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20 ottobre 2018

Minsk: un armistizio che divide il mondo | Ucraina


Minsk è una stenografia di un processo diplomatico stabilito nel 2014 e all’inizio del 2015. La scadenza formale per il completamento di Minsk era dicembre 2015, una data che da tempo è passata senza che entrasse in vigore la sua prima fase – un cessate il fuoco. I due stadi successivi – la decentralizzazione e un processo politico per il Donbas – non hanno mai progredito oltre l’ipotetico. Ancora adesso, la linea di contatto tra le forze ucraine e quelle sostenute dalla Russia rimane sanguinosa e instabile. In questa condizione, dichiarare Minsk morto potrebbe essere l’accettazione di una evidente realtà, però, consegnare Minsk alla storia potrebbe consentire a tutti di andare avanti su una traccia diversa.

In questo spirito, la recente decisione dell’amministrazione Trump di fornire all’Ucraina armi letali potrebbe apparire non solo saggia, ma necessaria. Anche se, considerati gli attori coinvolti, potrebbe creare delle difficoltà. I dettagli dell’accordo annunciato dal Dipartimento di Stato il 22 dicembre non sono stati resi pubblici. Secondo quanto riportato, la conformità prevede la vendita di missili anticarro e armi portatili Javelin. L’approvazione del Congresso per queste vendite di armi non è stata annunciata, ma si presume che sia imminente. L’argomento per fornire armi letali è il seguente: la Russia non s’è adoperata per attuare il patto d’armistizio; l’Ucraina sta semplicemente difendendo la sua sovranità; con la rivoluzione Maidan del 2013-2014, l’Ucraina si è dichiarata parte dell’occidente – una scelta strategica che è un suo diritto sovrano. In un’atmosfera di tensione tra Occidente e Russia, l’invio di armi letali in Ucraina indica determinazione contro un avversario predisposto a sfruttare la debolezza degli altri. Forse queste armi, e la minaccia implicita di ulteriori a venire, potrebbero essere uno salutare shock per il processo diplomatico di Minsk in fase di stallo. Le sanzioni più le armi conferiscono all’Occidente un maggiore potere contrattuale, e potrebbero costringere la Russia a fare marcia indietro. Sono, in ogni caso, la conseguenza della perfidia russa.

Se questo è il pensiero dell’amministrazione Trump, dimostra, come accennato prima, delle sbavature. La fornitura di aiuti letali all’Ucraina, in tandem con le ulteriori sanzioni imposte nel luglio 2016 dal Congresso alla Russia, equivalgono alla morte di Minsk. L’azione militare ha posto in un angolo l’azione diplomatica, e la diplomazia è stata sacrificata per un marginale guadagno militare. Se applicate prima o dopo le elezioni presidenziali russe del marzo 2018, la pressione occidentale non sarà sufficiente a costringere il Cremlino a conformarsi alle disposizioni di Minsk. Tuttavia, in funzione del modo in cui verrà applicata la pressione, aumenterà sicuramente l’intransigenza russa nei confronti dell’Ucraina. Minsk stava vacillando da molto tempo; ma ora la Russia potrebbe usare l’annuncio di assistenza militare occidentale per assolversi da qualsiasi necessità di conformarsi a Minsk o addirittura fare finta di farlo. In un cambiamento che avrà gravi conseguenze regionali, il processo diplomatico di Minsk è diventato una reliquia del passato.

Cos’era Minsk?
Le origini di Minsk illuminano il terreno insidioso di un’Europa post-Minsk. Minsk è stato negoziato da Francia, Germania e Ucraina da una parte e Russia e separatisti dall’altra. La diplomazia di Minsk ha fatto seguito ad una serie di sconfitte ucraine sul campo di battaglia. Quando l’esercito russo entrò nel Donbas nell’agosto 2014, le forze armate ucraine non riuscirono a tenere il passo. Firmato a mano armata nel febbraio 2015, la seconda iterazione di Minsk è stata un pessimo accordo per l’Ucraina, che ha compromesso Kyiv, ad esempio, per un’amnistia per i separatisti e per uno status speciale di qualche tipo per il Donbas. Kyiv aveva bisogno di una tregua dalle battaglie che stava perdendo. Gli europei volevano diminuire, non aumentare, i combattimenti di cui non volevano farne parte: non c’era modo per l’Ucraina di sfuggire alla propria debolezza militare e alla sua mancanza di alleati. Una volta che Minsk è entrato in azione, i combattimenti sono scesi lentamente, con occasionali fiammate qua e là.

Kyiv stava comprando il tempo, sperando in un sostegno materiale dell’Occidente, o nel crollo, o l’esaurimento della Russia di Putin.
Gli obiettivi occidentali per l’Ucraina e i metodi per raggiungerli non sono mai stati chiari. Alcune nazioni occidentali hanno cercato di lavorare con la Russia e altre hanno cercato di punirla. L’obiettivo comune era il ripristino della sovranità ucraina. Questo era qualcosa che la stessa Russia aveva approvato, sulla carta, accettando Minsk. Questo accordo ha dato all’Occidente uno standard – cessate il fuoco, processo politico, ritiro di armi e truppe – a cui si sarebbe dovuta adeguare la condotta russa. Le sanzioni europee e americane elaborate nell’estate 2014 (prima di Minsk) sono state legate a Minsk nel 2015. Le sanzioni sarebbero state revocate, e la Russia è stata ripetutamente informata, solo quando Minsk fosse stato pienamente attuato.

Le repubbliche baltiche credevano nella necessità di una risposta militare. Volevano più truppe e hardware americani nella regione: questo poi lo hanno ricevuto. La Lituania è arrivata al punto di fornire all’Ucraina aiuti militari letali, a partire dal 2014. Ma Minsk è stato valutato, soprattutto dalla Germania, come un meccanismo non militare per ridurre il conflitto: meglio un meccanismo imperfetto che nessun meccanismo; meglio nessun accenno alla guerra che la prospettiva di andare a testa a testa contro la Russia. Per Germania e Francia, l’allentamento della tensione significava stabilizzazione, pace e non reagire militarmente alla Russia. in Occidente la ricerca della sovranità ucraina è stata divisa in due strategie separate e conflittuali. La prima, che prevedeva una maggiore stabilità regionale conseguita pacificamente (popolare nell’Europa occidentale), era in conflitto con la strategia di raggiungere un’autentica sovranità per l’Ucraina attraverso la forza e la pressione militare (popolare nell’Europa orientale). Washington era da qualche parte tra queste due posizioni.

La fornitura di armi letali delinea quattro sfide per la regione e per l’Occidente. In primo luogo, la fornitura pubblica di armi letali potrebbe precludere, piuttosto che aprire, le opzioni diplomatiche della Russia. In secondo luogo, gli obiettivi strategici dell’Occidente in Ucraina sono ora complicati da un coinvolgimento militare più profondo. Gli Stati Uniti hanno un rapporto militare con l’Ucraina dal 1991. Dal 2014, gli Stati Uniti hanno offerto assistenza tecnica all’Ucraina e hanno contribuito ad addestrare l’esercito ucraino con consulenti americani sul suolo ucraino. Sotto l’amministrazione Obama, questo è stato interpretato come un aiuto all’Ucraina, ma è stata una linea per non essere direttamente coinvolti nella guerra dell’Ucraina con la Russia, il che spiega l’importanza semantica di distinguere l’assistenza letale da quella non letale. Questa era, certamente, una differenza simbolica, ma è una differenza che, con la vendita di armi letali, è stata cancellata. L’Occidente ha tagliato il traguardo per un coinvolgimento diretto.

Il Cancelliere Merkel, per esempio, era fermamente convinto di non superare questa linea, e ora l’unità transatlantica diminuirà ulteriormente – un tempo la risorsa cardine dell’Occidente nel suo conflitto con la Russia.
In terzo luogo, a causa di un instabile rapporto diplomatico tra Stati Uniti e Russia, qualunque possa essere la conseguenza della decisione sulle armi letali, creerà sempre problemi di difficile gestione. In quarto luogo, il premio per le armi letali, per le quali il governo di Poroshenko ha fatto energiche pressioni, è quello che Kyiv non ha fatto abbastanza per guadagnarselo. Perversamente, la fornitura occidentale di armi letali è una benedizione politica interna ai governi di Poroshenko e Putin. Entrambi possono abbracciare una linea più dura e in tal modo una simile postura dinanzi ai loro collegi elettorali nazionali più nazionalisti. La linea di contatto si trasformerà in un confine de facto e si potrebbe ritardare a tempo indeterminato la risoluzione pacifica di questo conflitto. Il prezzo di un conflitto congelato sarà pagato dall’economia e dalla politica ucraina.

Opzioni russe
L’amministrazione Trump ha sottolineato la natura “difensiva” delle armi che sta fornendo all’Ucraina. Queste armi limitate hanno lo scopo di scoraggiare un’eventuale invasione russa dell’Ucraina che si potrebbe estendere oltre il Donbas – un attacco, ad esempio, a Mariupol, o Kharkiv, o Kyiv stessa. Non hanno lo scopo di ispirare un’incursione ucraina nel Donbas; né faranno nulla per alterare l’equilibrio del potere militare tra la Russia e l’Ucraina. Per questo motivo, il Cremlino potrebbe in teoria non fare nulla in risposta all’arrivo delle armi letali.

Se le armi fossero state date segretamente, per la Russia la possibilità di non fare nulla sarebbe stata più plausibile. Al contrario, un rapporto militare apertamente allargato tra Washington e Kyiv non potrà essere contemplato con disinteresse a Mosca.
Uno degli scenari peggiori potrebbe essere che il Cremlino calcoli la fornitura di armi letali come un esempio di una missione arrivata alla deriva. La missione è iniziata molto tempo fa. La logica e la storia militare suggeriscono che la missione è destinata a crescere. In effetti, per la Russia il ruolo degli Stati Uniti è da lungo tempo che viene strutturato nella politica ucraina. Le lamentele sono iniziate con il presunto sostegno americano alle rivoluzioni colorate in Ucraina e altrove. Hanno continuato con la dichiarazione, al summit di Bucarest del 2008, che l’Ucraina un giorno sarà un membro della NATO. Nella visione russa, Washington non ha cercato il ruolo di un broker onesto in Ucraina. Al contrario, l’ulteriore motivo di Washington sembra quello di possedere l’Ucraina come uno strumento per indebolire o antagonizzare la Russia.

La decisione americana a favore delle armi letali si inserirà perfettamente in questa narrazione. Putin ha offerto per la prima volta questo racconto dell’Occidente alla Conferenza di sicurezza di Monaco nel 2007; ora in effetti, potrebbe saturare i media russi e a Mosca venire ampiamente accettato come una verità evangelica. Che sia sostenuta sinceramente o cinicamente dal Cremlino, è una narrazione sulla quale la Russia ha agito molte volte: in Georgia nel 2008, in Ucraina nel 2014, in Siria nel 2015 (dove la Russia si è dipinta come coraggiosamente sconfitta – la rivoluzione colorata). Finché Putin è presidente, la Russia continuerà ad agire su questa narrativa, e per l’opinione pubblica russa l’Ucraina è il luogo in cui la narrativa dell’aggressione e dell’invasione occidentale è molto importante.

Fantascienza in Occidente, ma questa narrazione risuona in Russia. È arrivata perfino a definire l’intero mandato di Putin come presidente della Russia. L’Occidente crede che la Russia non abbia diritto a interferire negli affari interni dell’Ucraina; la Russia crede diversamente. Che le armi letali possano cambiare la mente di Putin su questo punto è impossibile. Il Cremlino presenterà indubbiamente le armi letali americane come un altro movimento militare occidentale verso la Russia, e come una logica continuazione dell’espansione della NATO in tutta l’Europa orientale. Putin risponderà alle armi letali tentando di aumentare i costi di ciò che percepisce come una dinamica e aggressiva politica estera occidentale. Il modo in cui lo farà può essere indovinato da chiunque, così come il dove; ma probabilmente non sarà dentro o intorno al Donbas.
Le armi anticarro avrebbero potuto spostare la dinamica del campo di battaglia nel 2014 o all’inizio del 2015, quando ci sono stati importanti scontri militari convenzionali tra le forze ucraine e quelle russe. Dal 2015, la linea di contatto tracciata nel Donbas è definita principalmente dal fuoco dell’artiglieria e da occasionali scaramucce di soldati. Questo tipo di violenza non sarà influenzato in un modo o nell’altro dalle armi che Washington ha deciso di inviare in Ucraina. Ciò che destabilizza l’Ucraina è il fatto del conflitto irrisolto, un fatto che dal lato russo può essere mantenuto con tattiche militari semplici e poco sofisticate – dal rifiuto di cessare di usare le armi che sono onnipresenti sul terreno. I Javelin e le altre armi letali sono salienti solo per una possibile, benché altamente improbabile, invasione russa oltre la linea di contatto.

Proprio perché le armi letali difensive occidentali sono ancorate alla guerra convenzionale, e in particolare alla guerra dei carri armati, la controreazione russa rischia di essere non convenzionale – diretta forse al funzionamento del governo di Poroshenko. A causa dei legami storici e culturali tra Russia e Ucraina, l’intelligence russa è penetrata in molte istituzioni ucraine. L’Ucraina mostra già un oscuro dominio di assassinii mirati, attive reti criminali e deboli forze dell’ordine; in Ucraina l’interferenza cibernetica russa segue uno schema ben consolidato. In Ucraina, per il Cremlino c’è un vasto ambito per la guerra non convenzionale e la sovversione.

Confusione occidentale
L’amministrazione Obama ha eccelso nel mantenere sull’Ucraina l’unità transatlantica. Ha sostenuto la leadership francese e tedesca nel processo diplomatico e nel mantenimento delle sanzioni dell’Unione europea nei confronti della Russia. Il rifiuto del presidente Barack Obama a fornire all’Ucraina aiuti militari letali potrebbe semplicemente riflettere il suo pensiero sull’Ucraina e la Russia. È stata anche una cortesia pagata alla Germania e ad altri stati europei che alla crisi preferivano una soluzione diplomatica piuttosto che militare, mentre la Germania guidava l’Unione Europea nel mantenimento delle sanzioni. Dietro a questo c’era uno schema di forti relazioni personali tra Obama e i principali leader europei, incoraggiato da una concordanza di prospettive di base; mentre con la Russia l’ipotesi a lungo termine era che l’Occidente fosse forte. Nel corso del tempo, le sue attrattive avrebbero superato la pesante tendenza della Russia a costringere alla lealtà i suoi vicini. Il simbolo della forza occidentale era l’unità transatlantica sulle sanzioni. Anche se le sanzioni hanno fatto ben poco per porre fine al conflitto in Ucraina, hanno dimostrato una determinazione collettiva nei confronti della Russia. La sicurezza europea si è comodamente riposata su questa risoluzione.

L’amministrazione Trump tiene in bassa stima i suoi alleati transatlantici. Un elenco parziale degli oneri che sono stati aggiunti alle relazioni con i suoi alleati europei includono le seguenti posizioni e decisioni dell’amministrazione: Trump sdegna gli accordi di libero scambio e ha distrutto il TTIP; si è ritirato dagli accordi di Parigi sul cambiamento climatico e nutre disprezzo per le istituzioni multilaterali, inclusa l’Unione europea; la sua amministrazione è stata incerta nel sostegno all’accordo nucleare iraniano; i contraddittori messaggi per l’impegno dell’articolo 5 tra gli alleati della NATO hanno disturbato gli alleati europei degli Stati Uniti; gli annunciati piani per trasferire l’ambasciata statunitense a Gerusalemme sono stati condannati in tutta Europa, e il tacito sostegno per l’estrema-destra, i movimenti anti-EU all’interno delle nazioni europee non hanno portato nelle capitali europee molti amici a Trump. Questi oneri non hanno ancora creato una rottura; tuttavia, hanno messo le relazioni transatlantiche su fondamenta molto più incerte.

La decisione unilaterale di fornire armi letali all’Ucraina metterà alla prova anche queste fondamenta. Le sanzioni del Congresso contro la Russia, emesse nel luglio 2017, sono già state accolte con orrore in Europa, mentre a Washington si stanno scatenando ulteriori prove di nazionalismo economico: la Germania, in particolare, ha reagito a queste sanzioni come uno scarico sull’Europa dei danni collaterali della relazione degli Stati Uniti-Russia. Questo è uno dei primi passi della politica comune dell’Occidente nei confronti della Russia. Le armi letali per l’Ucraina saranno una seconda crepa, una rinascita della vecchia e nuova Europa di Donald Rumsfeld. Nel nord-est dell’Europa, il trasferimento di aiuti letali all’Ucraina è visto, seppur arrivato troppo tardi, come un segnale che Washington è finalmente tornato in sé e che finalmente sta affrontando la minaccia russa. L’Europa occidentale e meridionale si sta astenendo dal criticare direttamente l’amministrazione Trump, in nome dell’unità transatlantica, ma in qualsiasi angolo dove Washington deciderà di entrare in questo conflitto non sarà desiderosa di seguirlo. Per i molti paesi europei che si libererebbero volentieri dalle sanzioni alla Russia, “l’avventurismo americano” potrebbe essere una buona scusa. Le forze occidentali a lungo termine sono state sacrificate per una convenienza a breve termine che potrebbe rivelarsi il contrario di un espediente.

Relazioni disfunzionali tra Stati Uniti e Russia
La decisione sulle armi letali è incorporata in una relazione U.S.-Russa chiaramente disfunzionale. C’è un piccolo contatto diplomatico tra Washington e Mosca. Il ministro degli Esteri Sergey Lavov e il segretario Rex Tillerson si incontrano ancora, e i presidenti Trump e Putin parlano ancora al telefono. Ma queste sono comunicazioni episodiche al più alto livello; non sono supportate dal lavoro metodico dei livelli inferiori della burocrazia. Nel migliore dei casi ciò che abbiamo ora è la gestione della crisi. Questo è qualcosa di diverso dalla diplomazia sostenuta, di cui molto c’è stato negli ultimi decenni della Guerra Fredda. In effetti, la diplomazia sostenuta era un prerequisito per le scoperte della fine degli anni ’80. Le strutture diplomatiche che erano state costruite dopo il 1991 sono state distrutte dal conflitto in Ucraina nel 2014. All’interno dell’amministrazione Trump, l’esercito è stato potenziato, il Dipartimento di Stato ha perso d’importanza e il ramo legislativo ha scelto di esercitare il suo status costituzionale come co-equale al ramo esecutivo. Il risultato è stata una sconvolgente incoerenza sulla Russia. Trump sfida regolarmente la sua stessa comunità di intelligence per la Russia, mentre continua a parlare in lode a Putin. La Casa Bianca non ha agito sulla minaccia più urgente che la Russia presenta: la sua interferenza nella politica interna americana. Il Congresso ha agito preventivamente su questa stessa minaccia con sanzioni, e altri all’interno dell’amministrazione sono orgogliosi di essere più severi con la Russia di quanto non lo fosse stata l’amministrazione Obama.

Putin potrebbe considerare Trump come la vittima di una profonda russofobia a Washington. Potrebbe ignorare quegli aspetti della politica americana a cui non piaceva l’aspettativa che lui e Trump potessero ancora essere in grado di fare affari, risolvere problemi in sospeso e concentrare l’energia russo-americana sull’antiterrorismo, piuttosto che cavillare sull’architettura di sicurezza europea. L’incoerenza strategica potrebbe incoraggiare Putin a mettere in atto un affare di grande potenza prima di Trump, contro la volontà del Congresso degli Stati Uniti, del Pentagono, del Dipartimento di Stato e delle potenze europee più aggressive. Ma ciò richiederebbe più iniziativa diplomatica e abilità di Trump di quanto finora non ha dimostrato. Nel frattempo, l’incoerenza strategica sulla Russia comporta un pericolo immediato e concreto. Gli effetti previsti dell’invio di aiuti letali in Ucraina dalla Russia potrebbero facilmente essere interpretati o valutati erroneamente. Se è così, queste armi non serviranno da leva diplomatica, nonostante il motto di servizio che l’amministrazione Trump sta ancora pagando a Minsk. Potrebbero diventare il pretesto per una spirale di escalation e attraverso l’incidente dirigere il conflitto – sia in Ucraina che lungo il confine delle condivisioni della Russia con la NATO, dall’Estonia alla Polonia.

Entrambe le parti interpretano le proprie azioni come difensive. Maggiore è la necessità di difendersi dall’aggressione dell’altro, più ha senso l’espansione delle risorse militari – da qui la fornitura di “armi letali difensive”. Quindi, la Russia, sceglie di intensificare la sua presenza militare a Kaliningrad e vicino agli Stati baltici. Più grande è la presenza militare aggregata, maggiore è la possibilità di un incidente, un’arma fornita dagli americani, ad esempio, potrebbe uccidere civili o etnici russi, o presumibilmente potrebbe essere usata per dimostrare che potrebbe succedere. O l’incidente potrebbe coinvolgere le truppe russe che viaggiano in treno a Kaliningrad attraverso la Lituania, descrivendolo in un modo che suggerisce un intento maligno. Una volta che l’opinione pubblica si è infiammata, in Russia o in Occidente, è necessario un controllo eccezionale per avere il controllo delle decisioni.
Né Washington, né Mosca vogliono un conflitto militare diretto, ma questo sentimento da solo è inadeguato a prevenirlo. La prevenzione del conflitto richiede una comunicazione regolare e uno sforzo diplomatico proattivo. Kruscev potrebbe aver pensato di fornire a Cuba armi nucleari “difensive” nel 1962. Il presidente John F. Kennedy è stato disposto a comprendere le motivazioni sovietiche difensive tanto da non attaccare Cuba. Alla fine, sia lui che Krusciov sono stati fortunati: potevano avere sonnambuli nella distruzione assicurata. Dopo la crisi dei missili cubani, è stata intensificata la diplomazia degli Stati Uniti-Unione Sovietica. Ora rischiamo di tornare ad una crisi missilistica pre-cubana, Guerra Fredda, un’altra lunga lotta al crepuscolo.

False riforme a Kiev
Una ragione generale per sostenere l’Ucraina è stata la ferma volontà di riforme. Maidan aveva quasi aderito all’Europa: è stato un movimento dell’Ucraina verso lo stato di diritto, verso la democrazia e verso i valori europei. Questa era una causa più profonda e lirica della semplice sovranità. Resta tuttora la causa della società civile ucraina, ma non sembra più la causa del governo di Poroshenko, se mai lo è stata. Poroshenko ha continuato sulla strada dei suoi predecessori: la dilagante corruzione, l’indifferenza verso lo stato di diritto, la presentazione di una faccia all’Occidente, e una faccia completamente diversa in casa dove Poroshenko e il suo governo sono profondamente impopolari. Certo, le armi letali possono essere necessarie per ragioni puramente militari, ma a prescindere che servano una funzione politica. Invece potrebbero servire a rafforzare il governo di Poroshenko e a ridurre la leva occidentale sull’Ucraina. Se ciò che conta veramente per l’Occidente è la minaccia russa, la riforma in Ucraina potrebbe essere irrilevante. Senza una riforma significativa, tuttavia, l’Ucraina è ancora un altro stato post-sovietico corrotto, geograficamente ma non normativamente europeo. Il suo diritto al sostegno occidentale dovrebbe essere messo in discussione, e non premurosamente ricompensato.

Un ulteriore costo per l’Ucraina, se Minsk è morto e il conflitto rimane irrisolto per anni, sarà interno. L’Ucraina ha un disperato bisogno di investimenti esteri diretti. Deve diventare un mercato prevedibile e fornitore di beni e servizi; come tale avrebbe una prosperità. Un conflitto semi-congelato renderà tutto ciò impossibile, come è avvenuto in Moldavia, che ha un conflitto congelato dal 1992. L’integrazione dell’Ucraina in Europa è stata crudelmente rallentata dal conflitto a oriente. Gli ucraini possono ritenere la Russia moralmente responsabile di ciò, ma le conseguenze pratiche sono loro a sopportarle, e sono anche il problema centrale della politica estera ucraina. Nonostante tutti i suoi difetti, Minsk era una tabella di marcia, una promessa di normalizzazione. Senza Minsk, la normalità regionale sarà molto più elusiva. Senza Minsk, gli investitori e i partner commerciali avranno un motivo in più per stare lontani dall’Ucraina. Questa sarebbe una tragica svolta per un paese che soffre molto.

Un nuovo approccio militare? Un nuovo approccio diplomatico?
Omettere l’inutile morte di Minsk è l’assenza di buone alternative. La pressione militare occidentale potrebbe, in teoria, essere impiegata per porre fine al conflitto. Dopotutto, l’Occidente è il potere più forte e la Russia il più debole. La minaccia di escalation, sostenuta da una volontà non retorica di agire, potrebbe spingere fuori dal Donbas la Russia. Questa dovrebbe essere una guerra congiunta americano-ucraina. Richiederebbe a Washington la volontà di impegnare truppe di terra e di impiegare la panoplia completa di armi americane. Questo scenario implicherebbe un grado di sostegno per l’Ucraina che la politica americana interna non sopporterà mai. Gli Stati Uniti che vanno in lotta potrebbe essere un interesse nazionale ucraino; ma non sarebbe affatto un interesse nazionale americano, qualcosa che sia il presidente Obama, che Trump non hanno avuto difficoltà a capire.

Ci potrebbe essere un nuovo round di diplomazia. Questo dovrebbe riconoscere che molti dei leader e alcune delle condizioni del 2015 sono cambiate. Minsk è morto! Lunga vita a Minsk! Questa diplomazia potrebbe schierare la leva occidentale in modo diverso, compresa come componente la minaccia della forza militare. Questo al momento, è sicuramente l’assunto operativo dell’amministrazione Trump, che negozia da una posizione di maggiore forza. A differenza di Minsk, questo processo dovrebbe essere russo-americano, poiché fornire armi letali riflette una posizione poco europea piuttosto che una comune europea: Francia e Germania finirebbero in secondo piano. Potrebbe essere riattivata la vecchia usanza del vertice russo-americano, risalente a Reykjavik, Potsdam e Yalta. I presidenti Trump e Putin dovrebbero sedersi e martellare; ma la Russia è stata appena respinta dalle armi letali che arriveranno dall’Occidente e la sua posizione militare rimane forte come lo era tra l’agosto 2014 e il febbraio 2015, i mesi di combattimenti che hanno costretto gli ucraini ad accettare Minsk. Per onorare la sovranità ucraina, non c’è alcuna ovvia ragione per la Russia di concedere il terreno e nessuna prova che suggerisca che Trump abbia l’abilità diplomatica di scoprire un modo per salvare la faccia di Putin. Né è probabile che diplomaticamente Washington realizzi molto senza al suo fianco i poteri dell’Europa occidentale.

In alternativa, l’Europa potrebbe essere un buon poliziotto per il cattivo poliziotto di Washington. La Francia e la Germania prima avevano preso il comando; potrebbero farlo di nuovo, dare nuova vita a Minsk: potrebbero dire a Mosca o tratti pacificamente con noi o dovrai combattere con gli americani e le loro armi. Ma l’Unione europea di oggi non è quella del 2014. Brexit è una distrazione formidabile; un partito filo-russo fa parte della coalizione di governo in Austria; il neo-eletto presidente ceco esprime felicemente le opinioni pro-russe; e, cosa più importante, il cancelliere Merkel, lottando per accartocciare una coalizione di governo, è caduto dalla posizione di leader de facto dell’Europa e si attesta ad una figura in Germania. Lei è un politico vicino alla fine della sua storia. Nel frattempo, l’Europa sta cercando, senza molto successo, di capire Trump. Anche se l’Europa fosse unificata e atlantista come lo era nel 2014, avrebbe comunque bisogno di portare qualcosa di nuovo a Minsk per arrivare ad un risultato diverso dalla situazione di stallo. Il soft-power europeo non ha influenza nella Russia di Putin. La Germania garantirà che le opzioni di hard-power siano fuori dal tavolo, il che significa che l’Europa non avrà una vera influenza nei suoi rapporti con la Russia. Inoltre, la storia d’amore di Maidan, che ha fatto apparire l’Ucraina un paese all’apice dell’Europa, si sta liquefando sotto lo spiacevole dominio di Poroshenko. L’Ucraina è un altro dei tristi problemi dell’Europa e, per quanto riguarda la sua opinione pubblica, l’Ucraina è ben lungi dall’essere una priorità. Nei prossimi mesi, l’Europa, legata alla vecchia diplomazia di Minsk, si concentrerà sul mantenimento delle sanzioni, non andrà in giro per l’Ucraina.

Queste teoriche alternative militari e diplomatiche o modifiche a Minsk non si realizzeranno. Esigerebbero troppo, bisognerebbe spendere molta audacia e tanta fatica per un paese che non ha mai ricevuto una piena attenzione occidentale. D’ora in poi tutto s’immergerà in qualche acquitrino senza una tabella di marcia, probabilmente a danno dell’Ucraina, della Russia, dell’Europa e degli Stati Uniti.

Alcuni passaggi del testo sono tratti da The Conversation, su autorizzazione.

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