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15 agosto 2018

Russia: previsioni 2018 | Russia


Per quanto possa sembrare strano, se nel 2018 dovesse accadere qualcosa di imprevedibile non è sicuramente nell’economia russa: è un settore inalterabile, quasi stagnante.

Il presidente Vladimir Putin per il nuovo anno ha chiaramente definito le sue priorità economiche. Ha bisogno di stabilità macroeconomica. Ciò richiede stabili riserve d’oro e di valuta estera. Al momento, la Russia ha recuperato fino a 425 miliardi di dollari e probabilmente si assesterà su tale livello.


Il debito pubblico russo è pari al 13% del PIL. Il deficit di bilancio è minimo – inferiore al 3% del PIL. Da dicembre 2014, la Russia è passata a un tasso di cambio del rublo “fluttuante”, in gran parte dipendente dai prezzi del petrolio. La Russia è riuscita a mantenere un surplus dall’attuale bilancio, nonostante il crollo dei prezzi degli idrocarburi e le sanzioni finanziarie dell’Occidente, introdotte dopo l’invasione militare russa dell’Ucraina.

Ma non tutto è così radioso. Prima di tutto, i cittadini russi hanno sofferto. Per due anni, dal 2015 al 2016, i redditi reali dei russi sono diminuiti del 15%. Gli investimenti nell’economia sono diminuiti del 9%. Sì, il PIL totale è diminuito solo del 3%, ma le prospettive per il prossimo futuro sono una minima crescita per l’economia russa, dell’1,5-2%. Ciò è dovuto al piccolo afflusso degli investimenti, principalmente a causa del poco interessante clima degli investimenti.

Il 18 marzo 2018 in Russia si terranno le elezioni presidenziali. Solo Putin ha il diritto di conquistarsi il posto e, naturalmente, lo farà. Per quanto riguarda Dmitry Medvedev, che è già stato screditato dall’attivista dell’opposizione Aleksei Navalny quando ha pubblicato un video, visto da oltre 25 milioni di persone, nel quale documentava gli schemi di corruzione il primo ministro, potrebbe essere sostituito da qualcun altro, ma ciò non porterà cambiamenti qualitativi nella politica economica della Russia.

L’unica speranza di cambiamento è se il governo russo venisse dato in mano all’ex ministro delle finanze Alexei Kudrin (2000-2011), che è ancora in grado di rilanciare alcune riforme di mercato, ma finora questo scenario è improbabile. Putin controlla tre balene dello stato russo: il servizio di sicurezza, le corporazioni statali e i suoi scagnozzi. E questo “triangolo di potere” non si indebolisce, al contrario – guadagna solo potere.

Le corporazioni statali, guidate dagli amici fidati di Putin, hanno subordinato l’economia russa ai loro interessi nei settori dell’industria bancaria, energetica, dei trasporti e militare. I finanziamenti statali consentono loro di acquistare a buoni prezzi redditizie società private. Ciò porta ad una diminuzione del valore delle attività russe e scoraggia gli investitori privati; ma allo stesso tempo, deteriorano la produttività delle mal funzionanti grandi aziende statali.

A maggio 2016 Putin ha chiesto a tre gruppi di esperti di sviluppare programmi alternativi di sviluppo economico. Alexei Kudrin era a capo del gruppo liberale. Ma come contrappeso ad esso, il presidente russo ha posto una piattaforma di esperti, il gruppo Stolypin Club, così come un gruppo governativo, che era il centro dominante.

L’idea di Putin era che tutti e tre i gruppi dovessero cooperare tra loro. Pertanto, Kudrin è stato costretto a rivedere e mitigare le sue richieste di adesione ai principi della democrazia e all’indipendenza della magistratura. Ora, In Russia, qualsiasi riforma di mercato non viene nemmeno discussa.
Nasce una domanda ovvia: perché i russi dovrebbero votare per Putin, se non si preoccupa più della crescita economica, o del miglioramento del tenore di vita dei comuni cittadini? Il presidente russo ha bisogno di escogitare qualcosa con urgenza, e gli piace stupire i suoi cittadini. Negli ultimi anni, i suoi principali “doni” alla gente sono state le guerre: nella Crimea ucraina, nell’Ucraina orientale e in Siria. Lo scopo principale di tali “sorprese” è mobilitare il sostegno popolare e rafforzare la posizione internazionale della Russia. Cioè, mentre cala il pane, Putin offre alla gente sempre più spettacoli.

Un grosso problema per la Russia è l’occupazione dell’Ucraina orientale. Mosca non ha bisogno del Donbass. Questo territorio è perso in termini di industria, questo è un buco nero, metà della popolazione è fuggita da questo inferno. Il disastro è costoso per il Cremlino sia in termini di finanziamento, sia nel contesto dell’isolamento internazionale e delle sanzioni occidentali. Se il Cremlino riuscisse ad escogitare un meccanismo per ritirare le sue truppe dall’Ucraina, permettendo a Kyiv di riprendere il controllo del Donbas, potrebbe ottenere dall’Occidente la cancellazione delle sanzioni settoriali.

A causa delle mutue restrizioni, il commercio russo-ucraino è congelato per i tre quarti. Solo dopo il ritorno del Donbass i paesi potrebbero tornare alle normali relazioni. Fino ad allora, l’Ucraina rimarrà completamente indipendente dall’economia russa, ad eccezione del transito del gas attraverso il suo territorio.

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