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19 agosto 2018

Scambio prigionieri: uno stratagemma russo | Ucraina


Lo scambio dei prigionieri (tra i detenuti in Ucraina e coloro che erano trattenuti dai “ribelli” nel Donbas) avvenuto il 27 dicembre è un’enorme vittoria morale per l’Ucraina. Allo stesso tempo, il presidente russo Vladimir Putin sta già cercando di trarne dei vantaggi.

Fino ad oggi, lo scambio di prigionieri nel Donbas, è il massimo delle concessioni che “benevolmente” ha accordato Putin. Infatti, il gruppo di negoziatori che l’Ucraina ha incaricato per trattare i temi dell’armistizio di Minsk, tra cui la liberazione dei prigionieri, ha dimostrato la sua inefficace attività.

I prigionieri, incagliati nelle enormi questioni politiche, diplomatiche e militari, avevano solo due modi per essere liberati. Il primo, che ci fosse la rimozione dal potere del capo e organizzatore del dissesto del Donbas, il signor Putin. Ma, senza tanto cincischiare, ognuno di noi capisce che ciò è solo a livello di pura fantasia. La seconda opzione, che l’ideatore dell’instabilità potesse ottenerne un importante ritorno politico, sia nazionale russo, locale, regionale e perché no, visto che ci siamo, anche mondiale. Perché, come tutti ben sanno, le decisioni e le modalità operative nel Donbas sono un’esclusività del Cremlino. È inutile che i negoziatori discutano e si creino illusioni di attuare gli accordi, a loro rimarrà sempre il piacere di questionare a vuoto, tanto le disposizioni arriveranno sempre e solo da Mosca.

Una delle più importanti motivazioni che hanno sostenuto lo scambio dei prigionieri, è che in questo caso Putin può mostrare al mondo che la Russia non è parte del conflitto. Mosca ai negoziati non ha inviato nessun rappresentante, ma ha costretto il rappresentante dell’Ucraina, nella persona di Viktor Medvedchuk, a sedersi al tavolo e a trattare direttamente con i leader delle due pseudo-repubbliche. E, l’unica traccia russa nella negoziazione, la troviamo nel Patriarca Kirill. Che ha benedetto di fronte al ROC [русская православная церковь] la “alta spiritualità”, “moralità” e “umanesimo” dell’opera che si stava concludendo.

Secondariamente, Putin ha ottenuto davanti al mondo intero la consacrazione che lui è un “pacificatore” e che può risolvere i problemi. Si, perché è stato Putin a chiedere a Medvedchuk – Putin è il padrino di battesimo della figlia di Medvedchuk, Darija – di occuparsi della questione prigionieri e di parlare con i “ragazzi” [i leader delle cosiddette DNR-LNR], mentre lui telefonicamente avrebbe intercesso con i leader “dei due territori logorati dalla guerra civile” per risolvere il “tale angoscioso problema” dei prigionieri. Subito dopo, il Cremlino ha reso noto i colloqui telefonici di Putin con i leader ribelli, e la nota prosegue “presto il problema verrà risolto e i prigionieri verranno liberati”.

Cosa di non poco conto: non si tratta di prigionieri, ma di persone detenute illegalmente.
In tutto questo incessante “impegno”, il ruolo ucraino è stato ridotto alla passiva posizione di un destinatario che modestamente tace anche il fatto che ha scambiato cittadini ucraini con cittadini ucraini. Così, d’emblée il Cremlino potrà sbandierare – non oso pensare cosa produrrà la propaganda russa – che il conflitto è “civile”, e stavolta perfino lo dimostra. Ma c’è di più, grazie all’impegno e alla abnegazione russa sono stati liberati dei prigionieri in territori “fraterni”, e siccome le sanzioni sono legate a fatti dei quali il Cremlino ne è estraneo, come premio per il suo attaccamento, è giusto revocarle, e, se nel caso dovessero subentrare altri “accadimenti”, basta solo parlare con Putin e tutto si risolverà e “si andrà avanti”. Terrore!

Moralmente è una vittoria ucraina, ma politicamente è una vittoria della Federazione Russa. A questo proposito, dobbiamo concederle il dovuto, ha fatto di tutto per vincere, ha anche tradito la sua gente “fraterna”. Questo è il motto di come lavora il Cremlino.

Nell’intervento, il presidente russo non poteva accantonare l’arma della pressione politica e del ricatto. “Noi siamo pronti a portare avanti le negoziazioni” ha sostenuto Putin subito dopo la notizia della liberazione dei prigionieri, attirando su di sé l’ammirazione degli ucraini e dei russi, quasi a dimostrazione che solo con lui si potessero ottenere dei benefici. A fargli da eco, dopo due ore dalla piazzata di Putin, il rappresentante della Federazione Russa nel gruppo dei negoziatori di Minsk, Boris Gryzlov, ha affermato che nel 2018, la Federazione Russa si pone gli obiettivi della “soluzione di alcuni compiti nel Donbas, quali lo status speciale dei territori di DNR e LNR e la piena amnistia”, oltre la piena attuazione degli accordi di Minsk seguendo il “piano Steinmeier” (prima elezioni e poi tutto il resto). Posizione che per Kyiv è assolutamente inaccettabile, perché porterebbe alla federalizzazione del Paese. La coda per la quale il Cremlino tratterrebbe il cane.

Se fosse stato Petro Poroshenko a rivolgersi a Putin, questa sarebbe stata una grande vittoria politica. L’Ucraina avrebbe potuto mostrare al mondo intero che la Russia è parte del conflitto, che i due presidenti parlano direttamente della questione umanitaria, dello scambio dei prigionieri con la formula “tutto per tutti”, e quindi gli accordi di Minsk sono in corso di attuazione.

Invece ora, “grazie all’intercessione di Putin”, è Victor Medvedchuk che ha ottenuto tutti gli allori. Ora, se, Dio non voglia, ci dovessero essere le elezioni per la Verkhovna Rada, Medvedchuk potrebbe sostenere: “Con un clic ho concordato tutto con Putin, votami e porterò molti altri vantaggi”. Inoltre, la stessa Russia ha già dichiarato di detenere illegalmente 103 persone ucraine. Segno allora che la nostra opinione è corretta – si ricomincia da capo, si “catturano” persone per strada e s’afferma: “Abbiamo cittadini ucraini, è ora di fare uno scambio”.

E intanto a Minsk preparano altre liste di sfortunati individui trattenuti chissà per quale motivo, o messi sulle liste per poter inserirli subdolamente in Ucraina. Il presidente della parte umanitaria dei colloqui di Minsk, Irina Gerashchenko, ha sostenuto che “stiamo agendo in campo legale in conformità con la legge”; ma la domanda che sorge spontanea è, quale legislazione? Se queste persone sono detenute illegalmente, sotto quali imputazioni sono state trattenute? “Terrorismo?”, “Rapimento?”, “Omicidio?”. Coloro che sono stati inclusi nella lista per lo “scambio”, non erano persone che erano state arrestate per atti penalmente perseguibili. Quindi sotto quale legge sono stati rilasciati e “scambiati”?

Certo, Poroshenko “ha tagliato il nastro”, ha baciato tutti; ma ha accolto coloro che sono stati catturati a Ilovaysk perché là sono arrivate a flotte le truppe russe, o a Debaltsevo dove ancora è arrivata una marea di soldati russi. Li ha baciati tutti, ora distribuirà un certificato di eroe, e lui sarà felice …

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