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18 settembre 2018

Russia e Occidente: cosa aspettarsi? | Russia-Occidente


Fin da novembre 2016, subito dopo l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti, sia per le sue dichiarazioni di “amore” verso la Russia, la guerra in Ucraina e in Siria, l’intrusione russa nelle elezioni statunitensi come in altri stati europei, tutte le capitali occidentali si sono trovate davanti ad un grosso dilemma: che tipo di relazioni instaurare con Mosca? Distensive o aggressive?

Nel frattempo, per la Russia i rapporti con l’Occidente sono diventati una questione esistenziale: l’insieme risorse finanziarie e tecnologiche, che la democrazia liberale fornisce alla Russia, ha posto l’autocrazia del Cremlino sull’orlo della sua sopravvivenza. Inoltre, l’emarginazione della Russia dopo la “liberazione della Crimea” ha infranto lo stato sovrano, che è la spina dorsale del totalitarismo nazionale. La Russia per rimanere un super stato ha l’obbligo di tornare al dialogo con i suoi partner occidentali.

A sua volta, la Russia, per la prima volta da dopo la sua nascita, è diventata un fattore di politica interna degli stati occidentali, principalmente negli Stati Uniti. Ora, l’atteggiamento delle diverse forze politiche nei confronti della Russia influenza il risultato della lotta per il potere a Washington, e questo verrà opportunamente proiettato sulla politica estera del mondo occidentale. Chiaramente, l’Occidente con la Russia non vuole né una “guerra fredda” né una “calda”, inoltre, per paura d’aumentarne l’aggressività, non osa nemmeno isolare Mosca. Ma come si può addomesticare un giocatore imbizzarrito e contemporaneamente negoziarci assieme? Un articolo recentemente pubblicato dall’ex vicepresidente degli Stati Uniti, Joseph Biden, e un discorso di uno dei leader della socialdemocrazia tedesca Sigmar Gabriel, ci dimostrano due diversi approcci occidentali alla Russia.

Biden chiede una punizione per l’attacco russo contro la democrazia americana. La sua proposta d’istituire una commissione a Washington per indagare l’ingerenza russa negli affari interni degli Stati Uniti (una commissione simile a quella che ha indagato gli atti terroristici dell’11 settembre 2001) minaccia di trasformare la Russia nel primo nemico dell’America. Gabriel, al contrario, invita la Germania a rivolgersi ad una “politica estera pragmatica-realistica”, propone di abbandonare “l’idealismo legale”. Ciò significa che, come spiega Ralf Fuecks, il co-fondatore del Centro tedesco per la modernità liberale, il criterio della politica estera tedesca non dovrebbe essere la democrazia e i diritti umani, ma il mantenimento di “buone relazioni con la Cina, la Russia e Iran: Fuecks ritiene che la dichiarazione di Gabriel significhi “il desiderio di ridurre le sanzioni contro la Russia e tornare a collaborare con il Cremlino”. In caso di formazione di una coalizione di governo dei democratici cristiani tedeschi e i socialdemocratici della SPD che manifestano tali sentimenti, sarà difficile per il cancelliere Merkel mantenere l’unità di sanzioni dell’Unione europea nei confronti della Russia.

Nell’establishment russo invece, in quale direzione vanno le interpretazioni delle relazioni tra la Russia e l’Occidente? Putin s’è rifiutato di accumulare tensioni e da diversi anni sta cercando di correggere le conseguenze della sua “campagna di Crimea”, che ha minato il meccanismo di esistenza della Russia con l’Occidente. Il presidente russo oggi chiede di “voltare pagina” nei rapporti con l’Occidente. Sergei Lavrov, a sua volta, afferma: “Non cerchiamo lo scontro con gli Stati Uniti, l’Unione europea e la NATO, al contrario, la Russia è aperta alla più ampia interazione possibile con i partner occidentali – spiega Lavrov – Il nostro compito è la modernizzazione e l’utilizzo dei risultati europei”, ma senza una” radicale rottura delle tradizioni”. In breve, il Cremlino sta cercando di tornare alla cooperazione con la democrazia liberale, ma senza perdere la faccia. L’isteria anti-occidentale è orientata verso il pubblico interno; ma per l’estero il Cremlino offre un “nuovo accordo con la democrazia liberale”.

Il punto è che qualsiasi accordo è uno scambio di concessioni. È chiaro cosa Mosca s’aspetta dall’Occidente: la revoca delle sanzioni e il ritorno allo scambio di risorse – vi diamo gas e l’opportunità di servire i nostri interessi economici, ci date crediti, tecnologia e garantiamo la regolare integrazione della nostra élite nella tua società.

Oggi, “Siria gambit” di Putin gli dà l’apparenza di una vittoria (una sorta di surrogato di vittoria), che è necessario come prova della forza dell’esausto potere russo. La “vittoria” siriana è il pagamento anticipato del Cremlino per un ritorno al dialogo con l’Occidente. Questo dialogo dovrebbe consentire di sciogliere il “nodo ucraino”, che è il principale ostacolo al ripristino dell’afflusso di sangue al sistema russo a spese dell’Occidente.

Tuttavia, da quello che appare, il governo russo non è sicuro dell’equilibrio del “pugno” (cioè della dimostrazione di potere) e degli “abbracci” nei rapporti con l’Occidente. Questo equilibrio dipende da come la Russia comprende lo status occidentale. Apparentemente, alcuni credono che la Russia sia di nuovo “in voga”, e che l’Occidente abbia “perso in una competizione strategica”. Questo è ciò che pensa Sergey Karaganov: “La Russia ha sellato un’ondata di storia è arrivata al traguardo della cinquecentenaria regola dell’Occidente, ed è andata oltre”. Vyacheslav Nikonov disegna un quadro grandioso del ritorno russo nel primo scaglione, e propone di iniziare a costruire un “concerto” di grandi potenze e sogna una “partnership fiduciosa” con gli Stati Uniti. L’Europa è confusa e qualcuno tra gli europei può essere tentato dall’opportunità di sostenere l’idea di un “concerto”. Ma gli Stati Uniti stanno consolidando l’idea che “la Russia è tossica”, quindi cosa potrà richiamare Washington al tavolo della “fiducia” nelle relazioni con Mosca?

Se il Cremlino ascolta i tromboni vittoriosi e per la connivenza crede persino nella prontezza occidentale, allora le cose vanno male. In questo caso, la squadra dirigente russa potrebbe essere nuovamente tentata di testare i muscoli dell’Occidente. Inoltre, il Cremlino ha avuto un problema con la nuova idea di legittimazione. Putin si è già cimentato in diversi ruoli: lo stabilizzatore, il modernizzatore, il capo militare. Ora, offrendo al mondo una via d’uscita dalla nuova “guerra fredda”, sta cercando di dominare il ruolo del pacificatore. Ma per questo ruolo ha disperatamente bisogno di un indietreggiamento occidentale!
Se l’Occidente non è pronto a dare al Cremlino l’opportunità di gestire la vittoria, “si può provare a costringere i leader occidentali” a farlo. La tattica russa della compulsione all’amore ha avuto abbastanza successo. La “cassetta degli attrezzi” del Cremlino ha ancora mezzi coercitivi: una promessa di trasferire l’economia russa su “binari militari”; la minaccia di ritirarsi dal trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio (trattato INF). Questo è abbastanza per far vivere l’élite occidentale nella paura. Se la questione va in questa direzione, la Russia si trasformerà nuovamente in un campo assediato, anche contro la volontà dell’élite, che preferirebbe stabilirsi in un altro campo ostile. Il precedente confronto si è concluso con il crollo dell’URSS.

Se l’Occidente appiana le cose, significa che il mondo tornerà al “grosso problema” degli ultimi venti anni: l’Occidente darà risorse alla Russia, e la Russia darà gas e corruzione all’Occidente. Questo non sarebbe uno scenario di collasso, ma piuttosto un lento decadimento.

E sì! Ci siamo dimenticati delle elezioni presidenziali. Tuttavia, oggi le elezioni non sono quel tipo di intrigo che può determinare la traiettoria della Russia. L’intrigo è se l’Occidente vorrà rimanere una risorsa del regime autocratico russo, non importa chi incarnerà il potere del Cremlino.

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