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14 dicembre 2018

2018: relazioni Usa-Russia | USA-Russia


Il 2018, con una serie di sanzioni rivolte alla stabilità finanziaria della Russia, alle élite, alla reputazione e all’industria della difesa, vedrà un aumento della pressione di Washington su Mosca.
La Russia da parte sua, mentre rovescia sul Cremlino ulteriori responsabilità per la stabilità del paese, aggraverà la crescente stretta isolando ulteriormente la sua economia, oligarchi e compagnie. Il governo russo l’anno prossimo sarà ancora strutturato come lo è attualmente, anche se le sue risorse stanno diventando sepre più magre e il Cremlino si trova ad affrontare una serie di cruciali elezioni.

Con l’arrivo di gennaio, le tensioni tra Mosca e Washington non hanno mandato alcun segno di diminuzione. Gli Stati Uniti stanno proseguendo le indagini sull’ingerenza russa nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2016; entrambe le parti si sono accusate a vicenda di violazioni del trattato sulle armi; ed entrambi i paesi stanno continuando a costruire le loro posizioni in tutto il mondo, mentre si preparano per una lotta a lungo termine. Inoltre, gli Stati Uniti per ulteriori sanzioni contro la Russia, hanno specificato quattro aree – ciascuna con effetti e gradi diversi di ripercussioni politiche. L’ulteriore pressione sul Cremlino arriva mentre il presidente Vladimir Putin sta per affrontare la rielezione e la Russia sta diventando sempre più fragile.

Sanzioni in atto
Ancora fin dal periodo sovietico, gli Stati Uniti avevano preso di mira la Russia con numerose sanzioni. Attualmente, le principali ammende che sono in vigore sono state istituite per le violazioni dei diritti umani e il conflitto in Ucraina. Alla fine del 2012, gli Stati Uniti hanno esteso le sanzioni contro i diritti umani dell’era sovietica e approvato il Magnitsky Act per punire i responsabili della morte del ragioniere russo Sergei Magnitsky, un informatore che ha indagato sugli abusi del Cremlino e uno schema di frode fiscale. L’atto penalizza decine di persone che si ritiene siano coinvolte nel caso, ma per gli Stati Uniti e i loro alleati la misura si è evoluta in una piattaforma per punire la Russia per quantità molto ampie di abusi dei diritti umani.

Le sanzioni per l’Ucraina imposte dagli Stati Uniti (e, in misura minore, dall’Unione Europea, dal Canada, dall’Australia e dal Giappone) derivano dal coinvolgimento russo nel conflitto e includono la guerra in Ucraina orientale, il sostegno russo al precedente governo, l’abbattimento del volo 17 della Malaysia Airlines e l’annessione della Crimea.

Queste sanzioni includono:
– Limiti all’emissione di crediti verso le sei maggiori banche della Russia, quattro primarie compagnie petrolifere statali e quattro imprese di difesa statale.
– Sanzioni sull’industria energetica russa, che vietano alle imprese statunitensi di fornire, esportare o riesportare beni e tecnologie relativi ai progetti di acque profonde, artico offshore e petrolio di scisto e gas naturale in Russia.
– Divieto ai soggetti che ricevono beni a duplice uso dalle principali compagnie di difesa statali della Russia.
– Sanzioni (viaggi e blocco di asset) contro centinaia di entità e individui russi.

Ma gli effetti di queste sanzioni sulla Russia sono aperti al dibattito, perché nello stesso anno in cui sono state attuate alcune delle penalità, il basso prezzo del petrolio ha fatto precipitare il paese in recessione. E la Russia, mentre i legami con l’Occidente s’inasprivano, ha isolato gran parte della sua economia: ha frenato le importazioni occidentali rafforzando le proprie capacità interne (tra cui cibo, servizi di credito e infrastrutture online) e per i partner di investimento e un certo livello di commercio s’è messa a guardare maggiormente verso l’Asia-Pacifico e il Medio Oriente. Le sanzioni hanno morso alcuni progetti energetici chiave, come il contratto petrolifero con la Exxon Mobil Corp., che avranno un effetto a lungo termine sulla produzione petrolifera russa; ma, con il dispiacere di Washington, Mosca ha superato la maggior parte dei rigori.

Durante lo scorso anno, Washington ha elaborato una serie di opzioni sanzionatorie: alcune erano estreme, come il blocco della Russia dai sistemi finanziari e di credito occidentali; ma quattro temi chiave – il debito sovrano, gli oligarchi, i diritti umani e la difesa – stanno entrando nel raggio d’azione di obiettivi di sanzioni allargate. A luglio, il Congresso degli Stati Uniti ha strappato alla presidenza il potere di ritirare direttamente le sanzioni russe, e i legislatori ora hanno imposto che gli eventuali cambi al regime di sanzioni debbano essere dapprima approvati da loro. Il presidente Donald Trump ha firmato il “Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act” in agosto, e la delibera include disposizioni per l’estensione delle sanzioni nei prossimi anni.

A partire da febbraio, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti presenterà i dettagli per l’estensione delle ammende, sebbene gli obiettivi generali – debito sovrano e oligarchi – siano già noti. Queste sanzioni sono principalmente collegate alle indagini statunitensi sull’interferenza russa durante le elezioni presidenziali del 2016, che hanno fatto precipitare le percezioni degli Stati Uniti sulla Russia, in particolare al Congresso.

La stretta sul debito sovrano
Nel suo rapporto di febbraio, il Dipartimento del Tesoro illustrerà in dettaglio gli effetti sulla Russia e sul mercato globale delle possibili sanzioni nei confronti dei cittadini statunitensi che acquistano nuovi titoli di debito pubblico nazionale russo. Le attuali sanzioni impediscono ad alcune società russe (come la più grande banca, la Sberbank e il gigante petrolifero Rosneft) ad emettere obbligazioni agli investitori occidentali, ma non impediscono al governo ad emettere titoli di debito. Quindi il Cremlino ha assunto il debito sovrano e, a quanto riferito, lo ha trasferito alle sue società sanzionate. Nel 2017, con l’emissione di 25 miliardi di obbligazioni, gli investimenti esteri nel debito del governo russo sono aumentati dal 5% al ​​30% del totale. Tra molte società finanziarie occidentali quest’anno i titoli di stato russi sono stati considerati tra i migliori dei mercati emergenti.

Nel 2018, il governo russo per integrare il suo bilancio federale, prevede di prendere in prestito altri 18 miliardi di dollari, importo che è già carente per le necessità dell’anno. E, mentre il paese sta uscendo dalla recessione, si sta anche stabilizzando in un prolungato periodo di stagnazione economica. Inoltre, il popolo russo e molte imprese strategiche e banche del paese sono ancora in affanno e, per garantire che il sistema economico non si destabilizzi e venga mitigato il contraccolpo popolare, il Cremlino è stato costretto ad assumere maggiori oneri finanziari. Probabilmente, il Cremlino per rimanere a galla attingerà a gran parte dei suoi fondi di riserva, mentre cercherà pesanti prestiti a livello internazionale.

Se gli Stati Uniti dovessero implementare le sanzioni sul debito sovrano russo, gli investitori occidentali (oltre agli americani) potrebbero essere spaventati per un loro acquisto. Il ministero delle finanze russo ha dichiarato a metà dicembre che il governo non avrebbe cercato di emettere obbligazioni prima della relazione di febbraio: è sicuro che Mosca ha abbastanza connessioni non occidentali pronte ad acquistare il suo debito futuro. Per mitigare la pressione dall’Occidente, negli ultimi anni la Russia ha speso gran parte della sua energia per rafforzare le sue relazioni nelle aree Asia-Pacifico e Medio Oriente. Quindi le sanzioni estese sul debito sovrano russo potrebbero essere un ostacolo, ma non sono un onere sufficientemente pesante per modificare il comportamento russo.

Pizzicare gli oligarchi
Un’altra opzione delle sanzioni che s’è presa l’attenzione del Cremlino è parte di un secondo rapporto del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti che sarà pubblicato a febbraio. Questo traccerà i più significativi oligarchi legati al Cremlino, i silovarki, il loro patrimonio netto, la prova della corruzione, i loro legami commerciali all’estero, i loro beni all’estero e le loro fonti di reddito. Le loro famiglie (mogli, figli, genitori e fratelli) e soci saranno soggette a sanzioni, così come i loro beni. Inoltre, ai loro figli potrebbe anche essere impedito di studiare all’estero. La portata di questa opzione è nettamente diversa dalle attuali sanzioni sulle personalità russe. Gli oligarchi legati al Cremlino mantengono per lo più i loro beni e le loro vite all’interno della Russia, e sono anche direttamente legati alla politica estera russa – principalmente al conflitto in Ucraina; quindi espandere la lista degli oligarchi e dei silovarki che sono amici di Putin vuol dire avvicinarsi direttamente al presidente.

In effetti, ora tra i membri dell’oligarchia generale, s’è diffusa la preoccupazione di poter essere intrappolati nelle sanzioni grazie a questa inchiesta. Queste élite sono passioni dei caotici anni ’90 e non sono necessariamente fedeli a Putin. Di solito detengono ingenti somme di denaro, beni e interessi commerciali all’estero e la maggior parte di loro sono legati al Cremlino perché hanno bisogno del sostegno di Putin. I nomi più diffusi tra i media sono principalmente gli oligarchi delle industrie dei metalli e dell’energia: Oleg Deripaska, Roman Abramovich, Mikhail Fridman, Alisher Usmanov e Mikhail Prokhorov.

Secondo il Moscow Times e il gruppo media RBC, gli oligarchi russi hanno allagato Washington con lobbisti e avvocati che, secondo come riferito, hanno suggerito agli oligarchi di divorziare dalle loro mogli e per proteggerle, di porre i loro patrimoni sotto il nome delle loro ex mogli. Da un lato, gli oligarchi hanno anche minacciato Forbes Russia di non pubblicare la sua lista annuale dei miliardari russi. All’inizio di dicembre, i media russi hanno riferito che Forbes avrebbe ritirato la lista, anche se non ha confermato o negato che stava accontentando gli oligarchi.

Dopo il giro di vite di Putin sugli oligarchi, effettuato durante il suo primo decennio al potere, la restante manciata di uomini d’affari che gestiscono importanti società non statali, sono diventati molto potenti. Il Cremlino conta su questi oligarchi per mantenere le imprese non statali, per sostenere il settore finanziario del paese e per fornire i mezzi di sostentamento alle molte regioni e città dipendenti da un’unica industria. Se queste persone dovessero andare sotto attacco degli Stati Uniti per una politica estera di cui non sono responsabili, allora potrebbero rivolgersi a Putin e alla sua amministrazione, destabilizzando il già teso sistema delle élite.

Fonti anonime a Washington hanno dichiarato al quotidiano russo, Izvestia, che l’elenco degli oligarchi e degli uomini d’affari elaborato dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti non verrà reso pubblico. La mossa è probabilmente intesa ad impedire alle persone colpite di spostare i loro fondi e deviare i loro legami commerciali per bloccare le sanzioni. Inoltre, il rapporto Izvestia sosteneva che l’elenco sarebbe stato condiviso con i partner europei degli Stati Uniti per tentare di persuaderli a non fare affari con gli individui segnati nella lista. Questa mossa è probabilmente solo una raccomandazione, perché la maggior parte degli europei non è pienamente concorde ad ampliare delle sanzioni che potrebbero danneggiare le loro economie e imprese. E, la preoccupazione per l’uso statunitense di questa opzione di sanzione ha scatenato nei mesi di novembre e dicembre una maggiore fuga di capitali dalla Russia da parte degli investitori stranieri.

Il 21 dicembre Putin ha convocato al Cremlino un grande gruppo di oligarchi, in genere una tale chiamata significa che il governo chiederà ai miliardari fondi da versarsi nel sistema russo per mantenerlo stabile. Tale richiesta era già stata effettuata il mese scorso, ma il sit-down più recente è stato nettamente diverso. Il Cremlino, per proteggere gli oligarchi dal targeting degli Stati Uniti, s’è offerto di aiutarli a spostare in sicurezza dall’estero i loro soldi usando gli Eurobond. La Banca centrale russa e il ministero delle finanze hanno assicurato gli uomini d’affari che in Russia fosse già stata istituita un’infrastruttura atta a spostare in grande quantità gli investimenti in valuta estera. Rapporti non ufficiali hanno dichiarato che il governo russo fluttuerà 3 miliardi di dollari in Eurobond, ma non attraverso i tipici conti di sicurezza, come Euroclear o Clearstream, che sono tenuti a notificare ogni movimento al Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti; ma invece, il trasferimento sarebbe stato possibile tramite anonimi investitori russi, anche se non è chiaro quale sistema verrà usato da Mosca.

Magnitsky e diritti umani
Anche se gli europei non sono necessariamente a bordo di una delle misure sopra menzionate, potrebbero accettare le sanzioni sui diritti umani. Gli Stati Uniti nel corso degli anni hanno ampliato la legge Magnitsky, trasformandola da un veicolo per sanzioni nei confronti delle persone responsabili della morte del ragioniere russo, a uno che ha preso di mira le offese per reati umani a livello mondiale. L’atto originale è stato adottato da un pugno di alleati occidentali, tra cui Canada, Regno Unito, Estonia e Lituania. L’unico individuo di alto rango nell’elenco delle sanzioni fino a poco tempo fa era Alexander Bastrykin, capo del Comitato Investigativo della Russia.

Tuttavia, il 20 dicembre, il Dipartimento del Tesoro ha ampliato la lista includendo una delle figure più potenti e controverse della Russia: il leader ceceno Ramzan Kadyrov. È accusato di essere coinvolto in una purga effettuata quest’anno, di uomini omosessuali nella sua regione. Dozzine di uomini gay o bisessuali sono fuggiti dalla Cecenia, anche se Kadyrov nega le accuse. Ha risposto nel suo solito modo: con una smorfia su Instagram. Ha fatto saltare le sanzioni, poi ha preso in giro il loro impatto perché dice che non ha attività negli Stati Uniti e non vuole viaggiare su quel territorio.

Questo autunno, il Canada ha introdotto la propria versione del Magnitsky Act e ha sanzionato 52 persone legate al caso. Anche Ottawa sta usando l’atto come legislazione generale per colpire le violazioni dei diritti umani a livello globale, sebbene sia rivolto principalmente alla Russia. Il Regno Unito, inoltre, sta valutando l’ipotesi di espandere i suoi accrediti in stile Magnitsky a febbraio. E Francia, Sudafrica e Ucraina stanno prendendo in considerazione l’idea di introdurre misure analoghe contro la Russia l’anno prossimo.

Il Magnitsky Act e le relative sanzioni non colpiscono direttamente il Cremlino o la Russia. Tuttavia, Putin ha ripetutamente notato che le misure assumono una forma d’offesa personale. Per un leader autocratico che ha aggressivamente consolidato il potere e non si è mai allontanato dai conflitti esteri, questo sentimento può sembrare strano; ma questo problema è, a quanto riferito, una delle principali richieste che la Russia ha ripetutamente sollevato nei più ampi negoziati. Putin sembra credere che l’atto mini la sua reputazione in patria e all’estero. E ora che l’atto si sta espandendo ai suoi più fedeli lealisti, il problema è probabilmente in aumento nelle priorità del leader russo.

Targeting per l’industria della difesa
L’anno prossimo è probabile che gli Stati Uniti impongano sanzioni alle società di difesa russe che forniscono tecnologia o sviluppo che violano il trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio (trattato INF). Gli Stati Uniti e la Russia si sono ripetutamente accusati a vicenda di violare il patto di controllo degli armamenti del 1987, che vieta l’accumulo di missili nucleari a raggio intermedio in Europa. A novembre, il segretario alla Difesa americano James Mattis, ha presentato agli alleati della NATO un ultimatum per unirsi alle misure punitive statunitensi contro la Russia sul trattato INF. Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti sta preparando un elenco di società che si ritiene siano coinvolte nello sviluppo di armi che violano il trattato.

I trattati sulle armi della Guerra Fredda sono stati a lungo argomento di contesa tra Mosca e Washington, e sono diventati obsoleti poiché entrambe le parti hanno sviluppato missili che potrebbero violare il trattato, mentre al contrario, i programmi di armamenti sono proliferati tra molte altre potenze che non sono vincolate alle restrizioni del patto. Putin nella sua recente conferenza televisiva ha affermato che il trattato era “quasi morto”. Gli Stati Uniti stanno già pianificando di aumentare gli schieramenti di forze in Europa e di espandere i programmi di difesa missilistica, entrambi contro i desideri della Russia.

Nonostante il tecnicamente ancora in vigore Trattato INF, la Russia sta già rispondendo alle sanzioni statunitensi sull’accordo. Putin ha ordinato a 77 ditte della difesa di assicurarsi di poter sviluppare attrezzature e parti attualmente importate dall’Occidente. Il governo russo ha anche decretato che tutti gli acquisti effettuati dal suo ministero della Difesa e dai vari servizi di sicurezza vengano fatti in segreto. Tutta la documentazione relativa a contratti, registrazioni, acquisti e permessi da parte di tali agenzie e dei loro appaltatori sarà emessa in appalti chiusi e classificati come segreti di stato. Le banche e gli istituti finanziari contrassegneranno anche tali operazioni come classificate.

Con l’aumento delle allocazioni finanziarie per l’industria della difesa, la Russia si sta anche preparando per l’eventualità di una rottura dei trattati. Tuttavia, Putin ha sostenuto che se ci sarà una rinnovata corsa agli armamenti, la Russia sfiderà gli Stati Uniti, ma per farlo non manderà in bancarotta il paese, riflettendo su una lezione che il leader russo ha imparato dagli errori dell’Unione Sovietica.

Quindi, per gli Stati Uniti e la Russia, il 2018 si preannuncia come un anno controverso. Mentre Washington sta mettendo a punto gli strumenti che può utilizzare contro Mosca, la Russia si sta preparando a relazioni ancora più difficili isolando la sua economia e costruendo ponti con l’Asia-Pacifico e il Medio Oriente.

Fonti: Izvestia, Kommersant, War on the Rocks.

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