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19 novembre 2018

Volker: la Russia vuole l’Ucraina nella sua orbita | Ucraina


Al confine con la Russia si continua a sparare. Gli accordi internazionali non funzionano e i cessate il fuoco sono diventati una farsa.

C’è un conflitto dimenticato nel cuore dell’Europa. Il più sanguinoso dalla guerra nei Balcani negli anni Novanta. Siamo ormai prossimi a raggiungere il quarto anno di guerra tra Russia e Ucraina. Rispetto all’inizio delle ostilità sono cambiate alcune delle amministrazioni dei Paesi più o meno coinvolti nello scenario. La Francia – membro del “Gruppo Normandia” – ha visto avvicendarsi all’Eliseo Hollande con Macron, il nuovo inquilino della Casa Bianca è diventato Donald Trump, in Germania è stata riconfermata a fatica Angela Merkel, in Russia e in Ucraina sono previste elezioni che decideranno il nuovo (o il vecchio) capo di Stato nei prossimi due anni.

Cambiano alcuni interpreti, altri restano, ma lo scenario nel Donbass e più in generale nelle relazioni tra Ucraina e Russia resta sommariamente lo stesso. Ci si stupirebbe di questo se non si fosse a conoscenza di quello che la Russia ricerca in questo sconvolgimento. La continuità territoriale tra Russia e Crimea, annettendo le repubbliche separatiste di Lugansk e di Donetsk o rendendole indipendenti, è ormai un sogno riposto nel cassetto al Cremlino.

Quello che quindi ora ricerca maggiormente la Russia in Ucraina è il potere politico e per raggiungerlo sembra che a Mosca siano anche disposti a lasciare la presa sulle repubbliche separatiste. Obiettivo però, che al momento non sembra molto alla portata del Cremlino, almeno finché non si riuscirà a intavolare una discussione seria tra gli attori maggiormente coinvolti nel conflitto. Discussione soggetta da parte occidentale a una chiara retromarcia della Russia in Ucraina.

In questi anni di conflitto Washington non ha mai smesso di far sentire la sua vicinanza a Kyiv. A maggio è stata istituita “ad hoc” la figura dell’inviato speciale per l’Ucraina del Dipartimento di Stato e la nomina è ricaduta su Kurt Volker, ex Ambasciatore statunitense alla NATO durante l’amministrazione Bush e nei primi mesi del primo mandato di Obama. Volker è inoltre molto vicino al senatore John McCain, essendo direttore esecutivo del McCain Institute for International Leadership all’Arizona University. Il senatore McCain in questi anni è stato tra i più strenui “difensori” dell’Ucraina e ha più volte a rimarcato quanto gli Stati Uniti debbano essere intransigenti in questa complicata vicenda, tanto da essere considerato “l’avvocato di Kyiv al Congresso”.

Kurt Volker è quindi l’inviato speciale che il presidente Donald Trump ha scelto per pacificare la crisi ucraina: è incaricato di tessere contatti prolifici con la Russia, che sul conflitto ucraino ha in mano il pallino del gioco.

Da quando è stato scelto, Volker ha parlato soltanto una volta con i media americani, un’intervista corposa concessa a Politico, il cui messaggio centrale è uno, semplice e diretto: la guerra continuerà, tutto è in mano ai russi e sono loro a decidere quando smetterla.

Il delegato del dipartimento di Stato dice che le prospettive di pace “sono talmente basse” che “almeno all’80 per cento” anche il prossimo anno continueranno gli scontri armati – ha osservato “cupamente”, ha fatto notare la giornalista Susan Glasser che ha curato l’intervista.

Nell’ultimo incontro avvenuto a Belgrado con Vladislav Surkov: alla domanda “che cosa ha ottenuto?” ha risposto “niente”, quel loro terzo colloquio anzi è stato “un passo indietro”, secondo la sua lettura. S’è presentato al russo con un trattato da 29 paragrafi, e l’inviato di Mosca ne ha accettati solo tre (e marginali). La Russia è tornata al punto di partenza sull’Ucraina, e secondo Volker non c’entrano solo questioni contingenti, ma è conseguenza degli attuali rapporti USA-Russia.
Ieri, intervistato dalla stazione radiofonica di Mosca “Echo of Moscow”, Volker ha esplicitamente sostenuto che la Russia vuole preservare la sua influenza sull’Ucraina nel contesto dell’ideologia della grande famiglia slava e rendere Kyiv parte della grande orbita russa.

“Penso che la Russia voglia che l’Ucraina faccia parte della grande orbita russa, della grande famiglia slava con buoni rapporti con la Russia e con un governo amico. Ma, ironicamente, ciò che sta facendo è esattamente il contrario. Il governo dell’Ucraina è molto scettico sulla Russia, più nazionalista e più filo-occidentale che mai – ha affermato Volker – Nel 2018 mi piacerebbe vedere la pace in Ucraina. Ciò richiede il ritiro delle truppe, armi e qualsiasi supporto dal Donbass. Ma per attuare questa visione servono garanzie di sicurezza. Ci vuole tempo per essere in grado di rispettare Minsk II..: tenere le elezioni locali, indire una campagna per il Parlamento, iniziare il processo di amnistia, lo status di regioni speciali, elezioni locali e per mettere in piedi tutto questo c’è bisogno dell’aiuto delle forze di pace su tutto il territorio occupato dalle forze ibride russe”, ha aggiunto.

“La Russia chiede che Kyiv interagisca direttamente con le forze proxy di Lugansk e Donetsk, che in realtà non hanno alcuna relazione con queste regioni. Questo gruppo non ha una base, è senza una benché minima legittimità. E, anche se come prevede Minsk II, queste forze venissero sciolte e venisse ripristinata una normale amministrazione statale, prima ci dovrebbero essere regolari elezioni per le autorità della regione e, anche uno statuto speciale, che dovrebbe essere stato precedentemente approvato dal parlamento ucraino”, ha osservato il politico.

“Vogliamo il ripristino della sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina, la sicurezza e la protezione di tutti i cittadini ucraini senza distinzione di nazionalità, etnia o religione, ma che sia a livello fondamentale, come ha più volte dichiarato il presidente Trump: vogliamo la pace!”, ha insistito Walker, rispondendo alla domanda su cosa l’amministrazione del presidente degli Stati Uniti desidera per l’Ucraina.

Alla domanda sullo status della Crimea, ha chiarito: “Noi non riconosciamo lo scippo della Crimea da parte della Russia”, sottolineando che per fortuna la “Crimea non è sotto ostilità attive, come nel Donbas, quindi non abbiamo bisogno di concentrarci per risolvere problemi in luoghi dove c’è una guerra calda … Con la Crimea, penso che avremo un lungo periodo di discrepanza rispetto al suo status”.

A marzo sono in programma le elezioni presidenziali russe. Un risultato negativo – una vittoria di Putin senza derive plebiscitarie – potrebbe influire sul corso di pace ucraino? O il Presidente russo tenterà un ulteriore colpo di mano diplomatico per presentarsi a questo appuntamento ancora più in forma?

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