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19 febbraio 2018

Piccoli eroi al fronte | Ucraina


Un vero e proprio “esercito” impiegato nelle mansioni più diverse per sostenere le truppe di ogni schieramento. Sono gli animali (da lavoro e da affezione) che sono andati in guerra con e per l’uomo. Hanno trasportato armi, munizioni, equipaggiamenti ma anche liberato le trincee dai ratti, ritrovato e soccorso i feriti, fatto giungere ordini e comunicazioni da e per il fronte.

Gli archivi spesso documentano come i nostri “amici” più piccoli hanno salvato vite, eseguito imprese, cooperato per far vincere battaglie e hanno costituito la base di molti studi, opere letterarie e film. Ad alcuni degli animali più famosi sono stati anche assegnati dei premio speciali, e, talvolta, insigniti del titolo di eroi. “Eroi”, diventati in qualche caso anche divi decorati e mediatici, come il piccione Cher ami, il pitbull terrier Stubby, o il pastore tedesco Rin Tin Tin, trovato abbandonato in Lorena da un soldato americano e diventato negli Usa una star cinematografica.

E come tali, anche nella guerra non dichiarata del Donbas, gli animali “ibridi” svolgono il loro importante ruolo. È vero, non sparano e non estraggono e aiutano i feriti nel campo di battaglia come è successo durante la prima e seconda guerra mondiale; ma senza di loro, per i soldati ucraini sarebbe più difficile la vita nelle dure steppe del Donbass.

“Vuoi che ti portiamo un cucciolo o due?”. “ Forse è meglio se ti facciamo avere un paio di gatti” … Conversazioni tronche che al fronte non sono difficili da udire. Dopo tutto, in quasi tutte le unità, praticamente in ogni suddivisione, oltre ai soldati servono anche i nostri “amici” minori.

In realtà, oltre i soliti cani, gatti, e alcune oche – i militari sostengono che veramente sono in grado di segnalare gli attacchi – non puoi incontrare nessun altro nelle posizioni dei militari ucraini nel Donbas. E per una frazione di secondo, talvolta, grazie a loro i militari ucraini hanno potuto segnare una vittoria, o davvero hanno salvato vite umane. Abbastanza comunemente, specialmente all’inizio della guerra, ci sono stati casi in cui i militari tenevano dei maiali. Di solito due. E li chiamavano “Putin” e “Lavrov” – a quanto pare per non dispiacersi quando sarebbe arrivato il momento di ucciderli.
Che la fanno da padroni nella zona ATO però, sono sicuramente i cani e i gatti.

Così come nella vita pacifica, anche tra i militari al fronte ci sono “amanti di gatti” e “amanti di cani” – anche se prima della guerra non mostravano molta simpatia né per l’uno né per l’altro; però sorprendentemente, sono gli animali stessi, che con il loro sesto senso, percepiscono esattamente chi li accoglierà amorevolmente e li coccolerà. Mentre i militari beneficiano sia dell’uno che dell’altro: grazie ai cani, nessuno può arrivare alle posizioni inosservato, mentre i gatti sono il modo più efficace per eliminare i roditori che sono nei campi, dove spesso è necessario instaurare una posizione militare.
Ad esempio, in una delle unità della 10a brigata di montagna d’assalto i gatti sono i più adatti. “Una volta, quando si erano avventurati tutti assieme in cucina, abbiamo provato a contarli, ma dopo il 25° abbiamo perso il conto, hanno spiegato sorridendo i militari quando abbiamo chiesto quanti animali pelosi ci fossero nel loro distaccamento.

In realtà, alla fine dei conti, i soldati ne considerano solo due, che si differenziano per le fusa e il tipo di miagolio. Il primo – è un gatto giovane a strisce multicolori, di nome Prapor, che si è affezionato all’unità ATO ancora quando aveva due mesi. E da subito è diventato il preferito da tutti. Quando era più piccolo superava il percorso dalla trincea alla cucina sempre in braccio a qualcuno dei soldati – lo portavano nel luogo che secondo loro voleva andare. Ora che Prapor è cresciuto, i militari hanno smesso di prenderlo in mano, ma lui ha acquisito una sua nuova precipua abitudine: silenziosamente e senza preavviso risale le gambe e si appollaia sulla spalla, dove ingegnosamente si gongola come il pappagallo nelle storie dei pirati. Coloro ai quali durante il turno notturno ha rivolto una simile attenzione riconoscono che “nell’oscurità a volte capita così all’improvviso che mette paura agli uomini esperti, quelli che non si spaventano di nulla”.

Il secondo preferito dall’unità è il gattino Kvitochka. Viveva già lì, nella regione di Lugansk, trovato da qualche parte da Prapor. La loro commovente relazione, che ricorda il primo amore tra persone, è teneramente rispettata con emozione da tutti i combattenti. E i ragazzi promettono che quando saranno di servizio si porteranno sia Propor che Kvitochka.

Il resto dei gatti, come dicono i militari, sono gatti locali. Abbandonati da proprietari defunti che arrivano all’unità per sopravvivere. E devo dire, che questo non è male: la compagnia di gatti eterogenei sembra molto ben nutrita. “Siamo preoccupati per loro – speriamo che non scoppino”, ridono i ragazzi.
In segno di gratitudine per il cibo, un qualche tipo di rifugio e un poco di affetto i gatti liberano completamente i loro benefattori dal problema dei topi e ratti. Aiutano anche a fare la guardia: dalla sera al mattino in ogni posto vicino ad un soldato si possono trovare almeno due o tre gatti.

Ma senza dubbio, il più importante tra gli animali domestici della compagnia è il cane con il spettacolare nome di Prokofy. L’allegro, molto mobile e estremamente amorevole Prokofy si precipita tutto il giorno alla ricerca di mani che sono pronte a dargli una pacca. Con così tanti gatti s’è adeguato e va d’accordo con tutti facilmente. In inverno, il freddo gli fa dimenticare l’antipatia secolare tra cani e gatti: insieme, è anche tutto più caldo …

L’unica cosa che Prokofy non capisce e non accetta sono i bombardamenti. Appena ode il cannoneggiamento remoto dell’artiglieria si ritira da qualche parte e si nasconde. Si ritrae così attentamente che per molto tempo, anche dopo la fine dei cannoneggiamenti, non lo si vede più in giro. Tuttavia, la buona natura di Prokofy si estende ai cani vicini, che corrono regolarmente per completare ciò che i gatti non hanno padroneggiato.

Nonostante il gran numero di animali domestici, ogni gatto ha il suo nome. In alcuni sottolinea la colorazione o altre caratteristiche dell’aspetto. Alcune persone hanno affibbiato ai gatti nomi abbastanza tradizionali; altri rispondono a nomi molto esotici o da censura. Ma anche quei militari che hanno sempre dimostrato la loro avversione per gli animali domestici ne vanno alla ricerca, li accarezzano e danno loro da mangiare.
Forse perché gli animali domestici ricordano un pezzo di quella vita pacifica e temporaneamente irraggiungibile. Ma soprattutto, sono certo che i cani e i gatti aiutano ad essere più felici, grazie al legame di amore che si instaura tra la persona e l’animale. Sono loro che quotidianamente insegnano i valori quali la lealtà, l’amore incondizionato, rispetto, tolleranza.

Al fronte il principale beneficio che deriva dal vedere un animale è la scomparsa della sensazione della solitudine; quando i soldati hanno un piccolo “amico peloso”, che richiede la loro attenzione, cambiano la percezione che hanno rispetto alla loro posizione attuale nel mondo. Quando arrivano in trincea o in cucina, si sentono più apprezzati per l’amore che ricevono dal cane o il gatto, e questa sensazione migliora la loro autostima, la fiducia e il senso di sicurezza. Inoltre, gli animali trasmettono allegria e favoriscono l’espressione delle emozioni positive.

Non appare, ma aiutando a migliorare lo stato d’animo, gli animali hanno la caratteristica di rendere i soldati più socievoli: con loro diventa più facile interagire con i commilitoni, confrontarsi e vantarsi delle imprese. Ma se gli animali rendono i soldati più “spensierati”, favoriscono anche il loro sorriso e la capacità di donare amore.

Sembra un paradosso, parlare di amore sulla linea frontale di una guerra, dove ogni giorno si muore; al contrario invece, l’uscita dal paradosso la troviamo in Sun Zu: “I guerrieri vittoriosi prima vincono e poi vanno in guerra, mentre i guerrieri sconfitti prima vanno in guerra e poi cercano di vincere”.

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