per le migliaia di crimeani che quotidianamente subiscono violazioni ai loro diritti.

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