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14 dicembre 2018

Cremlino: una diffusa isteria | Ucraina


Il prezzo della guerra contro l’Ucraina sta aumentando e a Mosca stanno manifestando una dilagante esplosività. Il comportamento nevrotico dell’élite russa per la fornitura all’Ucraina di armi letali difensive americane indica che il Cremlino ha già calcolato una risposta alla probabile fornitura dei Javelin. Allo stesso tempo, il presidente russo Vladimir Putin è sempre più spesso messo alle strette e l’Ucraina deve iniziare a prepararsi a qualsiasi eventualità.

“La Russia sostiene che la decisione degli Stati Uniti di fornire armi all’Ucraina incoraggerà Kyiv ad usare la forza. Non posso smettere di chiedermi – ci sono limiti al cinismo? L’aggressore si lamenta che la vittima ancora resiste”, ha scritto via Twitter il 23 dicembre, Linas Linkevicius il ministro degli esteri lituano.

Infatti, è grottesco che l’aggressore, che ha inviato nel Donbas migliaia di armi offensive e difensive, metta in scena una piazzata del genere. Al contrario però, la violenta reazione dell’entourage di Putin, ci suggerisce che Mosca ha già calcolato che tipo di comportamento tenere, e che, oltre che sbuffare, urlare e lamentarsi non può fare altro.

Ma se il Cremlino oltre le parole non può andare, per quale motivo è così furioso? È tutto molto semplice: fra tre mesi in Russia ci sono le elezioni presidenziali. Putin, all’interno del paese, oltre ai maschi delle stalagmiti, ora non ha più nulla con cui poter sorprendere la popolazione, non ci sono più vittorie – quella siriana s’è già esaurita. Al contrario, ogni settimana aumentano le misure restrittive nei confronti della sua casta: l’estensione delle sanzioni UE e quelle nuove americane hanno colpito Ramzan Kadyrov e i criminali del cerchio interno più vicini a Putin. Inoltre, i nuovi “panini” sono sotto forma di sanzioni destinate ai “violoncellisti” e all’economia russa; senza dimenticare le “soffiate” dei crimini militari del Cremlino rivelate da parte di alcuni servizi di intelligence. In Russia al momento attuale, non c’è assolutamente nulla di buono per una persona che si mette a disposizione per un altro mandato presidenziale.

E, sul fronte interno, mancando le vittorie, e senza previsioni per future, per chiamare ad una “unificazione”, naturalmente, non rimane che minare il triste contesto nazionale con l’aiuto di attacchi programmati, come successe sulla autostrada Kashira (un atto terroristico sull’autostrada Kashira che è stato parte di una serie di attacchi in città russe implementate dal 4 al 16 Settembre 1999 – NdA); ma anche in questo caso qualcosa è andato storto: la CIA ha interferito ed ha impedito lo spargimento di sangue a San Pietroburgo.

Non ci sono vittorie neanche sul fronte diplomatico. Un peccato in Vietnam, una inidonea dichiarazione a Sochi … In questo caso è necessario tirare la cinghia, fare buon viso a cattiva sorte e, per mancanza di opportunità, giocare al “mantenimento della pace”, dimostrarsi un pacificatore incallito, fino ad arrivare al congelamento del conflitto.

Dopo l’uscita dalla scena internazionale per la “fine” della guerra tattica in Siria, alle truppe di Putin – mercenari e soldati – è rimasta solo l’Ucraina. L’occupato Donbass, con diverse decine di migliaia di guerrieri ibridi e migliaia di unità di veicoli corazzati e artiglieria, è il luogo ideale in cui è possibile scattare una foto per dimostrare il danno delle rivoluzioni e della guerra “civile”, ed avere ragionevoli motivi per tirare avanti sino alle elezioni. Inoltre, ciò potrebbe concedere il vantaggio di acquietare la situazione interna, senza la necessità di una “grande guerra”, o il sequestro di nuovi territori.

Per questo è necessario che l’Occidente e l’Ucraina incrementino le sanzioni e stringano ancora di più i denti sull’invasore. L’aumento della forza e delle capacità dell’esercito ucraino sommate al fattore morale del Javelin, fanno aumentare di vari ordini di grandezza il prezzo dell’aggressione. Per il Cremlino quindi, si rende necessaria la rinuncia alla “tattica della guerra delle caldaie”, anche se le forze ibride russe nel Donbas continueranno con le loro provocazioni.

Così, consegnare le armi letali all’Ucraina, incluso il Javelin, raffredderà lo zelo militare del nemico. Ecco perché il regime di Putin è sempre più irascibile. Per “il senatore scoppiettante”, lo spaventoso banchiere della “Guerra Fredda di Putin”, Herman Gref, e tutto il “collettivo Putin” si sta avvicinando il momento in cui è necessario temere la realtà, raccogliere i frutti dello spargimento di sangue e assumersi la responsabilità di ciò che è stato fatto. E, ben sapendo che non possono prevalere con le azioni, cercano di farlo con le parole. La guerra dell’informazione del Cremlino è persa, ma non è finita.

Di per sé, la fornitura di armi letali statunitensi, non è una panacea per l’aggressione russa, d’altra parte sono importanti sia l’aiuto militare che la soddisfazione morale del sostegno della maggior parte del mondo. Ma nei tre mesi prima delle elezioni, potrebbe ancora succedere qualsiasi cosa. Dopo tutto, ora il boss del Cremlino si trova nella posizione di un topo in un angolo. E Kyiv deve essere pronta ad affrontare ogni evenienza.

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