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20 ottobre 2018

Dall’Ucraina una lezione per l’Occidente | Ucraina


Date le continue e costanti notizie degli ultimi anni, molti potrebbero essere perdonati se sono arrivati alla conclusione che la Russia di Vladimir Putin è il più fervente fruitore al mondo della guerra dell’informazione.

Mosca ha apparentemente provato, attraverso varie tecniche di guerra informative, ad influenzare il referendum Brexit, le elezioni presidenziali negli Stati Uniti e diverse elezioni europee. Di conseguenza, in Occidente sono fioriti molti tormenti su come contrastare questa minaccia.

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Molto di ciò che la Russia è sospettata di fare non si tratta di una novità, ma è solo una versione più aggiornata delle “misure attive” impiegate decenni fa dai sovietici. Nell’era digitale, tuttavia, gli effetti possono essere più immediati e di vasta portata e possono arrivare anche a possibili attacchi informatici distruttivi. Pertanto, valutare la minaccia in modo estremamente serio non è una reazione eccessiva da parte dell’intelligence e dei servizi di sicurezza occidentali.
Detto questo, le democrazie occidentali potrebbero, almeno in una certa misura, prendere confidenza con il modo in cui finora l’Ucraina si è schierata contro una spietata e pervasiva campagna di guerra d’informazione russa. In effetti, quando si misura una campagna di guerra d’informazione nazionale con gli obiettivi politici che questa intende raggiungere, la Russia sta probabilmente perdendo molto contro l’Ucraina.

Nel 2014, in seguito alle proteste di Maidan a Kyiv, che alla fine hanno spodestato il presidente filo-russo Viktor Yanukovich, la Russia ha intensificato una vasta campagna di guerra informativa contro l’Ucraina. Ciò, per la Russia ha portato all’acquisizione – direttamente o per delega – di territorio ucraino e, come è successo in Georgia nel 2008, ha stabilito un altro conflitto congelato. La campagna di guerra dell’informazione russa ha principalmente mirato a minare il sostegno popolare ucraino alla leadership europeista della nazione; oppure, se ciò non avesse funzionato come previsto, seminare il caos e la confusione fino al punto in cui gli ucraini sarebbero diventati apatici della decisione del loro governo di sfidare Mosca e di piegarsi più fortemente verso l’Europa.

Per quasi quattro anni la Russia ha utilizzato tutti gli strumenti di guerra d’informazione di cui ha potuto servirsi, compresi gli attacchi informatici, disinformazione e campagne di influenza filo-russa. Tuttavia una completa analisi indica che il Cremlino sta fallendo il suo obiettivo primario: mantenere l’Ucraina nell’orbita politica, economica e culturale della Russia.
Mosca, per attuare le sue strategie sta subendo un costo tremendo. Infatti sta fornendo un sostegno finanziario sia alla penisola di Crimea, economicamente depressa, che alle regioni separatiste di Donetsk e Lugansk, sta perdendo terreno evolutivo e scientifico con il resto del mondo a causa delle sanzioni. L’intera avventura ucraina alla Russia sta costando miliardi di dollari.

Infatti, mentre le regioni della Crimea e il “separatista” Donbass, prevalentemente di lingua russa, erano facili bersagli della narrativa che ritrae gli ucraini etnici rispettosi dei fascisti anti-russi, i cittadini delle regioni ucraine controllate dalla Russia non ottengono da Mosca il livello di sostegno che gli era stato promesso. In effetti, mentre il resto dell’Ucraina si sta muovendo con riforme economiche e di governance che, seppur difficili e dolorose, daranno agli ucraini un futuro più luminoso e prospero, gli abitanti di Donetsk e Lugansk stanno lottando per far quadrare i conti con i magri ordini di acciaio e carbone provenienti dalla Russia, stagnazione sociale e una pensione di circa 80 dollari al mese. Più di 1,6 milioni di ucraini sono partiti da queste regioni per l’Europa o località nell’Ucraina occidentale. Il fallimento di Mosca a sostenere con reali benefici la sua narrativa sviluppata con la guerra dell’informazione, mina la sua intera campagna e alimenta un corrosivo cinismo.

Mosca inoltre, sta fallendo anche l’obiettivo di seminare discordia e disprezzo tra gli ucraini nella parte del paese controllata da Kyiv. Contrariamente alla narrativa russa, gli ucraini non sono mai stati anti-russi come sostiene Mosca. Ad esempio, nel 2010 l’Istituto Internazionale di Sociologia di Kyiv ha registrato che in tutte le regioni il 93% degli ucraini intervistati aveva un atteggiamento favorevole nei confronti della Russia, con il 22% della popolazione che credeva che i due stati dovessero riunirsi. Eppure, nel 2016, solo il 17% degli ucraini ha riferito di avere un atteggiamento favorevole nei confronti della Russia.

Sulla questione dell’adesione alla NATO, nel 2010, poco dopo l’elezione di Yanukovich, in parte per migliorare le relazioni con la Russia, solo il 28% degli ucraini ha sostenuto l’adesione alla NATO. Un sondaggio di giugno 2017 della Democracy Initiatives Foundation ha mostrato il sostegno dell’Ucraina per l’adesione alla NATO al 69%. Infine, l’intromissione russa nello spazio informativo ucraino ha galvanizzato la sfiducia ucraina nei confronti dei media russi, provocando nel paese il divieto dei siti di social e dei media russi.

L’incapacità russa ad influenzare la direzione politica dell’Ucraina sta anche catalizzando l’indipendenza economica dell’Ucraina da Mosca. L’Ucraina, un importante cliente storico energetico e partner economico della Russia, per paura di essere troppo dipendente dal precedente centro del potere sovietico, ha iniziato a prendere le distanze economiche anni prima delle proteste Maidan. Dal 2014 questa tendenza è accelerata. Oggi, l’Ucraina ha un maggiore volume di scambi commerciali con l’Unione Europea che con la Russia – 34,5 miliardi di dollari nel 2016 rapportati ai 8,7 miliardi con la Russia – e il divario si sta allargando. Questa tendenza in Russia non può essere passivamente messa da parte, e la domanda attuale è ciò che Mosca intenderà fare al riguardo.

A corto di più aggressività fisica e nella speranza che possano essere più efficaci, al Cremlino rimangono solo nuovi modi di impiego di tecniche di guerra dell’informazione. I potenziali nuovi obiettivi sono gli investitori e le imprese straniere. Kyiv ha bisogno di mantenere lo slancio delle riforme economiche. La Russia ha già condotto attacchi informatici contro l’industria finanziaria ucraina, e ci si deve aspettare che Mosca raddoppi i suoi sforzi in questo settore, dato che seminare dubbi sull’integrità del sistema finanziario dell’Ucraina potrebbe mettere delle paure negli investitori privati ​​e nelle aziende che cercano di operare sul territorio. L’Ucraina ha bisogno anche di assistenza esterna per attuare le riforme chiave nei settori medico, energetico, del disboscamento e bancario, mentre la Russia è desiderosa di dissuadere le entità occidentali. È dubbio, tuttavia, se una campagna di guerra delle informazioni più mirata sia in grado di invertire la tendenza e aiutare la Russia a raggiungere obiettivi politici duraturi in Ucraina. Nella migliore delle ipotesi, la Russia potrà rallentare il passaggio dell’Ucraina verso l’Occidente e tenerla fuori dalla NATO, sebbene quest’ultimo obiettivo lo stia raggiungendo soprattutto compromettendo il confine dell’Ucraina.

I campioni della guerra d’informazione tendono a sopravvalutare la sua capacità d’ottenere effetti duraturi. Grazie agli attori russi, l’infrastruttura informatica in Ucraina era già pesantemente compromessa, e per Mosca, con i suoi legami storici e culturali e con una idonea campagna di guerra d’informazione Kyiv avrebbe dovuto essere un obiettivo molto facile. Eppure si è rivelato come il bersaglio più difficile. Gli ucraini si sono dimostrati resistenti al punto della sfida. Ciò dovrebbe ispirare il resto dell’Occidente.

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