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19 febbraio 2018

Le campagne elettorali segnate da atti di terrorismo | Russia


È la terza volta, durante una campagna elettorale di Putin – la prima è stata nel 1999 [13 settembre 1999 – 118 persone morte nell’esplosione di un edificio a sud-est di Mosca, dopo altri attentati che dal 31 agosto avevano già causato 175 vittime], la seconda nel 2004 [ 5 luglio 2003 – Duplice attentato suicida durante un concerto rock a Mosca: muoiono le due donne kamikaze e quindici spettatori. Il 5 dicembre 2003 – Attacco suicida a un treno nel sud-ovest della Russia. Il leader ceceno Shamil Basaiev lo rivendica, le vittime sono 46. Il 6 febbraio 2004 – Un gruppo ceceno sconosciuto, “GazotanMurdash”, colpisce la metropolitana di Mosca, uccidendo 41 persone. Il 24 agosto 2004 – Due donne kamikaze riescono a imbarcarsi su due aerei e si fanno esplodere in volo, a sud di Mosca e nel sud-ovest del Paese: novanta morti. Il 1-3 settembre 2004 – Più di mille persone sono prese in ostaggio in una scuola di Beslan, nell’Ossezia del Nord, da un commando filo-ceceno. Dopo l’intervento delle forze speciali russe, si contano più di 330 uccisi e tra loro molti bambini], che c’è un’azione terroristica in Russia, questa volta a San Pietroburgo [lo scorso aprile gli attacchi nella metropolitana hanno provocato la morte di 15 persone e decine di feriti. Il secondo si tratta di un ordigno rudimentale, infarcito di chiodi, fatto esplodere a fine dicembre 2017 al piano terra del centro commerciale Gigant Hall, nell’area che ospita il deposito borse e bagagli del supermercato Perekrestok, nota catena di supermercati russi. Lo scoppio ha provocato almeno 10 feriti, mentre una cinquantina di persone sono state evacuate dall’edificio. Con la esultanza dei siti vicini allo jihadismo], e in ogni circostanza Vladimir Putin ha risposto ponendosi come “il difensore della nazione” ed ha chiesto alle forze di sicurezza di non prendere prigionieri.

L’azione intrapresa da Putin dopo il fatto di San Pietroburgo, lascia intuire due sovrapponibili “fatalità”. Da un lato, c’è l’ostinata e ripetuta insistenza di Putin a sostenere d’aver sconfitto lo Stato islamico in Siria e represso i militanti anti-moscoviti nel Caucaso settentrionale; e dall’altra, nel corso dello scorso anno in Russia ci sono stati due attacchi terroristici.
La combinazione di queste due “avversità” ha portato alcuni russi a ricordare il modo in cui Putin è stato personalmente coinvolto negli attentati del 1999 [in particolar modo a Beslan] e a valutare come per il leader del Cremlino l’antiterrorismo fosse stato un valido “strumento” di benefici. Perché “ora non potrebbe essere ancora lui?”

Inoltre, se riflettiamo sulla traccia presentataci da un commentatore di Mosca, Igor Yakovenko, in cui sostiene che la relazione tra questo ultimo atto terroristico di San Pietroburgo e lo sforzo di Putin per riottenere la sua posizione di presidente, deve essere vista nell’ottica che le autorità della città hanno aperto un’indagine criminale per “tentata strage”, come ha riferito la portavoce del Comitato, Svetlana Petrenko, senza volersi sbilanciare ulteriormente; mentre Putin è attivamente intervenuto definendolo un “atto di terrorismo”, obbligando le autorità locali a classificarlo come tale. Inoltre, il 31 dicembre, ha firmato la legge per apportare modifiche all’art. 205 e 207 del codice penale e anche all’art. 151 di procedura penale, nel quale si prevede un incremento di pena per coloro che danno informazioni diverse sul terrorismo dalle linee prese dall’autorità.

In più, continua l’analista russo, la richiesta di Putin in cui le autorità “non devono prendere prigionieri” è da intendersi come un suggerimento destinato a compiacere il suo “più solido elettorato” perché “corrisponde all’immagine di macho con la quale si era presentato nella sua prima campagna presidenziale del 2000”; ma, insiste il commentatore, per il capo del Cremlino nasconde tante altre opportunità.

Infatti, un terrorista morto è utile, perché mostra che lo stato è forte e può eliminarlo, ma è anche vantaggioso in quanto un terrorista morto non può parlare, e non può sfidare la versione ufficiale degli eventi, permettendo così alle autorità, al fine di promuovere l’elezione di Putin, di definire la situazione come meglio aggrada, senza il rispetto dei fatti del caso.

Infatti, ai fini della campagna presidenziale, qualsiasi informazione su eventuali prigionieri “potrebbe solo interferire”, perché il principale avversario di Putin non sono i terroristi,  ma “la sua stessa popolazione”: lui per garantirsi tale beneficio, ha solo bisogno della libertà di mentire e uccidere chi è “coinvolto”, o chi si dimostrerà utile per essere compromesso.

Dopo l’attacco di aprile 2017 nella metropolitana di San Pietroburgo, molte persone e analisti hanno ipotizzato su chi avrebbe potuto essere il responsabile e molti hanno anche convenuto che si trattasse di “una provocazione organizzata dalle stesse autorità” – stessa conclusione a cui tanti erano giunti nell’autunno del 1999, quando erano stati bombardati gli appartamenti a Mosca, e le autorità hanno scaricato le colpe sui ceceni.
Questa settimana, nessun analista ha avuto l’accortezza d’affermare o sottintendere che le autorità fossero coinvolte, ma comunque l’ipotesi s’è diffusa su tutti i social network, in cui, in nessuno dei commenti traspare preoccupazione per una eventuale cospirazione, ma tutti, in base alle loro “conoscenze e operatività” di Putin e dei suoi compagni del KGB, raffrontano i fatti del 1999 e del 2004 con “l’incidente” di San Pietroburgo di 5 giorni fa.

“Quando un atto terroristico accade a Londra, solo un individuo da camicia di forza potrebbe pensare d’accusare Teresa May o la regina Elisabetta II d’aver organizzato l’attacco. Persino i più duri oppositori di Macron o Merkel non hanno mai pensato o potrebbero ipotizzare che i due leader hanno organizzato le azioni terroristiche; li potrebbero accusare d’inefficienza o incompetenza, ma non di esserne gli artefici o i mandanti.

Nel caso di Putin, la situazione è diversa, continua Yakovenko. Lui ha una reputazione composta da due componenti: le sue azioni e la storia dell’organizzazione di cui è così orgoglioso d’averne fatto parte. E grazie a questa reputazione “composita” … Putin sarà sempre tra i primi sospettati di ogni grande crimine che verrà commesso sul pianeta”.

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