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22 giugno 2018

Ucraina: previsioni politiche per il 2018 | Ucraina


Il 2018 vedrà un travagliato periodo della politica ucraina. Nel paese partiranno campagne che divideranno i politici in diversi gruppi, mentre il Cremlino s’attiverà per portare il conflitto militare nella regione del Donbass su un terreno per lui più confacente. Abbiamo raccolto i principali avvenimenti che alcuni politologi prevedono possano avverarsi quest’anno in Ucraina.

Nel 2018, l’Ucraina entrerà in una serie di problemi politici “pendenti”. In particolare, le questioni relative al personale: a partire dalla primavera del 2017, il presidente Petro Poroshenko non è riuscito ad attuare le necessarie pressioni per far nominare – dopo le dimissioni del mese di maggio 2017 di Valery Gontareva – il suo candidato a Governatore della Banca Nazionale (NBU). Di conseguenza, l’anno scorso all’ordine del giorno dell’ultima settimana plenaria della Verkhovna Rada non è stata presentata la nomina del nuovo Governatore, posizione che rimane ad interim a Jacob Smoliy. Oltre al capo di NBU, rimangono questioni irrisolte la nomina dei ministri dell’agricoltura, dell’alimentazione e dell’informazione politica. Le autorità non hanno nemmeno rinnovato la composizione della Commissione Centrale Elettorale (CEC), in cui la maggior parte dei membri sono decaduti dai poteri.

La comunità degli esperti prevede la soluzione di questi problemi nella prima metà del 2018. “Il problema con CEC verrà deciso nella prima metà del 2018, così come quello di NBU. L’incapacità politica a nominare le posizioni chiave è una diretta conseguenza dell’inadeguatezza della coalizione. Questo indica che l’attuale classe dirigente sta prendendo per il naso l’Occidente quando parla di riforme, cioè l’insieme delle attività per la lotta alla corruzione e la creazione di un tribunale anticorruzione. Quindi sarà già dura riuscire a dimostrare ai nostri partner occidentali che riusciamo a coprire la posizioni chiave – come ad esempio il capo di NBU e la CEC – dopo tutto saranno persone che dirigeranno queste strutture per il 2018 e il 2019”, sostiene l’analista politico, Andrei Zolotarev.

Tuttavia, la soluzione dei problemi del personale, prevede il politologo Peter Oleshuk, sarà possibile solo dopo l’intervento dei partner occidentali. “Questa situazione dipende dalle prime persone dello stato, infatti l’incertezza di alcune posizione chiave permette la gestione della vita pubblica in modalità “personale e manuale” – questo è lo stile del dipartimento politico del presidente Poroshenko – quindi non credo che lui volontariamente si rifiuti, ma deve ricevere serie e concrete pressioni esterne”, crede l’analista.

Nel prossimo anno, non si fermerà nemmeno la lotta tra le strutture anti-corruzione e l’Ufficio del Procuratore Generale. Agli addetti esistenti s’aggiungerà un nuovo corpo anti-corruzione – il disegno di legge per un tribunale anti-corruzione è stato presentato alla fine dell’anno da Poroshenko (il documento ha già causato un sacco di polemiche e critiche). La comunità degli esperti non è unanime per le prospettive di creare nel nuovo anno una Corte anticorruzione: una parte è certa che nella sua versione attuale il disegno di legge presentato dal presidente non possa avere seguito, e, quindi, l’istituzione del tribunale sarà ritardata a tempo indefinito; altri sostengono che verrà ancora trovato un compromesso con la creazione di una nuova agenzia.

“Il tema dell’attacco agli organismi anticorruzione non è stato rimosso dall’ordine del giorno, ed è ovvio che questo tipo di pressione verrà usata. Alcuni organismi che sfuggono al controllo del presidente, nel periodo pre-elettorale non ispirano l’ottimismo delle autorità, quindi ci saranno tentativi per ottenerne il controllo. Allo stesso tempo, l’impegno del presidente a creare altri organismi anti-corruzione, compresa la Corte, è una questione che verrà presa in considerazione nel corso dell’anno. Tuttavia, ci potrebbe anche essere una forma di compromesso, visto che in tribunale esiste una idea di controllo nelle cosiddette “Piastre politiche”, suggerisce l’analista politico, Yaroslav Makitra.

Un filo rosso nella politica ucraina di quest’anno, per il quale tutti gli esperti sono d’accordo, sarà il tema della guerra nel Donbas. Nel 2017 e non è stato votato in seconda lettura il progetto di legge №7163, “Sulla peculiarità della politica statale sulla sovranità statale dell’Ucraina sul territorio temporaneamente occupato delle regioni di Donetsk e Lugansk”, anche se la maggior parte dei politici ucraini ha promesso una decisione positiva sul documento. Tuttavia, a causa delle differenze delle due maggiori fazioni parlamentari – Block Poroshenko e Fronte Popolare – l’adozione del documento è stata rinviata a gennaio 2018. Allo stesso tempo, alcuni politici sono sicuri che il disegno di legge sarà “sospeso” e non verrà votato.
Inoltre, ci sarà un tentativo di riavviare il processo di Minsk, e per il Donbas occupato la Russia potrebbe prendere l’iniziativa e cercare di costringere l’Ucraina ad una serie di concessioni politiche. “Gli eventi che hanno avuto luogo alla fine del 2017, in particolare, uno scambio di prigionieri su larga scala, indica una certa predisposizione verso questo processo. Inoltre, va notato che questa volta la proposta è arrivata dalla Russia. Basta ricordare l’incontro di Viktor Medvedchuk e Vladimir Putin nel mese di novembre.

Anche la partecipazione Medvedchuk è significativa, perché è la parte con la quale la Russia accetta di negoziare e potrebbe imporla anche per i negoziati futuri. Medvedchuk punta ad un particolare “piano di pace”, secondo il quale è necessario attuare l’accordo di Minsk partendo dall’attuazione della componente politica, che spetta all’Ucraina, in particolare lo svolgimento delle elezioni nei territori occupati, l’assicurazione nella Costituzione di uno “status speciale” per alcune aree delle regioni Lugansk e Donetsk e, dopo tutto, un’amnistia generale”, spiega Oleshchuk.

Tali tentativi, prevede l’esperto, si potrebbero già vedere nella prima metà dell’anno.
“A quanto pare, le consultazioni informali, e le eventuali decisioni potrebbero essere prese solo dopo le elezioni presidenziali in Russia (in programma per marzo 2018). La Russia dimostra un enorme desiderio d’uscire da questa situazione con perdite minime, d’altra parte, l’Ucraina e gli Stati Uniti hanno i loro interessi, quindi è probabile che questi processi vengano osservati ad inizio anno, e tutto questo si ripercuota sulla politica interna, perché Minsk prevede l’adozione di decisioni politiche a Kyiv. Scelte che causeranno una reazione mista, continua l’analista politico.

Ma il principale evento della politica ucraina del prossimo anno, per il quale tutti gli esperti sono concordi, è l’entrata del paese nella fase attiva della campagna elettorale prima delle elezioni presidenziali e parlamentari del 2019.
“L’Ucraina è sulla soglia di cambiamenti globali nel panorama politico, vedremo un cambiamento generazionale: si lascerà la politica che era emersa nel periodo post-sovietico ucraino, e ci sarà la nascita di nuovi partiti”, dice Andrey Zolotarev.
“Si prevede anche che ci sia una lotta che coinvolge le peculiarità caratteriali di ciascun leader.

La storia di Mikheil Saakashvili non è ancora finita, e nel 2018 ci potrebbero essere un sacco di linee di conflitto, perché in un modo o nell’altro tutti gli attori chiave dei circoli politici vogliono partecipare alla campagna elettorale. “In questo campo si svilupperanno molte discussioni e dibattiti, infatti, vedremo una stratificazione di tre o quattro diversi gruppi”, conclude Yaroslav Makitra.

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