Vai a…

Ua-Time

Supplemento giornalistico web

Ua-Timesu Google+RSS Feed

20 luglio 2018

Donbas: Mosca dice niet ai caschi blu | Donbas


La crisi ucraina, un vero e proprio braccio di ferro tra Russia e Occidente, oltre che tra i due maggiori stati della defunta Unione Sovietica, infuria e si trascina ormai da quattro anni.

Più volte, in tutto questo tempo, il conflitto armato – e sia pure “ibrido” o “a bassa intensità” – cui tutto il resto fa da contorno, è sembrato vicino a trascendere in qualcosa di molto più grave (si è parlato persino di rischio di una terza guerra mondiale) oppure, al contrario ma anche meno spesso, ad una svolta verso una distensione e una possibile soluzione pacifica.

Finora, però, nulla è sostanzialmente cambiato. I timori nel primo caso e le speranze nel secondo non si sono materializzati, generando un certo ritegno, a questo punto, ad attribuire troppo peso a segnali di questo o quel tipo che periodicamente continuano a richiamare l’attenzione. Ultimamente, tuttavia, ci si è trovati di fronte a qualcosa di inedito che non poteva essere sottovalutato o comunque ignorato.

Ad un accumulo di segnali sia negativi, sia positivi, oltre che di vario genere, e quindi tali nel loro insieme da suggerire che la crisi possa essere davvero più che mai vicina ad un bivio, era arrivata a settembre la proposta di Putin – ripresa da un precedente tentativo di attuazione da parte del presidente ucraino Poroshenko – che la Russia avrebbe proposto in sede ONU l’invio dei caschi blu nel Donbas, la regione dell’Ucraina sud-orientale dove le forze ibride russe si fronteggiano e spesso e volentieri si scontrano con l’esercito regolare e le milizie di Kyiv, e hanno provocato uno stillicidio di perdite umane (oltre 10.300, finora, tra militari e civili).

Lo scopo indicato dal “nuovo zar” era quello di meglio proteggere le squadre dell’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) incaricate di controllare il rispetto del cessate il fuoco previsto dall’accordo plurilaterale di Minsk del 2015.

Un rispetto, finora, tutt’altro che rigoroso, non si sa per colpa di quale contendente più che dell’altro, col risultato che anche le altre parti dell’accordo, già di per sé problematiche, restano quasi del tutto bloccate. Il compito più ampio e scontato dei caschi blu sarebbe ovviamente, benchè Putin non lo avesse espressamente sottolineato, quello di interporsi tra le opposte forze, impedendo fisicamente la cronica riesplosione delle ostilità.

Una proposta analoga, per quanto meno apparentemente limitativa, era stata quella ripetutamente lanciata in passato dal governo ucraino, ma regolarmente respinta o comunque lasciata cadere proprio da Mosca, verosimilmente interessata soprattutto alle altre parti dell’accordo di Minsk. Cosicché il Cremlino si era attirato l’accusa o il sospetto di mirare in realtà a tenere Kyiv sotto pressione e in qualche modo legato alla Russia piuttosto che porre davvero fine al conflitto.

E in effetti, così si è dimostrato ancora una volta. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU, riunitosi il 9 gennaio 2018 “era pronto per iniziare i lavori per il mandato di una forza di mantenimento di pace nel Donbas, ma la Russia ha respinto praticamente tutte le disposizioni”, ha reso noto sulla sua pagina Facebook l’Ambasciatore dell’Ucraina presso l’ONU, Volodymyr Yelchenko.

“Il Consiglio di sicurezza era davvero pronto ad iniziare a prendere in considerazione un mandato per un’operazione di mantenimento della pace, ma la Russia ha praticamente respinto tutte le disposizioni importanti e ha ripreso la sua strana idea d’operazione in cui le forze di pace delle Nazioni Unite avrebbero protetto solo gli osservatori dell’OSCE”, ha scritto Yelchenko.
Secondo lui, le forze di pace dovrebbero essere schierate al confine tra l’Ucraina e la Russia, ma la Russia rifiuta questa opzione, la Russia le vuole sulla linea di contatto del conflitto.

“Questa è una linea rossa che nessuno potrà mai attraversare, quindi, mi sembra che non ci siano progressi in questa materia nel prossimo futuro: c’era davvero una possibilità, ma la Russia non l’ha usata o non ha permesso che potesse essere usata” ha riportato Yelchenko.
L’ambasciatore ucraino ha aggiunto che, a suo avviso, la Russia non avesse mai voluto una forza di pace delle Nazioni Unite nel Donbas.

“Penso che sia stato solo un gioco … Il Cremlino ha bisogno o della situazione attuale, o della cosiddetta operazione di mantenimento della pace nei termini russi, perché in ambedue i casi si arriverebbe a congelare il conflitto per molti decenni. Dopo tutto, ci sarebbe stata una operazione di peacekeeping della quale non avremmo mai saputo che farcene” ha concluso l’ambasciatore ucraino.

Tags: , , , , , ,

Rispondi

Altre storie da- News

EnglishGermanItalianRussianUkrainian
Seo wordpress plugin by www.seowizard.org.