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18 gennaio 2018

Russia: 2017 un anno negativo | Russia


Per la Russia praticamente il 2018 non è ancora iniziato, il paese s’è risvegliato dalle sue vacanze tradizionali solo ieri, martedì 9 gennaio. In considerazione di ciò la comune riflessione dei russi per l’anno passato può facilmente essere riassunta in “finalmente ce ne siamo liberati!”.

Quasi sotto ogni aspetto il 2017 non ha portato particolari successi alla Russia, il paese però, si può almeno consolare per non aver avuto gravi disastri. In effetti, il comportamento di Mosca sull’arena internazionale è stato sorprendentemente passivo, soprattutto rispetto alla sua aggressione contro l’Ucraina iniziata nel 2014, l’intervento in Siria nel 2015 e l’ingerenza non così sottile nelle elezioni degli Stati Uniti nel 2016. In più, le previste esercitazioni militari Zapad 2017, sono state attentamente ridotte e non hanno portato ad alcun picco di tensioni politiche nella regione del Baltico.

Il cessate il fuoco nella zona di guerra del Donbas nell’Ucraina orientale è stato ancora una volta firmato, nonostante le numerose violazioni e lo scambio dei prigionieri di fine dicembre, che è stato sicuramente l’unico sviluppo positivo. La decisione del Comitato olimpico internazionale di punire la Russia per aver coperto il suo programma su larga scala di doping statale ha fatto arrabbiare molti “patrioti”; ma il presidente Vladimir Putin ha optato per ingoiare l’insulto ed ha permesso agli atleti russi (qualificati come “puliti” ) di partecipare ai Giochi olimpici invernali del 2018 con una bandiera neutrale.

In realtà, nel 2017, il principale procacciatore di cattive notizie dell’anno è stata la Corea del Nord, mentre la sua amica Russia ha cercato in tutti i modi di presentarsi come parte in grado di portare una soluzione al problema. Tuttavia, Mosca è apparsa piuttosto irrilevante negli sforzi congiunti USA-Cina per far rispettare la denuclearizzazione della penisola coreana. Putin ha continuato a criticare l’inefficienza delle sanzioni, ma ogni volta che al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è stato preso in esame un inasprimento del regime di sanzioni, Mosca ha votato “Sì”, seguendo la guida di Pechino.

Il continuo lavorio per una partnership strategica con la Cina è stata presentata da molti esperti russi come uno dei principali risultati dello scorso anno; ciononostante, Putin sembra poco soddisfatto del ruolo russo di partner minore e probabilmente si risente per essere dato per scontato nelle strette relazioni inaspettatamente nate tra i presidenti di Cina e Stati Uniti. Del resto, la Russia era desiderosa di rafforzare l’opposizione cinese allo schieramento statunitense del sistema di difesa missilistico THAAD in Corea del Sud, ed è stata colta di sorpresa, quando alla fine dello scorso anno, Pechino e Seoul hanno risolto la questione. Questo sviluppo, piuttosto che i molteplici test missilistici balistici da parte della Corea del Nord, ha spinto l’alto comando russo a pianificare il dispiegamento del sistema missilistico terra-aria S-400 nell’area esposta di Vladivostok.

La “vittoria” in Siria, avrebbe dovuto essere il punto più alto degli affari internazionali della Russia nel 2017; ma le affermazioni di trionfo di Putin sono state rapidamente confutate. Per primo, il suo annunciato piano di radunare a Sochi in un “congresso” tutte le forze di opposizione e il governo siriano è crollato; secondariamente, sottolineando l’alta vulnerabilità dei militari russi in mezzo alle faide delle parti in guerra, la base aerea russa di Khmeimim in Siria è stata vittima di un attacco di mortai. La Russia si trova nella scomoda situazione d’essere dipendente dal massiccio sostegno dell’Iran al regime di Bashar al-Assad, ma non può non vedere che Teheran sta perseguendo una sua “vittoria”, che è inaccettabile per gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita e Israele.

Nel frattempo, l’improvvisa esplosione di proteste di piazza in tutto l’Iran ha coinvolto il Cremlino, che a sua volta è cronicamente perseguitato dallo spettro della rivoluzione, ed è incapace di prevederne le conseguenze.
Il principale e sempre più profondo fallimento della politica estera della Russia nello scorso anno è stato il deterioramento delle relazioni con gli Stati Uniti. L’esuberanza iniziale prodotta a Mosca dall’arrivo della “era di Donald Trump” si è trasformata in una grave preoccupazione, vuoi per l’incremento militare americano, che per le nuove sanzioni. Putin attribuisce ancora questa crisi bilaterale agli intrighi del Partito democratico sconfitto a Washington. S’astiene dal criticare Trump, con la speranza di creare un canale di dialogo; tuttavia, non ha potuto trattenersi dal descrivere la nuova strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti come “offensiva” e “aggressiva”.

Il trattato per le forze nucleari intermedie (INF) del 1988, firmato da Washington e Mosca alla fine della guerra fredda, è ora tormentato da così tante accuse e controaccuse di violazioni, che sembrano destinate a far fallire i disperati tentativi dei professionisti addetti al controllo degli armamenti, che per mantenere l’attuale scontro bilaterale in termini di dialogo, continuano disperatamente a sostenerne il valore.

Ma ciò che preoccupa le élite russe più dei missili, è l’imminente applicazione delle sanzioni personalizzate. German Gref, il capo di Sberbank, ha avvertito che le misure prese contro le fortune russe accumulate nei “porti sicuri” occidentali, potrebbero rendere la Guerra fredda un “gioco da ragazzi”. L’impatto delle nuove sanzioni dovrebbe essere amplificato dall’influenza sempre crescente degli Stati Uniti nel mercato globale dell’energia, che mette sotto pressione la variabile più sensibile della ripresa economica extra-debole della Russia: il prezzo del petrolio. A tutti gli effetti, i produttori statunitensi di petrolio di scisto e gas naturale sono i principali beneficiari dell’accordo di cartello sui tagli della produzione petrolifera tra la Russia e l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC).

Tuttavia, Mosca trova difficile uscire da questo accordo senza danneggiare la relativa stabilità dell’attuale prezzo medio-basso. Il governo russo cerca di svalutare l’indebolimento della performance economica del paese e dà la priorità alla bassa inflazione, ma non è ancora in grado di identificare una solida fonte di crescita. Putin da parte sua, sembra contento di presiedere la stagnazione economica ed evidentemente spera che la disincantata e disorganizzata società russa non inizi a chiedere riforme. Tuttavia, ha bisogno di trovare un richiamo per la sua campagna presidenziale, soprattutto perché i temi chiave dei dibattiti politici sono stati definiti senza di lui – Alexei Navalny, che come candidato è ufficialmente squalificato, ha mobilitato un forte malumore con più di una “prospettiva”.

Putin ha bisogno delle elezioni del 18 marzo per dare una nuova legittimazione al suo governo, ma ad un paese meditabondo, non ha nulla da promettere, tranne se stesso. Il prossimo emozionante grande evento dovrebbe essere la Coppa del Mondo 2018; tuttavia, è previsto molto tempo dopo il voto, da metà giugno a metà luglio. Inoltre, al di là del campionato internazionale di calcio, il futuro della Russia sembra vuoto. L’idea di conformarsi è familiare a molti gruppi sociali russi. Ma le generazioni più giovani si oppongono al noioso e strettamente controllato ambiente politico, mentre le classi medie urbane risentono della corruzione predatoria delle élite.

Molti in Russia hanno ragione a concludere che l’anno 2017 “né carne, né pesce” dopotutto, non sia stato così male, magari pensando al 100° anniversario del grande sconvolgimento (le rivoluzioni gemellate del 1917) che è stato per lo più messo da parte senza scossoni. Per Putin, la migliore speranza è che questa posizione indefinita si trascini. Il mondo, tuttavia, si sta muovendo velocemente, e la Russia già in ritardo, sta crescendo sempre meno, dimostrandosi poco idonea ad affrontare le sfide del domani.

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