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23 giugno 2018

La dura lotta ucraina | Ucraina


Tutti siamo a conoscenza di come la guerra cambi il suo volto a causa di svariati fattori politici, tecnologici, sociali ed economici; anche lo stesso concetto di conflitto armato muta continuamente: una guerra del 2016 presenta differenze sostanziali dagli scontri degli anni ’70, come a sua volta la campagna del Vietnam si è distinta sotto diversi aspetti dai combattimenti del secondo conflitto mondiale. La guerra è, come è sempre stata, in continuo mutamento.

Quando nel recente passato abbiamo immaginato le guerre future come scontri tra potenti pezzi di artiglieria, combattimenti nei cieli tra aerei supersonici ed epiche battaglie tra truppe interamente robotizzate, oggi invece, ci troviamo faccia a faccia con le realtà di una nuova guerra, meno distruttiva, ma per certi aspetti più inquietante.
Dai conflitti simmetrici, fatti di divisioni corazzate che si affrontano su giganteschi campi di battaglia, la fine della Guerra Fredda e la successiva proliferazione di frange armate guerrigliere hanno modificato la percezione della guerra, la quale, all’alba del XXI secolo, ha mostrato tutta la sua nuova natura asimmetrica.

Tra rapidi scontri a fuoco, alternati a numerosi attacchi con ordigni improvvisati, la lotta si svolgeva su interi teatri operativi, senza distinzioni tra le prime linee e le retrovie. L’Occidente ben presto si rese conto che le truppe corazzate in una simile tipologia di conflitto erano ormai da considerarsi inadeguate, pertanto i principali eserciti americani ed europei hanno iniziato a combattere con truppe leggere accompagnate e supportate da un sempre minor numero di veicoli corazzati pesanti.

La ‘nuova’ guerra presenta dei connotati estremamente diversi dalla vecchia: contro combattenti difficili da individuare e neutralizzare, nascosti tra la popolazione civile, o attestati in piena campagna diventa impensabile ottenere la vittoria mediante l’eliminazione fisica del nemico.

Gli studiosi militari, pertanto, hanno analizzato la situazione ed elaborato un nuovo modus operandi delle operazioni militari, interamente basato sulla missione umanitaria: conquistare i cuori degli autoctoni, garantire loro una vita dignitosa e sicura era la chiave per l’eliminazione del terrorismo e della sua insorgenza. Nel frattempo la guerra si è evoluta ulteriormente, divenendo, nel giro degli ultimi anni, una tipologia di conflitto dai connotati simili ad ambedue i modelli di lotta prima affrontati. Ne è nata, a partire dal 2006, una nuova definizione di guerra, considerata da alcuni studiosi una “guerra ibrida”.

Sulla quale la Russia negli ultimi anni ha davvero investito molto. Sfortunatamente, l’Ucraina è diventato il principale campo di battaglia degli esperimenti di nuova guerra ibrida russa. L’Ucraina è la prima al mondo a testare “su vasta scala” cosa sia una guerra ibrida con tutte le sue componenti: aggressione militare diretta, uso di campagne militari private, propaganda informativa, offensiva diplomatica, intrusione cibernetica, terrorismo locale, sostegno e incitamento all’ostilità da parte dei vicini lungo tutto il perimetro delle frontiere, furto della storia e degli eroi …

“Un anno prima d’aggredire apertamente l’Ucraina, la Russia ha iniziato ad enunciare la sua guerra ibrida – ha scritto sulla sua pagina Facebook, Yevhen Marchuk, il rappresentante dell’Ucraina nel sottogruppo sicurezza del Gruppo di contatto trilaterale – Guardate, innanzitutto, il rapporto delle azioni non militari e militari in una guerra ibrida – 4 a 1 a favore delle azioni non militari. Suscitare la paura e creare un’atmosfera di incertezza è una delle componenti fondamentali della guerra ibrida.

Al momento, mi passa per la mente un passaggio dell’ultima conferenza stampa di Putin di qualche giorno fa, in cui ha sostenuto che “non ci sono gruppi dell’esercito russo [in Ucraina orientale]; ma ci sono gruppi di miliziani pronti a contrastare qualsiasi offensiva”, affermando “che se non fosse stato per queste forze, i battaglioni nazionalisti ucraini avrebbero massacrato gli abitanti locali peggio di Srebrenica”.

Questo c’illustra una ben sincronizzata operazione speciale destinata ad accendere la paura tra la popolazione per un “probabile ritorno della giunta di Kyiv”.

Per un’autorevole opinione abbiamo coinvolto Valentyn Badrak, direttore del Centro per lo Studio della conversione delle armi e disarmo.
“A proposito di una nuova istituzione per analizzare la guerra ibrida penso che nel mondo ce ne siano abbastanza di strutture preposte a questo fine. La questione eventualmente, si pone nella qualità delle loro prestazioni, specialmente in campi come le campagne di informazione, la lotta alla sovversione e le influenze informative e psicologiche. Ma dovremmo tenere conto del fatto che la Russia ha ereditato le sue ambizioni dalle tradizioni dell’Unione Sovietica, che sono sempre state di grande portata”.

“Alcune entità, ad esempio, la Russia di oggi le ha istituite molto tempo fa. Nel periodo 2005-10, circa 30 entità sono entrate nella sola Ucraina, spesso sotto forma di uffici editoriali. Ad esempio, l’ufficio del famigerato Zatulin è stato operativo a Kyiv anche all’inizio della guerra, nel 2014. Esempi come questo ce ne sono molti. In particolare, RIA-Novosti ha organizzato alcuni ponti televisivi per influenzare l’ambiente ucraino direttamente dai politici russi. Ricordo l’approccio pacifista ucraino verso i russi nel periodo in cui la Russia stava “facendo girare la ruota dell’odio” all’indirizzo dei cosiddetti “Banderiti”. Così, la popolazione russa è stata preparata all’idea della guerra”.

“I sondaggi hanno mostrato che a metà del 2008 i due terzi dei russi consideravano l’Ucraina uno stato ostile. Eppure agli ucraini è stata raccontata la storia dei “fraterni” russi. Questo è stato un tentativo di disarmarci e di attenuare la nostra vigilanza. Questa situazione non può essere modificata in breve tempo. Il problema principale è che nella società ucraina c’è davvero un gran numero di persone che spingono a vantaggio dello sviluppo ucraino-russo e filo-orientale. Questo è un terreno fertile per il Cremlino per reclutare cittadini ucraini all’interno del nostro paese”.

“L’Occidente si è veramente risvegliato, ma è pronto a difendersi ai confini della NATO. L’Occidente vede l’Ucraina solo come una zona grigia tampone. Inoltre, i paesi europei non stanno esattamente correndo per armare l’Ucraina perché hanno paura del potere della Russia. È solo lo stand dei nostri partner d’oltremare, Stati Uniti e Canada, che potrebbe annullare questo nodo. Se ciò si verificasse e ci trasformassimo da partner in alleato, saremo in grado di ricevere tanto aiuto quanto Israele, e, di conseguenza, anche la cooperazione in molti altri settori potrebbe raggiungere un livello completamente diverso”.

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