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18 novembre 2018

LA RICOSTRUZIONE DELLA DINAMO KIEV: UN PERCORSO DIFFICILE MA POSSIBILE | Dinamo Kiev


La maggior parte degli appassionati di calcio ucraini, e non solo, avrà iniziato a seguire questo sport grazie alle mitiche imprese della Dinamo Kiev del leggendario colonnello Valerij Lobanovskij, scomparso nel 2003.

La squadra della capitale è stata per decenni la più forte nel campionato sovietico, oltre a conquistarsi parecchie soddisfazioni europee (due Coppe delle Coppe), e ad aver cresciuto due Palloni d’Oro: Oleh Blokhin e Igor Bjelanov. 
Con la caduta dell’URSS e la nascita del campionato ucraino, la Dinamo è diventata ancora più egemone vincendo ben 9 titoli di fila, e sul finire degli anni ’90 a fare ottime apparizioni in Champions League, crescendo, sempre grazie al Colonnello, il terzo Pallone d’Oro della sua gloriosa storia, Andrij Shevchenko, probabilmente il calciatore ucraino più forte di sempre (anche se Blokhin avrà da ridire).

 Con la “comparsa” dello Shakhtar, grazie ai finanziamenti sempre maggiori dell’oligarca Rinat Akhmetov, la Dinamo ha trovato una degna rivale in patria.

Anzi, negli ultimi anni si potrebbe dire che abbia ceduto lo scettro proprio ai “minatori”.
 Già prima dello scoppio della guerra del Donbass nel 2014, i bianco-azzurri si trovavano a dover guardare la squadra allora allenata da Mircea Lucescu dal basso. Ora, nonostante la vittoria di due campionati di fila nel 2015 e 2016 con la gestione Rebrov, che però sembra non aver lasciato un segno di continuità nella squadra di adesso, la Dinamo si ritrova a rincorrere lo Shakhtar, senza neanche poter ricorrere ai mezzi di qualche anno fa.

Negli anni post Euro 2012, il campionato ucraino era in rapida espansione, con Metalist e Dnipro, ottime antagoniste delle due big – ora, in seguito al fallimento societario, ripartite dalla terza divisione. Lo Shakhtar di Lucescu era una florida colonia di promettenti brasiliani (e per la verità lo è anche ora, anche se con più bassi costi di mantenimento) tra cui Douglas Costa (ora alla Juventus), Fernandinho (Manchester City), Willian (Chelsea) e altri.
 I rivali di Kiev, da parte loro, non disdegnavano di acquistare giocatori di qualità, tra i quali il nazionale olandese Lens, il portoghese Miguel Veloso, il forte difensore austriaco Dragovic, il trequartista marocchino Belhanda, arrivato un anno dopo il miracoloso scudetto vinto in Francia con la matricola Montpellier. Questi innesti, non subito incisivi, saranno però fondamentali per la conquista dei due scudetti sotto la gestione Rebrov – glorioso attaccante della Dinamo, compagno di reparto di Sheva nell’ultima Dinamo di Lobanovskij- e di un’ottima apparizione nella Champions League 2015/16, culminata con l’eliminazione agli ottavi per mano del Manchester City.

I tempi in Ucraina sono però cambiati, e se anche lo Shakhtar ha ridotto il suo potente budget scegliendo di conservare piuttosto che acquistare nuovi giocatori, e la Dinamo Kiev non è stata da meno: un po’ per paura della situazione nel paese, un po’ per il livello sempre più basso del campionato i giocatori migliori della Dinamo hanno lasciato la squadra e non è stato comprato nessuno di adeguato a rimpiazzarli. Risultato: la stagione scorsa è stata disastrosa, con il campionato saldamente in mano agli acerrimi nemici di Donetsk sin dall’inizio della stagione, ed eliminazione alla fase a gironi in Champions League, con avversari certamente non irresistibili (Napoli, Benfica e Besiktas).

La stagione in corso è cominciata con l’arrivo di un altro ex-giocatore sulla panchina di allenatore, il bielorusso Oleh Khatskhevich, accolto dai media ucraini molto freddamente. L’ex centrocampista è considerato come l’ennesimo fizruk (dispreggiativo russo che indica letteralmente “professore di educazione fisica”, cioè un allenatore con scarsa preparazione) dopo Blokhin e Rebrov (che nonostante le vittorie deve le sue fortune all’allenatore in seconda, lo spagnolo Raùl Riancho; nell’ultima stagione Raùl ha lasciato la Dinamo per andare ad aiutare Shevchenko in nazionale e i risultati si sono visti).

 La stagione è inoltre cominciata con la sconfitta in Supercoppa, per mano ovviamente dello Shakhtar e la clamorosa eliminazione dai preliminari di Champions League dagli svizzeri dello Young Boys. A fine agosto, poi, ha lasciato la rosa di Khatskevich la stella della squadra Andriy Yarmolenko, accasatosi al Borussia Dortmund per 25 milioni di euro. Nonostante la somma incassata, nessuno è arrivato per sostituirlo, sintomo di una situazione societaria abbastanza travagliata, nonostante il presidente Surkis affermi il contrario. Insomma l’avventura del tecnico bielorusso è cominciata che peggio non poteva.

Per la verità, con il passare delle settimane le cose sono cominciate ad andare meglio per i dinamavitsy e alla pausa invernale la Dinamo si presenta a sole tre lunghezze dallo Shakhtar di Fonseca, che ha disputato una campagna europea incredibile contro Napoli e City in Champions League. I 3 punti che separano dalla vetta sono poi gli stessi che la squadra di Kiev ha perso non presentandosi per la gara di campionato a Mariupol, perdendo così 0-3 a tavolino e creando così un’ulteriore scandalo che avrà il suo proseguio nei tribunali di Losanna, in Svizzera.

Il girone di Europa League non era molto complicato, con i serbi del Partizan, gli albanesi dello Skenderbeu e nuovamente la bestia nera Young Boys (questa volta però battuta). Effettivamente gli ucraini non hanno avuto difficoltà a passare il girone, segnando anche tanto (15 reti) ma subendo più del dovuto (ben 9 gol subiti), oltre a qualche “figuraccia” di troppo (vedi la sconfitta con lo Skenderbeu per 3-2, dove però la Dinamo aveva già ottenuto la qualificazione. Ai sedicesimi di finale a febbraio la squadra di Khatskevich affronterà i greci dell’AEK Atene, dove peraltro milita l’ucraino ex Shakhtar e Barcellona Dmytro Chigrinskiy.

Una delle note positive della gestione dell’allenatore bielorusso è stata rendere più spettacolare il gioco della squadra, vera pecca soprattutto dell’ultima fase Rebrov (con conseguenze anche sul pubblico del NSC Olimpiskiy, stadio di casa, sceso da una media di 20.000 spettatori a meno della metà). La Dinamo ha dimostrato in alcune situazioni grande cuore (battendo anche lo Shakhtar in campionato), con rimonte insperate (con il Partizan a Belgrado sotto di 2 a 0 nel primo tempo, è stata acciuffata negli ultimi minuti una vittoria per 3 a 2). La “pazzia” della squadra si è però anche vista a parti inverse, memorabile la partita con lo Zorya Luhansk, dove i capitolini conducevano prima per 3-0 poi per 4-3, ma sono stati capaci di farsi recuperare un insperato pareggio per 4 a 4.
Nonostante la partenza di Yarmolenko non adeguatamente coperta dalla società, Khatskevich ha saputo rilanciare il paraguaiano Derlìs Gonzales e il terzino Morozyuk avanzato ad ala. Ha inoltre avuto sempre più spazio il giovane del 1997 Viktor Tsygankov, una delle stelle annunciate per il futuro dell’Ucraina. Oltre a lui hanno avuto sempre più spazio nuovi giovani, come Shaparenko e Rusyn, entrambi classe ’98, Shepelev, classe ’97, segno di una fiducia molto alta del bielorusso verso la primavera, vero fiore all’occhiello da anni della Dinamo. Meno spazio ha avuto in attacco il ventenne Besiedin, esploso l’anno scorso con Rebrov ma ora surclassato dai cavalli di ritorno Mbokani (tornato dal prestito all’Hull City in Inghilterra) e Junior Moraes, tornato dalla Cina in sordina ma capace di ritagliarsi un posto da titolare e per ora addirittura capocannoniere dell’Europa League insieme al milanista Andrè Silva.

Il gioco di Khatskevich è molto diverso dalla gestione Rebrov, fatto di meno possesso palla (in media sceso dal 64% al 58%), meno passaggi (da 446 a 382 a partita) e più verticalizzazioni improvvise a favore della ali. Rispetto all’anno scorso, dove il 51% dei gol è stato segnato per vie centrali, quest’anno la percentuale scende ad un misero 4%. Come detto, a favorirne sono gli esterni d’attacco, con il giovane Tsygankov addirittura leader in quanto a partecipazione alle reti, con ben 17 punti tra gol e assist.

Il mercato di gennaio sta portando grosse novità alla rosa: c’è stato l’addio annunciato del difensore croato Domagoj Vida, uno degli ultimi capostipiti della Dinamo degli ultimi anni, accasatosi al Besiktas e la cui partenza accende ulteriormente la discussione sulle difficoltà in fase difensiva della squadra. Sul versante degli acquisti, Khatskevich ha fatto sapere di voler ultimare tutti gli arrivi entro l’inizio del ritiro a Marbella, in Spagna, a metà gennaio: a tal proposito, sono stati già siglati i trasferimenti del promettente sloveno Benjamin Verbic per 4 milioni di euro (dai danesi del Copenaghen) e sono molto vicini quelli di Ruslan Rotan dallo Slavia Praga (un ritorno per l’ex capitano del Dnipro a Kiev), dell’esterno dello Zorya Oleksander Karavaev e del difensore dell’Olimpik Shabanov, quest’ultimo sembra verrà girato in prestito proprio alla squadra di Luhansk in merito all’affare Karavaev.

Insomma, una Dinamo Kiev quella di quest’anno non più al livello delle ultime stagioni, perlomeno a livello economico, ma che ha saputo comunque disputare una prima parte di stagione sufficiente, nonostante l’eliminazione in Champions e la diffidenza nei confronti di Khatskevich, con un gioco molto più “spumeggiante” rispetto al passato e il lancio di molti giovani promettenti.
 Per la verità, in campionato Shakhtar e Zorya a parte, i risultati sono molto difficili da analizzare visto il basso livello delle squadre e il girone di Europa League era forse il più facile possibile. Staremo a vedere l’evoluzione della Dinamo durante i mesi invernali, dove l’allenatore avrà tempo di sistemare le cose andate storte in autunno in vista del restart di campionato a fine febbraio e l’inizio della fase a play-off di Europa League, dove se dovesse passare inizierà a incontrare avversarie sempre più ostiche. Ed è proprio lì che si vedrà il vero livello della Dinamo Kiev.

Andrea Braschayko

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