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18 settembre 2018

Una condivisa giovialità | Russia-Usa


Al momento non esiste nessuna prova diretta di una collusione tra Donald Trump e la Russia, anche se sono ancora in pieno svolgimento le attività di indagine del consulente speciale americano Robert Mueller, che probabilmente alla fine non porteranno a nulla di fatto. E, nemmeno non si è ancora scoperto niente del compromesso che Putin aveva in seno di fare con il suo omologo statunitense; ma di una cosa siamo tutti certi: i due si apprezzano a vicenda.

L’ultima dimostrazione di bonarietà si è notata quando Trump ha chiamato Putin per ringraziarlo dei suoi apprezzamenti per le scelte economiche americane e per le modalità di gestione della sua amministrazione, e poi Putin ha ricambiato i complimenti esprimendo gratitudine a Trump perché la CIA aveva aiutato la Russia a sventare un trama terroristica.

Ma perché tra i due c’è una così ampia simpatia? Si tratta dell’incipit del carme 85 del poeta latino Catullo? “Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior” [Trad: Odio e amo. Perché lo faccia, forse mi chiedi. Non lo so, ma sento che succede e mi struggo]. A quanto pare chi si somiglia si piglia! Ha rinforzare Catullo ci pensa Victor Hugo: “Quando due anime, che si sono cercate tanto a lungo nella folla, si sono finalmente trovate, quando si sono accorte di essere ben sortite, in sintonia e compatibili, in una parola di essere simili, allora si stabilisce per sempre tra di loro un’unione ardente e pura come esse sono, un’unione che comincia sulla terra e continua per sempre nel cielo. Questa unione è amore, vero amore, come in verità pochissimi uomini riescono a concepire…”.

Ma dov’è che sono affini? La risposta è molto facile da intravedere: entrambi sono dei teppisti e ovviamente il loro modo di vedere il mondo è molto simile, e ben lontano da come lo percepiscono altri leader “democratici”, come il cancelliere tedesco Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron o il primo ministro britannico Theresa May.

E, per definirli usando un termine russo indirizzato a chi è un criminale di professione, entrambi sono dei manigoldi. Naturalmente ci sono delle differenze nazionali, ed è per questo che per comprendere il modo in cui Putin governa la Russia bisogna abbassarsi a capire come si attengono i farabutti russi, mentre per concepire Trump basta solo immergersi nel film del 1969 di Mario Puzo, “Il Padrino”, con una piccola differenza: cambia l’etnia.

Putin ha iniziato come ufficiale del KGB, ma negli ultimi due decenni ha gestito la Russia come una “autorità criminale”, un boss della criminalità russa. Un “ladro nella legge” [vor k zakone] non può lavorare o sposarsi; infatti Putin non lavora, ma passa la maggior parte del suo tempo sulle piste di pattinaggio, a pescare o in piscina e ha divorziato dalla moglie.
Il sistema che ha costruito, inoltre, è modellato sui campi di lavoro sovietici: una chiara élite composta dal leader – il pakhan – e dalla sua cerchia ristretta. Il resto è bestiame. La maggior parte della cricca di comando conduce una doppia vita: una pubblica, di uomini d’affari di successo con interessi nei campi più disparati ed una nascosta di capi della organizzazione, ben più redditizia della prima. Se ci si adegua alle regole non scritte, ma imposte dal pakhan, nessuno può andare incontro a difficoltà, in realtà alla fine diventa un gioco leale per tutti. Ognuno può diventare succube di un qualsiasi membro della banda, e se qualcuno s’oppone può essere mutilato o ucciso.
Gli uomini violentati in prigione diventano una disprezzata casta intoccabile – il che potrebbe spiegare la persecuzione della comunità LGBT nella Russia di Putin.

Trump, invece, in precedenza è stato un pessimo immobiliarista e un truffatore professionista di livello minore del suo omologo russo. Ma ora, che è assunto all’olimpo del potere politico, si sta rapidamente trasformando in una versione di capo di tutti capi – il Padrino del suo partito politico – anche se non è capace di tenere la lingua al suo posto o non ha ancora chiaro il concetto di onore. E, come Don Corleone, si circonda dei suoi familiari in un modo tale che Washington non aveva mai sognato: corrompe uomini, donne e le istituzioni americane nella maniera in cui solo il crimine organizzato è in grado di soddisfare. Come tutti i truffatori, Trump sta sistematicamente attaccando i suoi avversari e minando ogni verità. Minaccia di morte coloro che osano criticarlo pubblicamente. Per ora si cimenta in sole minacce, ma non ci sarebbe nulla da meravigliarsi se improvvisamente saltassero fuori dei “tosti” che aggrediscono, anche fisicamente, i suoi “nemici”.

Nel corso della storia, spesso gli stati sono stati gestiti da teppisti. Di recente ad esempio – negli anni ’30 e ’40 – figuri simili governavano la Germania e l’Italia, e il super-Stalin dirigeva l’Unione Sovietica. Attualmente i mascalzoni si mascherano da leader politici nei paesi in via di sviluppo di tutto il mondo. Tuttavia, in America, nell’Europa occidentale e in misura minore persino nell’Unione Sovietica, i baby boomers e un paio di generazioni prima e dopo di loro, inclusi i millennial, hanno vissuto un breve interludio di democrazia liberale, un periodo in cui la gente comune aveva un minimo di controllo sui loro leader e quando era ancora chiaro il significato di diritti umani e di protezione dei diritti delle minoranze. Nel secondo dopo guerra i teddy-boy sono stati svergognati e obbligati a fingere d’essere democratici, ecco perché sono così rattristato nel vedere che i bulli stanno ancora una volta prendendo il controllo dei nostri governi e possono così rivelare la loro vera natura.

Forse il dissidente sovietico, diventato politico israeliano, Natan Sharansky aveva ragione quando affermava che le democrazie non si combattono a vicenda. I ladri, d’altra parte, prima o poi inciampano e cadono. La storia d’amore tra Trump e Putin non durerà a lungo. Trump probabilmente, uno di questi giorni pugnalerà il suo amico alla schiena, dopo aver ricevuto una cassetta di un particolare albergo di Mosca, forse attraverso Wikileaks. In un modo abbastanza appropriato, la presentazione di Trump della sua nuova dottrina di sicurezza nazionale, “America First”, sembra essenzialmente un progetto di una guerra di tutti contro tutti – o, più esattamente, di una guerra tra bande.

In ogni caso, entrambe le organizzazioni criminali – la comunità fuorilegge russa e la mafia – sono parassiti appiccicati sul corpo dello stato legittimo. Non producono nulla e vivono del grasso della terra. Non hanno utilità per le istituzioni sociali e politiche; al contrario, lavorano per corromperle e minarle e prosperare ogni volta che s’indeboliscono e il governo piomba nel caos. Ovviamente, hanno più successo quando controllano le leve del potere statale e possono distruggere le istituzioni dall’alto.

Questo è ciò che Putin e Trump hanno assiduamente fatto da quando hanno assunto il potere. A differenza di Putin, Trump non ha il lusso di avere un istituto di polizia completamente corrotto e amorale – è gangster per conto proprio – e tribunali servili. Negli Stati Uniti le forze dell’ordine e i tribunali sono ancora indipendenti, ma Trump, aiutato e favorito dalla sua banda del Congresso e dai media che l’appoggia, è riuscito a spalmare l’FBI e a nominare degli hack politici giudici a vita.

In Russia nessuno spera seriamente che i banditi che li governano possano essere rovesciati. Gli americani sono più idealisti – almeno per ora – e stanno ancora parlando di salvare la loro democrazia e la loro politica corporativa dall’attacco delle gangland. Purtroppo, la democrazia liberale sembra probabilmente condannata in entrambi i paesi.

Roberto Bissoli

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